“Stai attento a quello che fai. Sappiamo chi sei”, questo il tenore dei messaggi (sei in tutto) che un imprenditore di Monte Sant’Angelo, Raffaele Iaccarino, inviava a un dirigente del comune angiolino simulando un linguaggio rumeno. L’uomo, infatti, presidente di due cooperative di servizi, si serviva di una sim intestata a una persona di nazionalità rumena risultata sin da subito estranea ai fatti. Un piano perfetto, quello di Iaccarino, favorito dalla moglie, titolare di un negozio di telefonia perquisito dai carabinieri. L’indagine nasce a febbraio scorso, quando il dirigente si presentò in caserma per denunciare le intimidazioni subite via sms con riferimenti ad appalti per lavori al cimitero e per il risanamento di una cava. Lavori che l’imprenditore pretendeva gli fossero affidati.
Durante la perquisizione nel negozio della moglie di Iaccarino, i carabinieri hanno trovato la fotocopia dei documenti del rumeno intestatario della scheda, da cui erano state inviate le minacce, ed altre tracce che hanno permesso di appurare che Iaccarino aveva attivato diverse sim a nome dello stesso cittadino rumeno, trattenendone alcune per sé a fini illeciti.
In seguito, è emerso che nel periodo di interesse investigativo, telefono e sim oggetto di indagine, erano proprio nella disponibilità esclusiva dell’imprenditore.
Chiaro, dunque, il movente che ha spinto Iaccarino ad agire in questo modo. L’arrestato voleva fortemente aggiudicarsi le gare d’appalto per la gestione dei servizi cimiteriali (valore 600.000 euro) e quelli per il risanamento della cava di Cassano, anche in questo caso per una cifra cospicua.
Raffaele Iaccarino, già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio commessi negli anni ’90, è finito ai domiciliari per il reato di tentata estorsione.
