Duro affondo del movimento “Manfredonia Nuova” nei confronti del sindaco Angelo Riccardi. Sul piatto due questioni: il bilancio e la statua di Re Manfredi. Il movimento guidato dal candidato sindaco Italo Magno scrive: “Con decreto n. 15802 del 12/05/2015, il prefetto Tirone ha intimato al sindaco uscente ed al Consiglio Comunale di approvare entro il termine di 20 giorni (e cioè entro il 2 giugno) il rendiconto di gestione/Bilancio comunale del 2014. In mancanza, decorso infruttuosamente il suddetto termine, il bilancio sarà affidato ad un Commissario. Ormai appare inevitabile dunque che ci sarà il commissariamento del nostro bilancio comunale. Perché si è arrivati a questo punto? Perché l’amministrazione ed il sindaco uscenti non hanno provveduto nei tempi di legge?Forse era difficile ed impopolare mettere in luce il deficit di decine di milioni del Comune?”
E ancora: “Perché il sindaco uscente e la sua “corte” hanno impegnato le proprie funzioni e le proprie responsabilità, anziché per adempiere ad obblighi amministrativi fondamentali come il rendiconto di gestione, per improvvisare decine di inaugurazioni elettoralistiche dell’ultimo giorno non esimendosi da episodi ridicoli come quello di aver fatto incidere il cognome di Riccardi e di Palumbo sulle briglie della statua di Re Manfredi, per la quale sono state impiegate risorse pubbliche della comunità pari a oltre 200.000 euro, non certo per la vanagloria di qualche odierno mortale?”

Sulla questione non sono mancate le ironie del web. Sui social campeggiano numerose immagini della statua con i nomi di sindaco e vicesindaco in bella evidenza. Quelli di Manfredonia Nuova commentano: “Della memoria, dell’arte, della cultura, della storia: quando il volgare diventa istituzionalizzato (per mano dell’ “artista”). Nei giorni scorsi è stata posata, al centro del piazzale dedicato all’archeologo Silvio Ferri, antistante il castello di Manfredonia, una statua equestre in ricordo dello Svevo, fondatore della città.

Dell’estetica non si discute in questa sede, ma lo si farà sicuramente in sedi più appropriate e con modalità più articolate e complesse. Qui interessa sottolineare come gruppi di cittadini sipontini, sostando nei pressi del monumento stesso, intenzionati a fotografare la statua, sorpresi, scoprono che sulle barde del cavallo sono impressi nomi di sconosciute donne, affiancati ai nomi di Riccardi e di Palumbo.
E’ una semplice constatazione, quella che si fa sostando e dialogando con i semplici e liberi cittadini: lo sdegno di ogni visitatore per la personalizzazione di un monumento che dovrebbe rappresentare l’omaggio di ogni cittadino manfredoniano, a partire dall’anno di fondazione ad oggi, quindi circa 8 secoli di vite e di storie, e che invece è stato legato, maldestramente e per mano stessa dell’autore, ai nomi di sconosciuti cittadini, affiancati a temporanei amministratori della città.
A voi, sipontini, ogni considerazione – concludono dal movimento politico -, ma sopra ogni cosa, scusaci, Manfredi, amato Re, che traducevi Aristotele e Platone dal greco e che ti battevi per la libertà del Regno, scusaci per i tempi che corriamo”.
