Più della metà della popolazione italiana, pari al 52,6%, contro il 48,4% dello scorso anno, pari a 31 milioni 699 mila residenti, vive in province caratterizzate da una qualità della vita scarsa o insufficiente. Restringendo ancora di più l’attenzione, è il 24% della popolazione che risiede in province caratterizzate da un livello insufficiente di qualità della vita, contro il 28,2% dello scorso anno, cioè un italiano su quattro. È quanto emerge dalla indagine “Qualità della Vita” di Italia Oggi. Nel 2014 sono 55 su 110 le province nelle quali la qualità della vita è risultata buona o accettabile, contro le 59 su 110 della passata edizione. Delle 55 province in cui la qualità della vita è risultata scarsa o insufficiente, 6 appartengono al nord ovest, 1 è del nord est, 8 in Italia centrale e di nuovo 40 su 41 in Italia meridionale e insulare.
Trento è la provincia che ha registrato i più elevati livelli di qualità della vita nel 2014 e il risultato è rilevante perché il primato arriva a compiere cinque anni. E visto che l’indagine divide i territori in quattro gruppi (qualità della vita buona, accettabile, scarsa e insufficiente), va detto che Trento si colloca nel primo gruppo in 7 dei 9 settori presi in esame (affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, tempo libero). E’ invece nel secondo gruppo per tenore di vita e nel terzo per salute. Carbonia-Iglesias, di contro, si piazza in fondo ma con connotazioni diverse rispetto rispetto alle altre province d’Italia che negli anni passati si sono posizionate più in basso. Solitamente, infatti, queste presentavano situazioni molto gravi per lavoro, ambiente, servizi finanziari e tempo libero mentre per disagio sociale e popolazione di norma mostravano performance migliori rispetto alla media nazionale. Carbonia è nel quarto gruppo in 4 settori su 9 (lavoro, ambiente, disagio sociale, servizi finanziari e scolastici), è nel terzo gruppo per 2 settori (popolazione e tenore di vita), è nel secondo per salute e nel primo per criminalità.
Si assiste, quest’anno, ad una certa stabilità nel livello di qualità della vita nelle province del nord ovest e dell’Italia centrale. Inoltre, nel gruppo in cui la qualità della vita è classificata come insufficiente, figurano quasi esclusivamente province del Mezzogiorno, ad eccezione della provincia di Imperia. Il livello medio di qualità della vita è insufficiente e non accenna a migliorare nelle regioni del sud. Cinque anni fa i ricercatori avevano individuato, anche se allo stato embrionale, un cluster di province, dislocate nel Mezzogiorno e geograficamente contigue, in cui la qualità della vita risultava superiore a quella prevalente nelle altre province dell’Italia meridionale e insulare. Il cluster, che andava dal litorale adriatico meridionale alle province ioniche fino ad estendersi su un breve tratto del litorale tirrenico, era costituito dalle province di Campobasso, Foggia (posizione 102 su 110), Bari (92 su 110), Potenza e Matera. Dallo scorso anno questo cluster non soltanto si è dissolto, ma l’area del disagio trascina anche le province della Basilicata. L’unica eccezione alla regola è rappresentata dalla provincia di Teramo, al 27° posto, caratterizzata da una qualità della vita accettabile. In Puglia non se la passa bene nemmeno Lecce, confinata alla posizione 97.