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Home » Infiltrazioni mafiose, lo scenario dopo Monte. In Capitanata solo 10 comuni su 61 si “tutelano”

Infiltrazioni mafiose, lo scenario dopo Monte. In Capitanata solo 10 comuni su 61 si “tutelano”

Di Paola Lucino
22 Febbraio 2018
in Inchieste
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Ne dicono un gran bene, la snobbano, ignorano che da settembre, salvo proroghe, sarà un obbligo di legge per i Comuni non capoluogo aggregarsi o scegliere la Sua, stazione unica appaltante istituita presso palazzo Dogana a febbraio del 2013. In pratica, si tratta di una centrale di competenza, istituita al fine di “assicurare la trasparenza, la regolarità e l’economicità della gestione dei contratti pubblici e di prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose. Anche per evitare situazioni come quella di Monte Sant’Angelo. Su 61 Comuni della Capitanata solo 10 hanno stipulato la convenzione. Altri (Serracapriola, Apricena e Lesina, per esempio) si sono aggregati fra loro, qualcuno ha deliberato in consiglio comunale senza procedere all’atto successivo. 

La legge sugli appalti di gennaio (l’entrata in vigore è stata prorogata ad aprile e poi a settembre) prevede una “generale centralizzazione degli acquisti”, si tratta di capire come si muoveranno i comuni, anche quelli super attrezzati nel settore che finora hanno giocato in casa. Il motivo più in voga al sostegno del “no” riguarda la procedura che “rallenterebbe” o la dismissione dell’ente provincia. 

I paesi della Capitanata che hanno aderito alla Sua, una stazione supportata dal protocollo di legalità stipulato dal prefetto con regole più stringenti di quelle in vigore sono: dal Gargano, Poggio Imperiale, Sannicandro, Rignano, San Marco in Lamis e Vico. Sui Monti Dauni, Roseto Valfortore e Alberona, nell’Alto tavoliere San Severo e Torremaggiore, a pochi chilometri da Foggia c’è Lucera.

Come dicevamo, il capoluogo non è obbligato all’adesione anche se una dura polemica è scoppiata fra Giuseppe Mainiero e la sua maggioranza perché il consigliere di Fdi ha sollecitato in più occasioni la stipula.

Fra i centri con circa 60mila abitanti, i maggiori della provincia di Foggia dopo Lucera, opta per la stazione unica degli appalti San Severo. Fanno un’altra scelta Manfredonia e Cerignola. 

Le ragioni del “no” e del “sì”- a parte gli obblighi di legge per il momento prorogati- le abbiamo ascoltate da alcuni sindaci o amministratori locali. Argomenti spesso oggetto di consigli comunali monotematici, di frizioni fra maggioranza e opposizione (anche a Foggia alcuni consiglieri di centrosinistra con Mainiero sembrerebbero propensi a sostenere il passo). 

“Il Comune di Foggia non è contrario- secondo Ciccio D’Emilio, assessore all’urbanistica-  ma è la Provincia che è in fase di dismissione. Noi non stiamo cercando di centralizzare gli appalti ma di aderire a un codice. La Sua va bene per le grandi opere ma non è che per le piccole opere si fa tutto questo ambaradàn. Ne stiamo discutendo, va definito un programma e verificato il percorso”. 

Le ragioni del no

Franco Metta
Franco Metta

Il sindaco di Cerignola Franco Metta si è insediato a giugno: “Sono in carica da soli due mesi, ho trovato una città senza regole, senza carte, con immondizia per strada, non faccio miracoli. Per il momento non ho nulla da appaltare”. 

Riccardi posa con la fascia
Angelo Riccardi

Angelo Riccardi, sindaco di Manfredonia, è al suo secondo mandato: “Non siamo obbligati, abbiamo una struttura che funziona che è in grado di fare appalti da sola. Con la stazione unica appaltante si allungano i tempi, è il solito modo per dare una risposta sbagliata. Va bene per i piccoli comuni, non per un comune come il nostro, non so quanto potrebbe durare una gara se tutti si aggregassero. Perché ci dobbiamo complicare la vita? Il dato si può cogliere alla fine del percorso”.  

Le ragioni del sì

Michele Sementino
Michele Sementino

Il Comune di Vico con il sindaco Michele Sementino ha mantenuto la decisione, presa dal commissario Daniela Aponte, della Sua: “Potevamo revocarla ma l’abbiamo mantenuta, ritengo che sia un ottimo strumento, con le ristrettezze di personale che abbiamo riusciamo ad espletare le gare con velocità. E’ garanzia dell’ente che la gara sia svolta da un ente lontano dal territorio, è uno ‘scaccia procure’. Noi sindaci rischiamo la pelle, in modo un po’ egoistico dico che sarebbe meglio non arrivare a 61 Comuni aderenti alla Stazione unica”.

Francesco Miglio
Francesco Miglio

In campagna elettorale l’aveva preannunciato. San Severo è l’unico fra i Comuni più grandi della Capitanata ad aver aderito.  Francesco Miglio, sindaco di San Severo e presidente della Provincia, riteneva che le procedure potessero essere più snelle e lo conferma: “Fu una scelta felice, posso dire che siamo soddisfatti perché è una struttura di alto profilo, anche se non si è registrata una grande adesione da parte dei Comuni. Rappresenta una garanzia di correttezza della procedura”.

Tags: capitanataFoggiagarganomonte sant'angeloMonti DauniStazione Unica Appaltante
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