“Riva di un fiume, un vagabondo osserva la sua esistenza scorrergli davanti. L’acqua porta con sé la vita. Il vagabondo, seduto in riva al fiume, tira le somme della sua”. Essere o non essere? È questo il dilemma. A cento anni dalla nascita del mitico vagabondo, Charlot, il Teatro dei Limoni presenta “to be or not to be Chaplin” di D. Francesco Nikzad, prodotto in collaborazione con i Solisti Dauni. Uno spettacolo che non è una biografia del famoso attore inglese, ma una ricerca nel suo mondo interiore, e nell’universo che ogni artista racchiude dentro di sé. La vita è una continua lotta con se stessi, una ricerca di qualcosa che vada oltre l’esistenza. Il conflitto tra attore e personaggio stesso, tra attore e il mondo che lo circonda, sono il fulcro di un lavoro che parte da Charles Spencer Chaplin, ma scava nelle profonde radici del dubbio Shakespeariano. Il suo rapporto ossessivo con le donne, il suo rapporto con la madre, sono il vaso di Pandora della sua esistenza. Chaplin non voleva essere soltanto Charlot, nessuno vorrebbe essere soltanto un personaggio. In questa nuova produzione del Teatro dei Limoni, Chaplin lotta contro le sue stesse paure, contro il terrore di invecchiare e morire, contro la sua solitudine; contro la paura di fare la fine di Che Guevara, ormai ridotto a una semplice faccia stampata sulle magliette dei ragazzi durante un corteo. Tutto questo è “to be or not to be Chaplin” di D. F. Nikzad, con Giuseppe Rascio musiche originali Mario Rucci. E ancora: pupazzone Rosanna Giampaolo, elementi scenici Nicola delli Carri e assistente alla regia Francesca De Sandoli. Infine, la regia di Roberto Galano.