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Home » Pino Aprile tra Fiera del Libro e Black Land: “La Terra dei Fuochi è anche qui, il problema esiste”

Pino Aprile tra Fiera del Libro e Black Land: “La Terra dei Fuochi è anche qui, il problema esiste”

Di Roberta Fiorenti
22 Febbraio 2018
in Cultura&Società
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“Questi fenomeni sono contagiosi. Quello che è successo negli ultimi quattro anni, se mi avessero detto che sarebbe accaduto solo per metà in quarant’anni… i fenomeni sociali sono velocissimi e imprevedibili. Faccio una facile previsione: tra poco toccherà anche Foggia”. Ne è convinto Pino Aprile. Prima o poi “le molecole si connettono in componenti giganti” e allora anche nei territori più sonnolenti del Sud che si ribella esploderà la protesta civile contro la mafia. Contro la Società foggiana recentemente alla ribalta delle cronache nazionali. Tanto sconosciuta quanto radicata. Anche nella Capitanata avvelenata dall’ecomafia i cittadini si sono aggregati. “La sofferenza è ormai ovunque, ha solo bisogno di organizzarsi. In alcuni luoghi si è già organizzata, in altri sta organizzandosi. In altri ancora si organizzerà più lentamente. Ma il fenomeno è epidemico. È solo questione di tempo, e nemmeno di tanto tempo”. Quello che sta accadendo al sud, il fenomeno recente che nella Terra dei fuochi è esemplare, “è un’esperienza unica a livello nazionale”. Lo ha scandito con forza a Cerignola, il meridionalista che alle ragioni di orgoglio e vergogna di un sud non più disposto a sopportare ha dedicato pagine di storie e racconti tratti dalle terre del riscatto.

Storia di risvegli

L’autore di “Terroni” ha presentato ieri alla numerosa platea della Tre giorni della “Fiera del libro, dell’editoria e del giornalismo”, in corso fino a domani presso Palazzo Ex Opera Pia Monte Fornari, “Il Sud puzza. Storia di vergogna e d’orgoglio” (2013, Edizioni Piemme). È la storia di molti risvegli. Dai veleni dell’Ilva di Taranto, alla “monnezza” nel ventre della Terra dei fuochi in Campania, dove dall’altare di don Maurizio Patriciello si sono levate voci di denuncia in difesa delle mamme e dei papà che hanno seppellito i propri figli stroncati dal tumore. Al parroco di Caivano, figura simbolo della lotta per la bonifica ambientale delle aree tra Napoli e Caserta avvelenata dai camorristi, la Terra dei fuochi gli ha ucciso il fratello Giovanni, nel giorno di San Gennaro. Le morti per tumore in aumento esponenziale hanno costretto a una presa di coscienza, alla riconquista di un’identità che ha portato al moltiplicarsi delle voci di denuncia dal basso. Alle reti dei cittadini del sud che protestano contro le stragi dei tumori e dei veleni, ai movimenti contro le discariche e i veleni, e per la tutela della salute e dell’ambiente.

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Terra dei fuochi

“Quello che sta venendo fuori, da due anni e mezzo a questa parte, è che la Terra dei fuochi non è soltanto tra Napoli e Caserta. In maniera dirompente sta venendo fuori quello che sta succedendo qui, in Calabria, in Basilicata. Il problema esiste ed è enorme”. C’era anche Lucio Iavarone del Comitato Terra dei fuochi all’incontro condotto da Raffaele Vescera, anche lui giornalista e appassionato meridionalista. “Chiaro che far nascere una sensibilizzazione dal basso diffusa e che si traduca in una grossa mobilitazione sociale è difficilissimo”, ha continuato Iavarone. “Quello che è successo da noi è quasi un miracolo. Non so dirvi quale sia stata la molla -ha confidato alla platea di Black Land-, ma ci si è ritrovati intorno alla necessità di sopravvivenza”.

