Animata discussione ieri sera nel circolo del Pd in via Matteotti. Si doveva rilanciare la politica di opposizione del partito al Comune di Foggia, effettivamente molto sfilacciata negli ultimi tempi come è emerso dalle votazioni in ordine sparso su Amiu, qualche diserzione per il bilancio, e un “indipendente” Augusto Marasco. Sempre “preciso e puntuale” ha ricordato il segretario cittadino Mariano Rauseo ma che non ha raccolto granché in quanto a sostegno dei suoi colleghi. Sembra infatti che le sue interpellanze su “illegittimità delle delibere”, “conflitti di interessi” (vedi il caso del consorzio Icaro che ha vinto tre appalti e il cui titolare è marito dell’assessore Carla Calabrese) e correzioni non recepite sulla modalità di nomina dei dirigenti, destino un certo disagio persino nei suoi amici. “Vengo visto come il rompiscatole. Questa opposizione non solo non ha fatto il rodaggio ma l’amministrazione in carica è senza patente”. Chiede lumi sulla Stazione unica appaltante di cui si è persa traccia- argomento affrontato in modo dettagliato da l’Immediato- e propone di “tappezzare la città di manifesti” per denunciare questa situazione.
Opposizione in ordine sparso. E l’Europa può attendere
In effetti c’è molto da lavorare per ricompattarsi. Da una parte il duo Cusmai-Di Gioia, dall’altra un centrosinistra che non ha trovato il perno, tra il capogruppo del Pd Sergio Clemente che lascia l’aula prima di votate il bilancio di previsione perché le aule consiliari sono “sgabuzzini” e chiede “responsabilità” in questa fase nuova, e il consigliere Alfonso De Pellegrino su cui si è scagliata l’ira della segreteria provinciale per Amiu, una volta “figlia del centrosinistra” e poi ripudiata, nel senso che hanno votato contro in consiglio. Qualche militatante ha stigmatizzato questa “guerra pubblica”.
Rauseo ha fatto un appello agli amministratori perché “vigilino sulle carte”, insomma la parte principale devono svolgerla loro. Poi possono ritornare alle buone abitudini di una volta quando si andava nei circoli a riportare quello che succedeva in consiglio. “Non lasciamo a Landella la vita facile, si è trovato il salva-enti, va a Bari a fare la scenografia dei fischietti per il Gino Lisa decantando fatti e situazioni inesistenti”. Il numero di delibere, finora, ratifica più che altro situazioni ereditate, circa poi l’ufficio Europa “si prende tempo”, ovvero si pensa ad allestire l’ufficio- ha detto Marasco- “e poi i nostri progetti non arrivano in Regione”.
I militanti chiedono lumi. Elena Gentile con Dario Stefàno
Ma è stata la serata degli sfoghi dei militanti, disorientati e in cerca di risposte. Uno di loro chiede quale sia “la linea” in base alla quale i deputati votano, come mai “io devo leggere da Papa Francesco che il lavoro è un diritto”. Scissione e abbandoni? Nemmeno a parlarne, anzi, i militanti ribadiscono: “Non ce ne andiamo ma devono discutere con noi”. Il viso di Rauseo, di fronte alle proteste, nel circolo con tutti i manifesti del passato e le loro icone, si piegava ogni tanto verso il basso un po’ imbarazzato. “Ne faremo altri di questi incontri”.
Dopo la Leopolda e la piazza del sindacato, il partito pugliese si è posto delle domande. Emiliano tenta di mediare, il consigliere regionale Mazzarano vuole “un partito riformista che superi la dicotomia”. In questa incertezza di vedute e di prospettive, si apprestano le primarie. Un incontro a Pietramontecorvino per parlare di utilizzo della legna da parte dei cittadini ha visto fianco a fianco l’eurodeputato Elena Gentile e il senatore Dario Stefàno. Colleghi nella giunta Vendola, uno alla sanità l’altro all’agricoltura, si sono ritrovati sui Monti Dauni. Addirittura su facebook si legge il bigliettino che l’eurodeputata gli ha inviato. Qualcuno ha dedotto, in base ai commenti sulla pagina del senatore, che per le primarie oramai Gentile si sia spostata su Stefàno come in una riproduzione pugliese del ‘Patto degli apostoli’, dato che è civatiana. L’opposizione a Foggia non sta tanto bene e sugli schieramenti per le primarie, forse, si prepara qualche novità.
