Ci siamo. Il 27 gennaio, la banda di “Romanzo Criminale” conoscerà il suo destino. La serie tv non c’entra. Stiamo parlando di un altro romanzo, quello sipontino, andato in scena nel 2012. Droga, armi, pestaggi, torture. Ma soprattutto morti. Quattro le persone uccise dalla banda guidata da Francesco Giannella, oggi sulla soglia dei 33 anni. Lui, il capo, freddo e calcolatore, sarà sentenziato il 27 gennaio dalla Corte d’appello di Bari. Giannella ha nominato l’avvocato Di Leo che affiancherà il noto penalista Luigi Follieri. Dopo la prima udienza del 13 gennaio scorso, il Procuratore generale ha chiesto la “conferma delle pene per tutti gli imputati” con il “riconoscimento dell’aggravante della premeditazione a carico dello stesso Giannella per l’omicidio di Conoscitore e Balsamo avvenuto il 5 giugno 2012 in una stradina di Siponto”. Nel corso della sua requisitoria, il Procuratore generale ha messo in evidenza “la gravità dei fatti commessi” dagli imputati, oltre che “la crudeltà utilizzata per la loro realizzazione, evidenziando la ricchezza del piano probatorio e la carenza della motivazione della sentenza di primo grado, chiedendone la re-iscrizione e la conferma dell’ergastolo per i maggiori responsabili”.
In primo grado Francesco Giannella e il suo braccio destro Ilario Conoscitore, classe 1992, vennero condannati al massimo della pena. Trattamento più lieve per gli altri componenti della banda.
L’appello è stato depositato per Giannella, Conoscitore e per Leonardo Salvemini, classe 1992 (condannato a 16 anni). Nell’ambito delle indagini, era stata già condannata a 13 anni e 4 mesi Valentina Castriotta, minorenne all’epoca dei fatti. Relativamente all’appello, l’avvocato Luigi Follieri ha chiesto l’assoluzione per Francesco Giannella da tutti i reati “per non aver commesso il fatto”.
L’avvocato Pasquale Aulisa ha chiesto per il proprio assistito Ilario Conoscitore, il riconoscimento del concorso anomalo (da concorso pieno) e l’eliminazione dell’aggravante della crudeltà nell’ambito dell’omicidio di Matteo Di Bari (ucciso il 5 novembre 2012). Per l’omicidio di Cosimo Salvemini, chiesta l’assoluzione “per mancanza di prove e per non aver commesso il fatto”.
Per Salvemini, i legali hanno chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Ovvero la partecipazione all’omicidio di Matteo Di Bari, lo spaccio di droga e la detenzione di arma da fuoco.
La scalata al “potere” tra spavalderia e crudeltà
Una lunga scia di sangue tra giugno e novembre 2012. Manfredonia è stata palcoscenico di ben quattro omicidi realizzati dalla “Banda della Magliana” del golfo. A capo del gruppo c’era il 30enne Francesco Giannella, spietato killer di Francesco Saverio Castriotta e Antonio Balsamo, uccisi a Siponto il 5 giugno 2012 per questioni di droga. Giannella, dopo aver simulato di volere acquistare sostanza stupefacente da Castriotta, esplose contro di lui vari colpi di arma da fuoco alla schiena e poi alla nuca. Successivamente sul posto giunse Balsamo, anche lui freddato con un colpo al cranio. Dopo circa un’ora dal duplice omicidio, Giannella, in compagnia della minorenne (incredibilmente divertita dalla vicenda) e di Emmanuele Biondi, ritornò sul luogo per recuperare i bossoli e dare fuoco al corpo di Castriotta con il chiaro intento di cancellare le eventuali prove o tracce lasciate in precedenza.

Poco più di un mese dopo, il giovane Cosimo Salvemini venne attirato in un box auto di Manfredonia da Luigi Pollidoro e dall’allora minorenne Castriotta con la scusa di quest’ultima di volersi appartare con lui. Ma ad attendere Cosimo Salvemini c’erano Giannella e Ilario Conoscitore. I due malviventi immobilizzarono la vittima legandogli mani e piedi per poi condurlo presso la propria abitazione dove gli aguzzini prelevarono hashish. Giannella e i suoi scagnozzi avevano l’obiettivo di impossessarsi del monopolio della droga a Manfredonia, a cominciare dall’eliminazione di personaggi, forse definiti scomodi, come il giovane Cosimo. Per questo, la vittima venne condotta in una campagna isolata a bordo dell’auto di Giannella, lì venne ferito da numerosi colpi di pistola e finito con percosse al capo con una vanga. Dalle risultanze investigative è emerso che la sostanza stupefacente sottratta alla vittima venne ceduta allo stesso Pollidoro e a Cristopher Paloscia che avevano il compito di immetterla sul mercato locale. Salvemini venne ritrovato morto vicino Amendola a dicembre dello stesso anno.

Infine c’è la morte di Matteo Di Bari, datata 5 novembre 2012. L’uomo venne ucciso all’interno di una rimessa auto di sua proprietà. L’efferatezza dell’omicidio portò gli inquirenti a intitolare l’operazione “Arancia Meccanica”, film noto per “l’ultraviolenza” dei protagonisti. In quella occasione vennero avviate le indagini da parte della Squadra Mobile di Foggia, all’epoca guidata da Alfredo Fabbrocini, e dal Commissariato di Manfredonia. I primi riscontri consentirono di ipotizzare il diretto coinvolgimento di Leonardo Salvemini, incensurato e amico di Di Bari. In seguito, vennero individuati gli autori materiali del delitto, ovvero, ancora una volta, Francesco Giannella e Ilario Conoscitore i quali, dopo aver rapinato l’uomo, non esitarono a eliminarlo con un piede di porco e un coltello con cui tagliarono la gola della vittima. In precedenza lo avevano legato e imbavagliato con del nastro adesivo rinchiudendolo nel portabagagli della sua auto, sottraendogli ogni bene di valore dal box e dall’appartamento di proprietà della vittima. Violenza, sangue freddo e molta spavalderia. Nelle intercettazioni ambientali nell’auto di Giannella, si sente il giovane ascoltare e cantare a squarciagola “Tutta mia la città”, brano degli Equipe ’84. Voleva prendersi Manfredonia, Giannella. Un po’ come il Libanese della serie tv “Romanzo Criminale” che voleva prendersi Roma.
La fine
La data che segna la fine delle “imprese” della banda è quella del 30 novembre 2012. La sera di quel giorno, il gruppo rapinò il distributore di carburanti “Basile Petroli” sulla S.S. 89. Nell’occasione venne esploso un colpo d’arma da fuoco a scopo intimidatorio e vennero asportati 700 euro. Quel colpo d’arma da fuoco, inutile ai fini della rapina, si rivelò fatale per Giannella, tradito dal suo ego smisurato e dall’eccessiva spavalderia.
Gli agenti di polizia infatti, allertati grazie ai presidi tecnici, riuscirono a giungere sul luogo dell’evento immediatamente dopo l’accaduto e a fermare i tre rapinatori, arginandone il tentativo di reazione e di fuga, recuperando l’intera refurtiva e sequestrando anche l’arma da fuoco utilizzata per commettere il reato.
Nei giorni seguenti, sia Leonardo Salvemini che Ilario Conoscitore, rilasciarono dichiarazioni confessorie in merito all’omicidio di Matteo Di Bari. Salvemini inoltre, fornì anche indicazioni etero accusatorie relativamente al duplice omicidio Castriotta-Balsamo e all’omicidio di Cosimo Salvemini. Fu quello l’inizio della fine per la banda di Manfredonia.