Le patologie correlate al gioco sono in aumento in provincia di Foggia. Solo l'”osservatorio” della Fondazione Buon Samaritano ha aiutato ben 3.300 famiglie – con un sostegno economico di circa 8 milioni di euro – in 8 anni. Ma la piaga sembra aumentare negli ultimi anni, con l’avvento di internet. “Quando diversi anni fa si presentò la prima persona dicendo di essere rovinata a causa del vizio del gioco – ha spiegato il presidente Pippo Cavaliere durante un convegno a Palazzo Dogana -, la fondazione decise di non aiutare la famiglia perché pensavamo che chi sperperava denaro giocando al gratta e vinci o alle slot machines non fosse meritevole d’aiuto. Fu un errore…”. Da allora, il fenomeno ha cominciato a prender piede a dismisura, arrivano ai numeri clamorosi degli ultimi anni: nel 2013 gli italiani hanno speso 88 miliardi di euro nel gioco, quasi quanto quattro manovre finanziarie di un certo peso.
Se a questi si aggiunge la stima dei 120 miliardi delle giocate clandestine, ci si rende conto delle proporzioni del “vizio” che spesso scaturisce in situazioni patologiche piuttosto pesanti, i cui effetti si dispiegano vigorosamente sulle famiglie. “La prima cosa che facciamo – ha spiegato Cavaliere – è proprio quella di cercare di ricompattare i nuclei familiari, spesso sfaldati a causa dell’incidenza dello sperpero di risorse che deprime il bilancio familiare. Ma di pari passo bisogna lavorare con i servizi offerti dalle Asl, che attraverso i Sert possono attivare dei percorsi importanti per ridurre i costi sociali ma a fronte di costi economici enormi per la collettività“.
Lo Stato dovrebbe fare la sua parte, tuttavia, soprattutto nella pubblicità del gioco legale. “Su questo finora abbiamo avuto scarsi risultati, come la vocina labile che si sente alla fine degli spot e che invita a ‘giocare moderatamente’. Per fortuna i casi cominciano ad essere inquadrati per quello che sono, vere e proprie malattie”. A peggiorare però le cose c’è il web, lo strumento che “ha fatto cadere la vergogna di essere visti da parenti ed amici”: “Adesso ci si rinchiude in una stanza, anche per tutta la notte, a giocare al poker online: non c’è più né pudore né vergogna“. A volte i risultati possono essere drammatici. “Un pizzaiolo di Cerignola ci aveva chiesto aiuto, ammettendo di vivere una situazione insostenibile perché indebitato dal poker online – racconta Cavaliere -, aveva previsto la disgregazione familiare. È stata l’esperienza più triste che ho vissuto. Dopo aver approvato la pratica – un prestito di oltre 20mila euro – quell’uomo era scomparso dopo qualche giorno. Poi ho letto sui giornali di un uomo trovato nel porto di Napoli: era lui. Forse non è riuscito a confessarlo alla propria famiglia”.
