Le cliniche private di Foggia sono sul piede di guerra. E minacciano la sospensione delle attività alla fine di settembre. La ragione sta tutta nella riduzione del 15-20 per cento dei tetti di spesa, fissati in poco meno di 21 milioni di euro per tutte le strutture della Capitanata (Gruppo Salatto con Villa Igea e altre 3 strutture, Gruppo Telesforo con Villa Serena e Nuova San Francesco, “Daunia” e “De Luca”). Una cifra che non basta a garantire 11 mesi di attività in un anno. Già perché se fino a qualche tempo fa la Regione Puglia, oltre alle attività previste e rimborsate, poteva pagare attraverso le Asl le cosiddette prestazioni “extratetto” se, dopo la verifica, venivano riconosciute come attività “appropriate” e necessarie per i bisogni di salute del territorio. Adesso non è più così e il privato non può più rischiare di esporsi inutilmente per milioni di euro (ricoveri e prestazioni effettuate e mai rimborsate). Da ciò scaturisce la “necessità” di chiudere a settembre (dopo un mese di stop ad agosto), con evidenti risultati pessimi in termini di immagine e servizi all’utenza, peraltro alimentando ulteriormente la mobilità passiva (i viaggi per le cure verso le altre regioni) per la quale c’è già stato un aggravio di spesa di 5 milioni di euro tra il 2012 ed il 2013 (e si prevede un peggioramento nel 2014).
3 milioni per la felicità

Il direttore generale dell’Asl, Attilio Manfrini, dichiara a l’Immediato di aver preparato “una relazione con la cronistoria dei tetti di spesa”: “Le cliniche private hanno ragione a chiedere ulteriori risorse per servizi che sono all’altezza del pubblico e in alcuni casi anche superiori – afferma l’ingegnere cerignolano -, ma a Bari finora sono stati convinti della scelta fatta. Un nostro funzionario ha raggiunto il dirigente regionale Pomo, ma stiamo aspettando la risposta, che dovrà arrivare nel giro di una settimana. Una cosa è certa: a Foggia abbiamo il tetto più basso della Puglia, con Bari che sfiora i 160 milioni, Brindisi e Lecce che – quasi a parità di strutture con la Capitanata – si sono stabilizzate tra i 60 ed i 70 milioni di euro, mentre Taranto per via dei problemi ambientali fa storia a sé con 80 milioni”. Secondo Manfrini, per rimettere in equilibrio le province basterebbero 3 milioni di euro, “non una cifra impossibile da affrontare per il bilancio regionale”. Anche perché, con la chiusura di alcuni ospedali, il ridimensionamento di alcuni reparti, e la continua carenza di personale nelle corsie, il privato accreditato (dunque pagato dalla Regione Puglia) compenserebbe le carenze del pubblico. Soprattutto in alcuni servizi: “Penso all’ortopedia – chiosa Manfrini – a rischio chiusura in alcuni nosocomi e che potrebbe essere ‘sostituita’ da un buon privato”. Solo che, a differenza di Lecce ad esempio, la protesica non è stata riconosciuta a Foggia. Se gli intenti dunque sono buoni, le azioni sembrano andare in tutt’altra direzione.

Scippo o “foggianesimo”?
Ad aprire uno spiraglio, l’assessore regionale al Bilancio, Leo Di Gioia, in questi giorni impregnato con l’emergenza Gargano: “Non è un problema di bilancio autonomo, ma di bilancio della sanità – spiega a l’Immediato -. La decisione verrà presa su scala regionale e l’assessore Pentassuglia sta già lavorando, dopo aver presentato il Piano operativo che è consequenziale al Piano di rientro. In quest’ambito bisognerà valutare la possibilità di recupero delle risorse necessarie”. La questione “sanità foggiana” sarà sui tavoli baresi all’inizio della prossima settimana. Solo allora sarà chiaro se la Capitanata si ritroverà di fronte all’ennesimo “scippo” o ad un episodio del malanno creato a giusta posta dalla politica barese: il “foggianesimo”.