Ultimi fuochi di campagna elettorale, con i comizi simultanei di chiusura di questa sera. Gli ammessi alla sfida del ballottaggio di domenica, il candidato piddino della coalizione di centrosinistra, Tommaso Sgarro, in vantaggio dopo il primo turno, e il candidato della Coalizione del Cambiamento, Franco Metta, incontrano cittadini ed elettori per l’ultimo appello al voto. Di fonte alla villa comunale il primo, in piazza Duomo l’altro. La propaganda, nelle ultime ore utili, procederà indisturbata sui canali social e con il bombardamento dei contatti sulla rubrica del cellulare. Nel frattempo l’Immediato ha rendicontato azioni e mosse dei contendenti. Ecco cosa resterà di questa campagna elettorale 2015.

“Il Ribellione”. Con tanto di t-shirt ricordo, degna delle folle da stadio che lo hanno osannato nell’incredibile comizio di Piazza Duomo, resta Gerardo Bevilacqua la vera star della campagna elettorale che volge al termine oggi. Col suo “qualunquemente” style, il candidato sindaco sconfitto al primo turno è diventato un fenomeno, mediatico, sostengono i più, legittimato dai microfoni della stampa nazionale prima ancora che locale, incuriosita che proprio nella città di Di Vittorio la scena politica delle elezioni comunali potesse offrire un candidato alla “Cetto La Qualunque”, che nel film di Albanese era una caricatura. Per le sue gesta, dalla sediata ai danni del collaboratore durante una cena elettorale che lo ha reso famoso Oltralpe, ai “cartoni dei voti rubati” durante lo spoglio, il suo registro dialettale e i punti principali del sua propaganda, dall’etica della carità (“le bocche sono sorelle”), che si traduce nella distribuzione di posti di lavoro alla battaglia al “mostro”, l’inceneritore da abbattere con l’ausilio di una pala meccanica, si conquista la medaglia di indiscusso, indimenticabile, protagonista, su scala nazionale, delle elezioni 2015.

Gli invisibili e gli irriducibili. Un primato, quello di Bevilacqua, che all’opposto detengono i candidati fantasma. L’avvocato renziano, ex piddino, Francesco Disanto, ha coraggiosamente deciso di correre realmente in solitaria la sfida a sette contendenti. Un’audacia che non gli è stata adeguatamente riconosciuta dagli elettori distratti che non si erano accorti che fosse sceso in campo anche lui per la fascia tricolore. È stata una sorpresa scorgere sulla scheda, in cabina, il sole nascente a simbolo della sua lista civica, a nome “Cerignola Adesso”. Lo stesso stupore riservato alla candidatura di Franco Paradiso con la civica “Sviluppo&Solidarietà”, sfossata dalle ceneri della democrazia cristiana per la crociata in difesa dei valori morali e culturali del laicato cattolico, contro i profanatori della lista della coalizione avversa ispirata dalla Chiesa.

I feriti a morte. Come in un campo di battaglia, chi esulta prima, dopo può succedere che cada sotto i colpi inferti dal nemico sottovalutato. Non se ne sono accorti nel centrodestra. Mentre nel comitato elettorale del candidato sindaco Paolo Vitullo, benedetto dal segretario regionale e osteggiato dai pezzi della “maggioranza granitica” di Giannatempo, ci si godeva il momento, senza concedere passerelle al candidato consigliere regionale e sindaco uscente in fila per prendere la parola al taglio del nastro, questi, sorridente, preparava il contrattacco. Di fatto svuotando il pesino elettorale della lista a lui riconducibile a sostegno dell’ingegnere di Forza Italia. Al danno la beffa del secondo turno. Gli sforzi e le energie, tutto l’impegno risparmiato per la campagna elettorale per le comunali per il candidato della sua coalizione, l’ex sindaco Giannatempo l’ha concentrato nel ballottaggio a favore del candidato sindaco del Pd, Tommaso Sgarro, che avrebbe applaudito sotto i palchi e sponsorizzato in varie sedi, in coppia con Ncd, l’altra lista della coalizione di centrodestra.

Lo sballottaggio. Depurata delle candidature minoritarie, la campagna elettorale del secondo turno si è palesata come una sfida all’ultimo voto tra quelli che i pronostici già designavano come unici reali competitor. Per elemosinarli, c’è chi avrebbe bussato allo studio del suo peggior nemico, chi con la maggioranza a cui si era opposta dai banchi del Consiglio ci è andato a cena. Senza consumare pasti, in un posto lontano, ma non troppo, dalle fotocamere indiscrete che hanno immortalato l’incontro all’Oasi di Claire. Le reazioni all’esito infausto delle regionali per i candidati bandiera a Cerignola avranno forse contribuito a scatenare la corsa al recupero, da una parte e dall’altra. Dalla linea di ripartenza del ballottaggio chi si aspettava che Sgarro si muovesse in difesa è rimasto sorpreso dalla strategia d’attacco messa in campo. Per incrementare i 10 punti percentuali che separano dall’avversario Metta si è inventato la “consiliatura costituente per Cerignola”, ingaggiando pezzi di amministrazione uscente. Dall’altra parte Metta ha provato a convincere l’avversario Vitullo a vendicarsi del tiro mancino di Giannatempo e a costruire con un “sindaco di garanzia” la classe dirigente del futuro. Dal canto suo, stando alle versioni ufficiali di partito, il forzista si è tenuto coerentemente in disparte, “liberando” l’elettorato. E liberando Savino Laguardia. Autonomamente, come la recente esperienza consiliare gli ha permesso, ha creduto di interpretare la volontà degli elettori del centrodestra in un manifesto che invita a esercitare il proprio diritto di voto: perché astenersi significherebbe scegliere la sinistra e Forza Italia non lo ammette, la sintesi estrema del suo messaggio.
Lo slogan dell’insulto e l’euforia social. Quello che resta di questa campagna elettorale, in linea con la true story cerignolana del film comico Qualunquemente, sono gli sfottò, gli insulti, l’ironia deviata e la goliardia fraintesa. È il gioco della contrapposizione politica che sconfina nello scontro personale che in certi casi è degenerato in vere e proprie diffamazioni, dai palchi dei comizi e dagli studi televisivi, che non hanno risparmiato i giornalisti. Un clima che suggerisce analogie con la campagna elettorale precedente, quando fioccavano sfottò insultanti dai palchi, ricambiati da volantini impressi al cianuro, evolutisi in vele tossiche quest’anno. Non ci si è fatti mancare la macabra intimidazione a sfondo politico, stando alle prime ricostruzioni, subita dall’eurodeputata Elena Gentile, che si è vista recapitare un carro funebre sotto casa. Quanto si è mosso nel tempo della propaganda è passato attraverso la condivisione e il giudizio dei post e commenti sui canali social. Dai candidati ai tifosi, dai sostenitori agli elettori sganciati, il popolo di Facebook ha contribuito ad allargare la fitta costellazione osservabile in campagna elettorale. È così che anche le discussioni serie su temi sensibili per una comunità che sceglie i suoi governanti, come la salute dei cittadini, la salubrità ambientale e le problematiche connesse allo smaltimento dei rifiuti, vengono dibattute nel mortaio delle tastiere.
