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Home » La nuova vita di Mongiello, a Foggia col filosofo star Diego Fusaro “per provocare idee”

La nuova vita di Mongiello, a Foggia col filosofo star Diego Fusaro “per provocare idee”

Di Redazione
21 Febbraio 2018
in Politica
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Un intero ciclo di incontri, lungo un anno, con il filosofo star Diego Fusaro. È questo il progetto culturale e politico dell’ex consigliere provinciale Paolo Mongiello, ambasciatore di Interesse Nazionale, con l’associazione “Innamorati di Foggia”. Si parte il prossimo 13 dicembre, nella Sala Fedora del Teatro Umberto Giordano, con l’appuntamento “La storia degli italiani negli ultimi 25 anni. 1992 Mani Pulite-2011 Governo Monti”, moderato dal giornalista Rtl Alberto Ciapparoni, esperto di palazzi romani.

“Da cittadino foggiano vedo un’assenza di politica, attorno a me vedo crescere il livello del bisogno, ma non riesco a vedere il respiro, la proiezione verso il futuro. Siccome tanta gente non andrà a votare, mi piacerebbe provare a creare uno spazio di discussione per tutto il 2018 con Diego Fusaro”, spiega a l’Immediato l’avvocato dal lungo cursus honorum politico, ex capogruppo a Palazzo Dogana del Pdl.

Negli ultimi tempi, il nipote d’arte Mongiello, dopo lo strappo con Franco Landella alle elezioni di secondo livello alla Provincia da candidato presidente, aveva tentato di fare politica con l’Udc. Oggi però si sente lontano dalla gens ceriana. “Ho rispetto e affetto per la famiglia Cera, ma non me la sentivo di appoggiare una posizione ambigua”. La politica dei due forni, in Regione col centrosinistra di Michele Emiliano e a Roma con Silvio Berlusconi, non fa per lui. “Voglio provare a creare qualcosa di diverso, per provare a metter su spazi di discussione, senza aderire allo schema delle adunanze elettorali, che rispetto e che sono utili, ma che non mi stimolano”.

A suo avviso servono risposte di “buon senso”, in un contesto politico cittadino in cui scorge solo “il vuoto”. Ma sottolinea di non voler essere e porsi mai “contro” qualcuno.

Qual è stata l’esca del rapporto con un intellettuale così amato e allo stesso tempo odiato come il marxista Fusaro? “Lo conoscevo grazie alla rete, poi ho sentito un suo intervento su Mani Pulite e gli ho scritto una mail, ci siamo visti a Milano e da qui è nata la nostra collaborazione. Dice cose di buon senso. Condivido il suo pensiero sul golpe del 1992 e su quello del 2011”, ribatte Mongiello, che non nega di essersi legato al Governatore Michele Emiliano, il quale “ha vinto anche grazie al laboratorio politico della Capitanata”. Tuttavia non può far propri i percorsi dei civici Leo Di Gioia e Rosario Cusmai. “Il Pd non è il mio partito, conosco Leo, ho imparato a stimarlo come professionista e come amministratore capace, sono stato il suo capogruppo, è stato nella Giunta Pepe, rispetto quel percorso, ma non è il mio. Del resto, Francesco Miglio sa perché è presidente della Provincia. Dovremmo parlare di valori di appartenenza e non soltanto di gestione. Ma io non sono contro nessuno, voglio solo dibattere dei temi e dello sviluppo della nostra terra. La Foggia, che ho conosciuto negli anni Settanta e Ottanta, è morta, sento parlare da millenni di aeroporto Gino Lisa. Non sono tra quelli che si lamenta dei baresi, perché noi dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere tutto ciò che non abbiamo fatto in questi anni”.

Chi appoggerà a queste elezioni politiche? “La famiglia non deve essere una scorciatoia, per me non lo è mai stata”, osserva. Ogni suo riferimento al sindaco di Foggia, che non nomina mai, è puramente casuale.

“Viviamo una emergenza locale e nazionale, quando sei nudo, non c’è differenza tra ricchi e poveri, conta solo quello che facciamo. Siamo in una lunga fase di transito, cominciata nel 1992, di supplenza, non c’è politica. Non ci sono più idee, per questo voglio lanciare una provocazione rispetto al tempo che stiamo vivendo. Io credo che l’approccio filosofico sarà vincente, serve una riflessione per recuperare un punto da cui partire”, conclude.

Tags: Diego FusaroFoggiaPaolo Mongiello
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