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Home » Raccontare rischiando la vita, a Cerignola tanti giovani per il toccante docufilm sui massacri in Siria

Raccontare rischiando la vita, a Cerignola tanti giovani per il toccante docufilm sui massacri in Siria

Di Roberta Fiorenti
22 Febbraio 2018
in Cultura&Società
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Il pubblico dell’Ex Opera

C’era una platea di giovanissimi alla proiezione cerignolana del docufilm che racconta i massacri della guerra siriana, nella saletta dell’Ex Opera. Hanno assistito in religioso silenzio ai 53 minuti di “Young Syrian Lenses–Media Attivisti ad Aleppo”, atterriti dalle immagini sullo schermo. Corpi carbonizzati dai barili-bomba che dal cielo incendiano la capitale siriana. Edifici sventrati, macerie e cenere. Pezzi di pareti macchiati dal sangue dei 40 bambini uccisi nella scuola in cui imparavano a sostituire ai disegni di morte innocenti sogni di libertà con inneggianti scritte sui muri. Proprio nel giorno in cui doveva tenersi una mostra fotografica con gli scatti realizzati dai media-attivisti di “Halab News”, network di coraggiosi giovani tra i 17 e i 30 anni che hanno deciso di imbracciare la telecamera per combattere la guerra civile nella loro città. Per testimoniare la carneficina dell’assedio del regime di Bashar al Assad che perdura da quasi quattro anni.

Raccontare rischiando la vita

A costo della loro stessa vita, sono diventati fonti di notizie per i giornali e le televisioni di tutto il mondo ed è per filmare la loro attività che Ruben Lagattolla, autore e produttore, assieme a Filippo Biagianti, di “Young Syrian Lenses”, si è “infiltrato” nella quotidianità della guerra di Aleppo. “Per me è stata la prima vera esperienza di guerra. Sono partito con la responsabilità di filmare per cercare di far capire a più gente possibile cosa vuol dire da persona normale trovarsi in guerra”, ha spiegato a fine proiezione lo stesso Ruben, intervenuto all’appuntamento promosso su iniziativa del giornalista foggiano Francesco Bellizzi (coautore de “La Belleville”, il documentario che racconta le storie di riscatto e il processo di emancipazione della comunità africana del Ghetto di Rignano) e organizzato con il coinvolgimento del locale sportello Avvocati di Strada e dell’associazione ofantina Oltre Babele. La finalità del progetto, hanno chiarito gli autori marchigiani, era quella di raccontare la realtà nuda e cruda della guerra con gli occhi di chi la vive, con l’obiettivo puntato sulle persone, senza l’enfasi dell’appartenenza religiosa e del fondamentalismo islamico. Un intento che ha trovato pieno compimento nella fase di post produzione del documentario autofinanziato sul viaggio di Lagattolla ad Aleppo, tra il 30 aprile e il 9 maggio 2014, intrapreso con il fotografo Enea Discepoli.

A scuola tra le macerie

Campese, Lagattolla, Biagianti
Campese, Lagattolla, Biagianti

“Volevamo raccontare una storia di persone, senza cappelli introduttivi su chi ha ragione e chi ha torto. Quando ho visto il materiale per la prima volta – ha confidato Biagianti -, per me la scena della bambina pronta per andare a scuola mentre tutt’intorno regna il disastro è un’immagine che meglio di mille cartine spiega una situazione del genere”. Una guerra che miete vittime civili al secondo, nella “più totale anarchia”. Che rende “vaghi i numeri dei morti” e della quale in Italia non si ha percezione. Perché nella spettacolarizzazione della guerra e nell’“informazione da gossip”, ha osservato il filmaker marchigiano, “annoiano le morti stabili”. Se ne contano 3-400 al giorno. Il conflitto è iniziato con proteste pacifiste ed è gestito, dal fronte dei ribelli, per buona parte dai civili, più pezzi di esercito siriano libero. “La vita quotidiana va avanti alla giornata. C’è gente che lavora che cerca di andare avanti e difendere i propri possedimenti”. È in quel sentimento di amor patrie che impregna la resistenza siriana che Lagattolla coglie l’umanità nella guerra nel suo documentario girato con piglio antropologico. Per nove giorni ha provato sulla sua pelle “quel modo di vivere sospeso per aria che loro vivono da quattro anni, ora per ora e senza paura di morire” e “la cosa più onesta da fare” era raccontare quello che accade con gli occhi dei ribelli che combattono con gli elastici contro i carri armati. Ha avvertito la responsabilità di filmare queste realtà ed è partito per la Siria. La stessa responsabilità di filmare che gli manteneva le mani salde sulla telecamera mentre i corpi venivano bruciati. “Abbiamo voluto rendere omaggio alla figura contemporanea del mediattivista – ha precisato il fotografo del progetto, che ha battuto vari fronti di guerra, tra cui Afganistan e Ucraina -, per andare sotto la pelle del reale, senza perdersi nell’inutilità di capire di chi sia la colpa”. Tutti gli intervistati sono musulmani sunniti che aspirano a un tipo di stato moderato e che, nella chiave di lettura che il documentario suggerisce, raccontano la storia universale di ogni popolo che subisce la guerra, che si trova in mezzo. “Volevo raccogliere storie e motivazioni delle persone che arrivano qua – ha infine concluso Lagattolla -, raccontare lo sforzo immane che compiono, tra arresti e viaggi che durano anni; infiltrarmi nelle situazioni per far capire agli altri, a chi dice tornatevene a casa negri di merda, che questa non è terra nostra e che se nel mondo ci fosse mutuo aiuto, forse, non ci sarebbero le guerre”. 

Associazioni e media 3.0 per i diritti

Giornalisti durante la proiezioneLa proiezione ha fornito l’occasione del dibattito successivo sul sistema italiano di accoglienza dei richiedenti asilo, affrontato da Stefano Campese, dello sportello Avvocati di Strada di Cerignola, che gestisce coi colleghi Nicola Famiglietti e Gaetano Panunzio. “Depurare” il fenomeno migratorio “dai luoghi comuni che l’Italia sia invasa dai richiedenti asilo” è preliminare a ogni tipo di approccio, avverte l’avvocato, ricordando che, stando ai dati del 2013, è la Germania, a quota 130mila, il Paese con il più alto numero di richiedenti asilo. Ma quello che politicamente è d’obbligo affrontare è il tema del diritto alla fuga. “Dobbiamo chiederci se la fuga di queste persone va garantita in qualche modo. L’Italia parzialmente l’ha garantito questo diritto con un’operazione, Mare nostrum, secondo me straordinaria – ha affermato Campese -, sostituita, per abbattere i costi, da Triton, che non è un’operazione umanitaria, solo di pattugliamento delle nostre coste. Ma si può praticare la spending review sui diritti? Sui diritti non si può retrocedere – ha aggiunto -. È l’unica certezza che gli operatori del diritto devono difendere in queste circostanze”. In “Young Syrian Lenses–Media Attivisti ad Aleppo”, che ha ricevuto il patrocinio ufficiale di Amnesty International Italia ed è proiettato nel circuito festivaliero delle produzioni indipendenti, il tema dei diritti fa da sfondo alle immagini della “guerra vista dal basso, dagli effetti che tolgono identità regionale al conflitto”, per dirla con le parole di Famiglietti, e il documentario “mette il naso nei bisogni primari esprimendo l’idea che la guerra provoca sempre la stessa miseria”.

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Tags: AleppoCerignolaPugliaYoung Syrian Lenses
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