Social network assoluti protagonisti di questa campagna elettorale. Proprio da facebook si scatena l’ultima polemica politica. Colpa di un attivista 5 Stelle, Carlo Baldassini che ha elencato un presunto “listino prezzi” dei rappresentanti di lista. 50 euro per Forza Italia (Di Donna), 40 euro per Leo Di Gioia, 30/40 euro per Paolo Campo. Gratis – ovviamente – per la grillina Rosa Barone.
Immediate le note di Paolo Campo e Michaela Di Donna. “La calunnia e la diffamazione – scrive il candidato manfredoniano del Pd – sono gli strumenti della propaganda grillina, utilizzati da ‘cittadini’ intellettualmente disonesti ed eticamente deprecabili. Io non ho mai, e ribadisco mai pagato alcuno per rappresentarmi in un seggio elettorale e chi lo ha affermato ne risponderà davanti ad un giudice. Ho provveduto a segnalare alla polizia postale il profilo facebook di tale Carlo Baldassini e la pagina facebook del gruppo Risveglio Civile a 5 Stelle in cui si afferma che io pagherei “30/40 euro, solo su Foggia”.
Nei confronti di entrambi i soggetti sporgerò querela per calunnia e intenterò un’azione di risarcimento in sede civile. Analoghe azioni saranno intentate nei confronti di chiunque abbia condiviso il post, che pubblico augurandomi che altrettanto facciano gli altri candidati al Consiglio regionale citati. Compresa l’onesta Rosa Barone, dalla quale mi aspetto solidarietà e scuse per la stupidità di questi suoi elettori. Gentaglia che non ha la minima idea di cosa voglia dire l’impegno civico e politico. Poveri di mente e di cuore capaci solo di sputare veleno sulle istituzioni e su chi le rappresenta.
Con la calunnia e la diffamazione, come con le fandonie scientifiche e le bugie politiche nascondono la loro incapacità di offrire la pur minima risposta concreta ai disagi ed ai bisogni di chi li vota. Inutili loro ed inutile il voto dato a loro. Ora però mi sorge un dubbio: non è che il tariffario pubblicato sia quello delle frequentazioni di chi lo ha scritto?”
Ecco invece, la replica di Michaela Di Donna, candidata foggiana in Forza Italia, al consiglio regionale: “Desidero esprimere la mia solidarietà umana e politica ai miei colleghi candidati al Consiglio regionale della Puglia, colpiti dalla macchina del fango e della diffamazione attivata da tale Carlo Baldassini, che non conosco ma che, a giudicare da come si presenta su Facebook, è un attivista del Movimento 5 Stelle. Provvederò nelle prossime ore a depositare una forma querela nei confronti di questo soggetto dedito evidentemente ad utilizzare la calunnia come argomento e strumento di propaganda politica”. È quanto afferma Michaela Di Donna, capolista di Forza Italia in provincia di Foggia alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del 31 maggio prossimo, con riferimento ad un post diffamatorio pubblicato da tale Carlo Baldassimi sulla pagina Facebook ‘Risveglio Civile a 5 Stelle’.
“A Paolo Campo e Leonardo Di Gioia, colpiti assieme a me dai deliri di Carlo Baldassini, esprimo la mia solidarietà umana e politica. Il furore diffamatorio di questo soggetto è evidentemente lo specchio di un’idea della politica che si nutre di calunnie, di veleni e sussurri da bar privi di ogni riscontro e di ogni fondamento – dichiara Michaela Di Donna –. Spero che il Movimento 5 Stelle voglia prendere le distanze in modo formale da questo figuro. Diversamente, sarei portata a pensare che questo modo di fare sia condiviso anche dall’intero movimento, evidentemente nel tentativo di lucrare qualche consenso usando l’arma dell’insulto e della calunnia”.
“Voglio chiarire che nessun rappresentante di lista del partito di Forza Italia sarà pagato. Si tratta di ragazze e ragazzi, di donne e uomini che credono nel progetto politico del nostro partito e sono animati da una sana passione politica – chiarisce la capolista di Forza Italia –. Le follie di questo attivista del Movimento 5 Stelle si qualificano dunque per quello che sono. Mi rendo conto che per questi soggetti le elezioni siano il momento per dar sfogo alla loro abitudine alla calunnia. Ma non è con questi metodi vergognosi che renderanno un buon servizio alla politica e alla nostra comunità. Metodi che, al contrario, finiranno per allontanare i cittadini dalla buona politica e dalla partecipazione ai processi democratici. Con questi comportamenti riusciranno soltanto ad ottenere una condanna e a risarcire economicamente l’immagine di chi da loro è stato diffamato”.

