“Siamo preoccupati dal clima di rassegnazione che si respira in città. La comunità di Monte Sant’Angelo sta abituandosi davvero a tutto? A parte un comunicato scarno dell’opposizione, che ha richiesto un consiglio comunale straordinario, il silenzio”. Il Lul (Laboratorio Urbano per la Legalità “Rita Atria”) e Legambiente (Circolo FestambienteSud) di Monte Sant’Angelo tornano sul caso che ha scosso la cittadina nelle ultime settimane: “Chiediamo alla parte sana della città – spiegano – di uscire e di prendere posizione in maniera chiara di fronte ad un argomento che crediamo stia a cuore a tutti, perché in ballo è il futuro di questa città, ora come non mai. Quello che sta accadendo nella cittadina Unesco ha tutte le caratteristiche di un finimondo: la prefettura di Foggia ha ravvisato la necessità di avviare la procedura ispettiva che, se dovesse giungere a un certo esito, potrebbe culminare con lo scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose da parte del Ministro dell’Interno”.
La commissione di accesso agli atti, di cui fanno parte il vice prefetto di Cosenza, il vice questore di Foggia e il comandante dei Carabinieri di Manfredonia, sta lavorando. Ha già cominciato a frequentare gli uffici comunali e sta prelevando carte. “Chiediamo – precisano – agli attuali e ai vecchi amministratori di darci delle spiegazioni: non è possibile che una cosa del genere nasca dal nulla. Non è possibile nascondersi dietro un ingenuo ‘non so niente’. Che cosa ha mosso la prefettura ad avviare questa gravissima e clamorosa procedura? Non è possibile che chi governa la nostra comunità non sappia, non sospetti. Chiediamo inoltre ai partiti quale ruolo hanno avuto per lasciare spazio a possibili infiltrazioni mafiose nelle istituzioni. Quando i partiti e i movimenti politici sono in grado di esercitare quel filtro etico che “sempre” dovrebbero esercitare, gli uomini della mafia restano fuori dalle istituzioni e non c’è bisogno dell’intervento della giustizia per mantenerle al riparo. Quando invece i partiti politici adottano il metodo del “fino a prova contraria, siamo tutti persone oneste”, allora i disonesti, magari risaputi, finiscono per sedere nelle stanze del potere”.
“Vogliamo sperare davvero che la procedura avviata dalla prefettura accerti che siamo governati da istituzioni pulite, non infiltrate dalla mafia. Sarebbe per noi un sollievo. Ma chiediamo anche al sindaco e ai partiti che governano questa comunità di cominciare, finalmente, a fare politica. La vera politica non ha bisogno di prove, basta l’odore: non si possono tenere accanto a sé sospetti mafiosi. L’altra faccia dell’onestà è il coraggio di vedere l’ombra della mafia, di sentirne la puzza, che, se l’hai accanto, è inconfondibile e non vuole prove. Quella puzza, caro sindaco, non si sente? Quella puzza sarebbe sufficiente – concludono -, all’uomo politico e all’uomo che ha giurato fedeltà alle istituzioni professandosi persona onesta, per dire basta e tagliare fuori dal potere il malaffare”.