“Dobbiamo parlare di lei, e non solo di lei in quanto figlia di uno straordinario padre”. Lo ha sottolineato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, intervenuta a Cerignola all’appuntamento dedicato al ricordo della memoria di Baldina Di Vittorio. “Ricordando Baldina Di Vittorio” è l’iniziativa pubblica voluta a poco più di due mesi dalla sua scomparsa, da Cgil di Foggia, Fondazione Di Vittorio, Camera del Lavoro di Cerignola e dall’Associazione Casa Di Vittorio, di cui Baldina era presidente onoraria. Si è tenuta ieri, nella cornice del Teatro Mercadante stracolmo di partecipata commozione. Appena il giorno prima, nell’appuntamento serale di Rai Storia era andato in onda il documentario “Di Vittorio- La voce dei lavoratori”, di Giusi Rossi, e con la proiezione di ieri sera si è assistito a un’altra puntata di quella storia familiare e collettiva.
“Non è esattamente abituale iniziare la propria vita con un rapporto di questo tipo, non è esattamente abituale avere un padre così importante, che dedica tanto tempo al rapporto con l’altro; ricevere dal proprio padre in dono un litro d’olio e un vocabolario, aver vissuto in un campo di concentramento. Il filmato che abbiamo visto ce lo dice chiaramente cosa vuol dire vivere tutto ciò. Ascoltandola in questa testimonianza si coglie che le parole per lei sono importanti, sono scelte e hanno un significato”, ha proseguito la Camusso, commentando il filmato a cura di Matteo Carella e Lello Saracino, con le immagini e parole di uno degli ultimi interventi di Baldina a Foggia, scandite dalle musiche ispirate alla scrittura teatrale in omaggio a Giuseppe Di Vittorio, “Non toglietevi il cappello”, di Ignazio Pepicelli.
Nello stile di un evento commemorativo, dal palco è stata ripercorsa la parabola di vita di una straordinaria testimone della storia dell’antifascismo europeo, attraverso i ricordi della figlia, la storica Silvia Berti, e di quanti l’hanno conosciuta e hanno lavorato a stretto contatto con lei, come Fulvio Fammoni (presidente della Fondazione Di Vittorio), Vito Antonio Leuzzi (storico dell’Associazione Casa Di Vittorio). Presenti anche il sindaco Antonio Giannatempo, il segretario generale della Cgil Puglia, Gianni Forte, il segretario generale della Cgil di Foggia, Filomena Trizio il coordinatore della Camera del Lavoro di Cerignola, Gianni Marinaro.
Riannodando il filo della memoria collettiva quella storia esemplare si è intrecciata al patrimonio di ricordi che la culla del sindacalismo italiano racchiude, di cui è custode geloso l’amico fraterno di Peppino, l’ex bracciante cerignolano Michele Sacco, seduto in prima fila. A onorare l’inestimabile eredità anche le giovani generazioni, con l’omaggio degli studenti del Liceo artistico di Cerignola che hanno racchiuso nei simboli del grano, dei papaveri e confetti disegnati sulla copertina del dvd del filmato proiettato ieri e consegnato agli intervenuti, il valore significante di quella testimonianza del passato che insegna. E la testimonianza di Baldina, per il leader nazionale del sindacato dei lavoratori insegna a “partecipare non nel senso di assistere”, soprattutto in questo momento storico in cui “sembra quasi che essere più poveri e disoccupati è una colpa delle persone e non del non aver fatto crescere il Paese e non avere dato opportunità alle persone”.
Sullo sfondo l’inadeguatezza dell’attuale classe politica, a ogni livello, rispetto a siffatto modello. È lo stesso primo cittadino di Cerignola a riconoscerlo. “Molti politici di oggi dalla destra alla sinistra fanno sfoggio di Peppino di Vittorio ma non abbiamo in Italia esempi virtuosi degni di tale esempio. Come cerignolani -ha concluso Giannatempo- non possiamo che essere orgogliosi di questi due giganti, di queste due grandi personalità della nostra terra”.
Ed era un rapporto speciale, quello di Baldina con la sua terra. Lo ha ricordato sua figlia, che fa appello alla memoria di ognuno, adesso che “è finita la storia” con la scomparsa di un’importante testimone. “Dovremmo ritrovare il significato storico di questa esperienza”, ha esordito, ricordando quando sua mamma dopo le leggi speciali, in un carro di fieno, all’alba, dovette lasciare Cerignola per evitare l’arresto, e ripercorrendo le diverse fasi della sua vita che coincidono con fasi importanti della storia del movimento operaio, in Francia, a Bruxelles, poi a Mosca. “Il periodo parigino l’ha marcata di più. Ricordava con un sorriso speciale il fronte popolare la speranza di un governo unitario della sinistra che si accese in Francia. Quel momento è stato per lei particolarmente creativo. In quella temperie di grande ottimismo e amore per la vita, si è svolta la sua formazione”.
Che non ha ammesso pause neanche durante la tragedia dei giorni di deportazione, quando Baldina ventenne, “invece di piangere su un pagliericcio”, studiava l’inglese e insegnava il francese alle compagne internate. “Non perdeva, come al suo solito -il racconto della figlia-, nemmeno un minuto della giornata, si preparava, non si è mai data per vinta. Aveva un senso di attesa”. E aveva la tenacia e l’equilibrio di suo padre -come lei stessa in un’intervista confessava- riconoscendo di aver ereditato anche il rispetto per le opinioni e posizioni altrui e l’assenza di settarismo.
Per onorare Baldina “Casa Di Vittorio” ha aperto una sottoscrizione per sei mesi, per finanziare una ricerca che ne ricostruisca la complessa biografia. Un’iniziativa che il segretario regionale ha invitato a sostenere. “Persone come Baldina e come suo padre, ci hanno insegnato che fare sindacato nel territorio è un valore che non possiamo disperdere. Come pugliesi questa nostra esperienza non la vogliamo disperdere. Sostenere casa Di Vittorio vuol dire fare onore alla memoria di Baldina e di Di Vittorio”, l’esortazione.