Le elezioni provinciali lasciano sul campo veleni e crisi irrisolte. Paolo Mongiello e Antonio Potenza fuori da Forza Italia. Il senatore Lucio Tarquinio li liquida così: “A quanti hanno sostenuto e promosso proposte politiche in contrapposizione a quella di Franco Landella comunico che sono ufficialmente e formalmente fuori dal nostro partito. Nessuno potrà impedir loro di votarlo se lo ritengono, ma è bene chiarire una volta per tutte e di fronte alla pubblica opinione che non ne faranno più parte e che non sono autorizzati a parlare in nome ed in rappresentanza di Forza Italia”.
Le dimissioni di Mimmo Farina: “Serve un partito di destra”
Il coordinatore provinciale di Fdi Mimmo Farina si dimette dopo aver preso atto che qualche amministratore, contrariamente alla linea dettata, cioè di non recarsi al voto e di ignorare una competizione da cui era stata “esclusa” nella sua partecipazione rappresentanza, si è recato ugualmente a Palazzo Dogana.
“La cosa mi stupisce per un verso, mi rammarica per altro verso, non solo per la deliberata violazione di una decisione assunta all’unanimità dal partito, ma per la miopia con la quale i nostri consiglieri hanno nella sostanza avallato il comportamento tenuto da Forza Italia in occasione della presentazione delle liste per le provinciali”.
“Rebus sic stantibus ed in presenza di problemi tutti interni a Fi (Mongiello e Potenza non sono iscritti a Fdi), cosa avremmo dovuto fare noi? Sostenere ugualmente un progetto che ci vede deliberatamente esclusi? Stare al fianco di chi a mala pena ti sopporta? Di chi vuole a tutti i costi umiliarti? Di chi fa dell’arroganza e dell’ingordigia la propria unica ragione di vita? No grazie. Le castagne dal fuoco se le togliessero loro, non noi.”
In conclusione “respinge quindi ogni tentativo strumentale di addossargli la responsabilità della mancata elezione di Landella”. Farina non espelle i “riottosi” ma si dimette.
“Auguro al mio successore di poter esercitare al meglio le sue funzioni nella consapevolezza che, soprattutto in questo momento, in Capitanata c’è bisogno di un vero partito di destra, che contrasti l’arroganza intollerabile del centro destra e le trasversalità provenienti da un centro sinistra, composto attualmente da uomini eletti nel centro destra e da pseudo liste civiche provenienti da destra e collocate per mera utilità nell’ambito del centro sinistra”.
Da Cerignola a Foggia le precisazioni contro ogni sospetto
Anche Cerignola precisa e condanna. Il consigliere comunale Michele Longo (Pd) aveva espresso la sua linea di astensione per Miglio. Siccome tra Lucera, Manfredonia e Cerignola sono mancati sette voti per il sindaco di San Severo, a firma degli altri amministratori della città di Elena Gentile, arriva la precisazione. Questo mentre il segretario provinciale Raffaele Piemontese minaccia per lui la commissione di garanzia.
Aucello, Tonti, Giurato, Ruocco e Dalessandro precisano: “Le dichiarazioni di Longo sono prive di ogni fondamento e da ritenersi espresse a titolo puramente personale. I consiglieri comunali del Pd di Cerignola che si sono recati alle urne hanno votato Francesco Miglio contribuendo fattivamente alla sua elezione”. Dunque netta presa di distanza.
Il consigliere regionale Sergio Clemente, che può vantare tre consiglieri di riferimento (Cusenza, La Torre e Rignanese) si rammarica per “i franchi tiratori” del comune di Foggia contro Miglio e fa emergere (oltre gli scambi incrociati che ci sarebbero stati nel patto con Cusenza per affondare la segreteria provinciale benedetti da Ivan Scalfarotto) “la necessità di un maggiore coordinamento tra le forze di minoranza presenti nel consiglio comunale”.
Il dirigente Frattarolo si appella a Marino: “Ritiri il ricorso”

Il dirigente del Pd Lorenzo Frattarolo si appella a Dino Marino, il consigliere regionale che ha fatto ricorso contro le comunali vinte dal suo avversario Miglio. “Se accolto, determinerebbe l’annullamento di quelle consultazioni, la decadenza di Francesco Miglio da sindaco e la conseguente necessità di tornare al voto anche per la Provincia. Ritirare un ricorso destinato a produrre eventuali effetti solo dopo molto tempo può essere un segnale di distensione ed un contributo all’apertura di una nuova e più costruttiva stagione”. Nel Pd e sulla scia delle due consecutive vittorie dell’ex dirigente di partito.
Immediata la replica di Marino: “Impensabile ritirare il ricorso al Tar. Mi stupisce che una persona intelligente, un compagno di partito che come me ha scelto Matteo Renzi fin dalla prima ora, possa pormi una richiesta che va al di là della politica. Presentare un ricorso al TAR non significa garantire rispetto delle regole fondamentale per marcare la differenza tra una Repubblica democratica fondata sul lavoro e una Repubblica delle Banane”. Riguardo all’esaltazione per la vittoria di Miglio alla Provincia, Marino va direttamente sulla legge: “La riforma delle Province non mi piace: abbiamo estromesso il volere popolare in nome di un nuovo valzer di poltrone”.