“A te teniamo, ormai il bastone è passato a te, hai capito a papà?”. Così parlò Rocco Moretti detto il “porco”, storico boss della Società foggiana. Lo disse il 15 giugno 2007 al suo figlioletto Pasquale in una sorta di passaggio del testimone. Sette anni dopo, padre e figlio sono dietro le sbarre, pizzicati dalle forze dell’ordine nonostante si fossero dati alla macchia. Pochi giorni fa l’arresto di Rocco Moretti e Antonio Vincenzo Pellegrino detto “capantica”. Ieri è toccato a Pasquale, nato a Foggia l’11 maggio 1977. La sua latitanza è terminata a San Marco in Lamis, in una bella casa rurale con cucina, camino e tutti i comfort. “Tu devi essere furbo – gli disse nel 2007 papà Rocco -, devi uscire quando devi cacciare, devi essere cacciatore e non preda. Se sei preda sei fregato”. Furbo Pasquale lo è stato per parecchio tempo, sfuggendo spesso alla cattura. Il 37enne boss, già condannato in via definitiva a 4 anni e 8 mesi di reclusione per ricettazione e violazione della sorveglianza speciale, era destinatario di un’altra misura cautelare nell’ambito del processo Cronos per il quale ad aprile scorso era stato condannato in secondo grado a 9 anni per associazione a delinquere di tipo mafioso insieme al padre e a Pellegrino.
La cattura di Moretti ha poco da invidiare a un buon film americano. L’uomo era solo in quella casa rurale, forse momentaneamente, in attesa di spostarsi altrove. I latitanti provano sempre a cercare nuovi alloggi per evitare la cattura. Ma negli ultimi giorni Moretti era lì, forse favorito da qualche “collega” garganico. È nota la collaborazione tra faide del promontorio e “Società”. La Squadra Mobile di Foggia, lo Sco e la Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine erano già sulle sue tracce. Lunghi appostamenti fuori l’abitazione di Moretti. La casa rurale era dotata di una doppia recinzione e due grossi cani da guardia. La notte si notavano alcune luci all’interno della villetta, segno tangibile della presenza di qualcuno al suo interno. Durante il giorno alcune auto arrivavano sul posto per poi allontanarsi qualche ora dopo. Forse persone che andavano a trovare Moretti per discutere di affari.
Certi della presenza del boss, gli agenti hanno fatto irruzione ma l’aggressione
da parte dei cani ha favorito la fuga di Moretti. L’uomo non era pronto a un evento del genere. Era in ciabatte al momento della fuga nei boschi del Gargano. Gli agenti lo hanno braccato nel giro di pochi minuti. Lo hanno udito tossire mentre si nascondeva tra i rovi. A quel punto Moretti è spuntato fuori e si è consegnato agli agenti congratulandosi per il lavoro svolto. Atteggiamento tipico di molti boss della mala. In casa c’erano 820 euro in contanti, una radiotrasmittente, un cannocchiale e persino una divisa ufficiale della Guardia di Finanza, forse rubata tempo prima da un magazzino.
“È stato bravo a nascondersi ma alla fine siamo riusciti a prenderlo”, il commento soddisfatto del questore Silvis e del capo della Mobile, Annichiarico. Ora i boss sono dentro. Tutti i capi storici della “Società” sono dietro le sbarre o morti. Anche molte giovani leve del crimine, come scrivemmo su l’Immediato settimane fa, hanno visto la strada della galera molto prima del tempo. Eppure le bombe continuano ad esplodere. “Stiamo lavorando per capire se ci sia qualcuno che abbia preso l’eredità dei boss. E puntiamo ad individuare al più presto coloro che potrebbero aver favorito la latitanza di Moretti a San Marco in Lamis”.
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