Nel giorno della protesta degli studenti in tutta Italia, compresa la nostra Capitanata, ospitiamo l’intervento di Dorella Cianci, dottoranda di ricerca presso la Libera Università Maria SS Assunta – Lumsa di Roma. Collabora alle pagine di Scienza e Filosofia del “Sole 24 Ore Domenica”. Grecista ma si occupa anche di filosofia con i bambini. Autrice di alcuni libri di cui è in uscita un volumetto sul corpo nel mondo greco per la Ets di Pisa.
Al mondo della scuola
L’anno scolastico è cominciato da poco e il pensiero va a quelle persone silenziose che operano nelle scuole con umiltà, senza curarsi troppo della sconfortante scena nazionale (oggi in Italia molti ragazzi manifestano contro la riforma Giannini-Renzi). Agli adolescenti e alle matricole universitarie, in particolare, si dovrebbe infondere un po’ di felicità e ricordar loro le recenti statistiche che collegano la felicità dei luoghi al benessere sociale dei suoi cittadini: per questo è d’obbligo diventare cittadini partecipi, in ogni forma, anche nei più piccoli e insignificanti modi. Ma fuor di paternalismo, così odioso e inadatto, sarebbe piuttosto opportuno riflettere sulla felicità e da dove essa derivi. Dalla Capitanata ad esempio arrivano notizie felici, in particolare da Cerignola dove è stato aperto un polo museale che si sofferma sul mondo contadino, sull’origine delle fosse granarie, su personaggi come Di Vittorio. Non è questo il momento per usare toni campanilistici provinciali, anzi questa è solo l’occasione per dir poche parole non tanto sull’origine della felicità, ma su come ognuno di noi può rendersi felice nel proprio luogo, godendo di ciò che ha, del proprio lavoro e dei propri amici e soprattutto dei propri maestri.
Ragazzi, come rendersi felici?
L’occasione ci è data dalla recente pubblicazione, presso Guanda, di Istruzioni per rendersi felici. Come il pensiero antico salverà gli spiriti moderni di Armando Massarenti, responsabile della Domenica del Sole 24 Ore e filosofo della scienza. E perché proprio oggi questo libro? Beh, semplice, perché potrebbe essere un bel messaggio per i ragazzi delle scuole in protesta. L’autore scrive: “non brancoliamo nel buio come ubriachi. Ritroviamo la chiave della nostra vita nelle parole della filosofia”. La chiave nella filosofia? Di certo è un obiettivo ambizioso, starete pensando, ma piuttosto è un obiettivo concreto che si realizza anche seguendo una felice linea inaugurata da un filosofo eccentrico come Pierre Hadot e i suoi esercizi spirituali e filosofici, basati non tanto su quelli dei gesuiti, come Ignazio da Loyola, ma condotti sulla base dell’avversione alla conformità, perché il filosofo è un “non conformista”, come ha dichiarato anche Emerson parlando della Self-Reliance per la costruzione della “cittadella interiore”. Hadot ha ripreso il metodo da Georges Friedmann, il quale negli anni ’70 invitava a compiere ogni giorno un esercizio spirituale da soli o in compagnia d’altri (da precisare che Hadot si formò alla scuola di un padre gesuita, aspetto che quasi nessuno ricorda!). Il libro di Massarenti ci indirizza proprio verso questo aspetto, rivolgendosi precipuamente ai ragazzi delle scuole e delle università, anche se non l’ha dichiarato esplicitamente nell’introduzione, ma di fatto lo dimostra promuovendo discussioni su @twitsofia, un account di twitter ideato per accostare la didattica, in particolare quella filosofica, al mondo dei social network, senza tuttavia scambiare i concetti di social e socialità, come egli stesso sottolinea nel capitolo “Amici di tutti, amici di nessuno”. Le citazioni contenute in questo libro sono davvero tante: da Platone a Plotino, da Seneca a Rawls, da Cicerone al mondo di facebook. Lo stile di tutto il volumetto è di certo riconducibile all’ironia socratica e all’idea della filosofia non come “disciplina da cattedra” (per
citare Plutarco), ma come gioco per imparare a vivere (e poi forse anche a morire). Gli spunti che i professori di scuola potrebbero ricavarne sono davvero molti e potrebbero poi invitare i loro studenti a continuare il dialogo (di matrice socratica) su twitter, per far notare come la filosofia penetri nella nostra vita profondamente, ne scavi un solco, tagliuzzi le nostre convinzioni, risciacqui le nostre certezze e apra un sorriso sugli aspetti meno scontati. Fra i titoli più suggestivi del libro di Massarenti ricordo: “Cercate il senso della vita? Indossate un cappello”; “Fate l’amore, non la guerra. Come le scimmie”; “Platone è meglio del Maalox”: “L’amore dà alla testa (dalla testa)”; “Scetticamente vostro”; “Le illusioni dei burattinai”; “La morale degli atomi”. Si tratta di temi serissimi che tuttavia fanno scoprire che si può essere felici, che la felicità si può imparare o perlomeno si può tentare di metterla in pratica leggendo il bugiardino delle situazioni con la testa e non soltanto con la pancia. Certo, andrebbe detto agli studenti che questo è un metodo, ma poi ci sono le sabbie mobili della vita che potrebbero far crollare ogni teoria e mettere in risalto la nostra natura fragile ed è per questo che occorre irrobustirsi con il pensiero antico di coloro che avevano fatto della filosofia uno stile di vita (non tutti, eh!).
Le intuizioni del mondo greco
I greci, però, avevano intuito che possediamo un corpo dirompente, ma che il realismo del corpo non bastava, si poteva tentare di descriverlo, si poteva metterlo in parole e dargli una forma, ma c’era qualcosa di più che sconfinava e che premeva nei cuori e nelle teste. Avevano fatto della filosofia uno stile di vita, ma ne avevano intuito anche la debolezza della retorica e della filosofia stessa e si sono rivolti a realtà soprasensibili e fantastiche, un po’ come facciamo anche noi. Hanno inventato l’anima e hanno ideato il teatro tragico per mostrare come i giochi spesso non tornano, gli stili non bastano e le parole stanno attaccate alla realtà esterna, ma quella interna è più complessa. Ci hanno lasciato uno stile di vita, ma ci hanno anche insegnato a dubitare, anzi, come emerge dal libro di Massarenti, questa è la lezione per eccellenza. Il dubbio inteso non come via della disperazione e della terra che trema sotto i piedi. L’autore indica la via di Pirrone, il quale ‘predicava’ la sospensione del giudizio come un atto coraggioso e potente, come una condotta di vita, togliendo un po’ del primato ai sensi e rendendo forse meno necessari gli ansiolitici (ma su questo c’è un celebre testo che associa Platone e Prozac; forse è meglio avventurarsi nel senso della vita con Arnaldo Benini e le affascinanti neuroscienze edite da Garzanti).
Per concludere…
In questi giorni a Roma ci sarà un’assemblea sulla filosofia per discutere sui tagli fatti a questa disciplina: azioni scellerate di chi vuole uccidere e dividere i saperi; non crediamo che servano tante parole, è abbastanza evidente il sapore della filosofia: un sapore da rivolgere agli studenti che sia un po’ “una guida per i perplessi”, citando Maimonide.

