“Non ho mai avuto un incarico politico, sicuramente qualcuno avrà fatto il mio nome, ma quando ho parlato con il rettore gli ho consigliato di non fidarsi di nessuno”. Si presenta così il nuovo direttore generale degli Ospedali Riuniti di Foggia, Antonio Pedota, dichiarandosi “lucano doc” e sforzandosi di segnare le distanze rispetto alla presunta influenza del governatore Nichi Vendola. Del resto, quando gli chiediamo da chi ha ricevuto la prima telefonata, se dal presidente della Puglia o dal rettore dell’Unifg Maurizio Ricci, risponde risoluto: “Dal rettore”. Naturale il richiamo all’atavico scontro tra ospedalieri e universitari: “Sono sorpreso che qualcuno pensi che io possa propendere per l’università, nonostante la mia provenienza dall’ospedale San Carlo che è solo ospedaliero…”.
Sulle ragioni della lunga attesa per il cambio di guardia all’eterno predecessore Tommaso Moretti, spiega: “Credo non si sia trovata la quadra tra università e regione, ed anche sulla lista di nomi che è stata fatta successivamente. Poi sono stato individuato io per la qualità del mio curriculum”. Eppure Pedota non era presente nell’elenco degli idonei all’incarico di vertice per le aziende ospedaliere messe a punto in Puglia con l’ausilio di eminenti consulenti: “E’ vero non sono presente nell’elenco regionale, ma sono tra gli idonei in Basilicata”.
C’è già il pacchetto delle priorità, scaturite dal confronto costante con il dirigente Cordisco: “Verranno monitorate tutte le attività delle strutture e verrà attivato un sistema trasparente attraverso il quale si potranno giudicare le performance, con i tre dischi rosso, giallo e verde a seconda dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi”. Gli obiettivi “politici” da raggiungere al più presto, in scala, ci sono l’attivazione della “stroke unit” (reparto speciale, dedicato alle malattie cerebrovascolari), la chirurgia vascolare e la cardiochirugia. L’eredità di Moretti ha lasciato in dote palazzi (in alcuni casi non completi, anche per la carenza di macchine) e uno stato emergenziale importante per la carenza di personale: servirebbero 110 persone tra medici e infermieri. “Non solo – aggiunge Pedota -, abbiamo un assoluto bisogno di figure intermedie, come gli operatori socio sanitari, visto che queste incombenze adesso sono svolte dagli infermieri”.
Ma il vero bubbone da risolvere al più presto è la scadenza dei contratti dei circa 12 dipendenti delle casse ticket. La soluzione proposta era quella dell’internalizzazione attraverso la Sanitaservice di Foggia, ma dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato la società a Brindisi, non sarà possibile completare l’operazione perché a Bari avrebbero deciso di bloccare i nuovi affidamenti. “Quando si tratta di assunzioni – spiega il dg, che ha sulle spalle un’esperienza al Tar -, bisogna essere trasparenti e precisi. Sono concorde con i contratti a tempo determinato se si tratta di sostituzioni, ma dare l’illusione della stabilità è una cosa che non condivido”.
Il progetto pilota sul quale si è concentrata l’attenzione del nuovo vertice di via Luigi Pinto è il Pronto soccorso, per il quale ha aperto alla possibilità di nuovi posti letto in osservazione: “Il presidio è organizzato meravigliosamente, con tempi di attesa mediamente di 20 minuti, con un numero elevato di accessi (circa 60mila)”. Cifre che hanno provocato polemiche per via delle denunce di alcuni cittadini sui tempi notevolmente più elevati. Sulla squadra, conclude: “Ho in mente qualche nome per l’incarico di direttore sanitario e amministrativo, posso solo dire che potrà essere garantita una quota di continuità rispetto al passato”.