E la “lezione morale”, per dirla con Aprile, é arrivata da “uno degli uomini più fetenti”. Perché sono state le rivelazioni del camorrista pentito, Carmine Schiavone, a scoperchiare le nefandezze dei traffici illeciti di rifiuti tossici, e “in parte ancora secretate”, ha sottolineato Iavarone. Dalle città di Black land ha raccolto denunce di comitati e associazioni. “Nel foggiano ci hanno comunicato sversamenti. Sono purtroppo ancora pochi in questa parte del sud i cittadini che denunciano”, ha commentato a l”Immediato. “Ormai siamo tutti quanti in rete, dalla Terra dei fuochi, ai comitati dell’Ilva, ai no triv in Basilicata, piuttosto che in Calabria o in Sicilia. Stiamo costruendo una grande rete sulle tematiche ambientali nel sud Italia. Noi la rete siamo riusciti a metterla su perché c’è stato questo fenomeno, la figura del parroco che rappresenta anche un’istituzione alla quale le istituzioni politiche guardano con timore. Parliamo di uno scontro tra poteri, anche perché la chiesa è scesa in campo. Padre Maurizio ha avuto la grossa abilità di trascinare con sé la Chiesa, i vescovi delle varie diocesi, il cardinale. Veniamo da tre giorni di convegni organizzati dalle diocesi sulla Terra dei fuochi, e dalle parole di padre Maurizio e dei vescovi partono le accuse verso il mondo della politica. Questo è devastante. È un fenomeno che avvicina i cittadini, chi oggi si sente nelle condizioni di essere abbandonato dallo Stato. Una strategia, nel caso della Terra dei fuochi è stata il protagonismo di un parroco, una figura di garanzia, di unità morale, attorno alla quale si è raccolta la comunità civile, laici e cattolici, cittadini di qualsiasi ispirazione. Altro elemento vincente, partito sempre da un’intuizione geniale di padre Maurizio -aggiunge Iavarone- è stata quella di opporre alle spiegazioni del mondo della politica, che continuava a dirci che la colpa era nostra, degli stili di vita che ci facevano morire di cancro, perché fumavamo e mangiavamo male, l’immagine delle mamme dei bambini che muoiono a pochi mesi, a due anni, a tre anni. Si sono costituite in associazioni di genitori che hanno chiesto spiegazioni sulle morti di cancro, delle tipologie più rare. È stato messo in un angolo l’Istituto superiore di sanità, il Ministero della Sanità, che a un certo punto non ha potuto più dire nulla. Questa è stata un’altra chiave di successo importante per zittire gli attacchi, con dati inoppugnabili alla mano”.

Potere alla minoranza

10628188_706932149390176_1728407046222160650_nCentrale la figura di padre Maurizio. La globalizzazione della civiltà social, in qualche maniera, ha accelerato il processo di aggregazione attraverso lo strumento della rete. La rivolta popolare era nell’aria. “Quello che è successo con Terroni ha dimostrato che non un libro ha creato questo, ma un libro ha dimostrato che questo c’era. È stato come un cerino che ha acceso un fuoco, ma tutta quella paglia c’era già”, la lettura tracciata a l’Immediato dallo stesso autore. “Tutti quei sentimenti cercavano solo l’occasione per manifestarsi, e poi si sono indirizzati verso le direzioni che chiedevano una soluzione: la Terra dei fuochi, Taranto, la mafia”. E le voci sensibili cominciano anche ad avere una connotazione politica, che trasforma la protesta civile in una questione da gestire. “La vecchia politica si arrocca sempre più e sono sempre meno, anche il fenomeno 5Stelle lo dimostra. La vecchia politica è ormai minoritaria. Ha tutto il potere -osserva a L’immediato il giornalista-, ma ha un consenso minoritario. Quando si dice Renzi è al 40% non è vero. È il 40% di quelli che hanno votato, ma il più grande partito italiano è quello che non vota. Loro sono una minoranza che ha un potere”.

Tags: CerignolaFiera del LibroMaurizio PatricielloPino AprileRaffaele VesceraTerra dei Fuochi
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