Commodus discessus? Questo il quesito per sintetizzare la mossa di Lello Zammarano. Stamattina infatti, il costruttore ha protocollato, tramite il suo avvocato Raul Pellegrini, una diffida al Comune di Foggia. Zammarano mette spalle al muro l’amministrazione che, stando al documento, ha ora solo 15 giorni per adempiere alle obbligazioni relative alla concessione del palazzo di Piazza Padre Pio.
Una comoda ritirata? Per dirla in italiano. Eh già, perché dopo la relazione di Domenico De Facendis, Presidente del Tribunale di Foggia (Leggi), la possibilità che quel contratto tra Coim srl (società di Zammarano) e Comune di Foggia sia nullo è ormai realtà. In fondo era carta straccia fin dal principio.
Nella relazione di De Facendis si fa riferimento alla Commissione circondariale di manutenzione, nata per la gestione degli spazi e per una più razionale utilizzazione delle risorse strumentali. Commissione che diede parere favorevole all’unanimità all’acquisizione da parte di Zammarano. Abbiamo sentito Mario Ciarambino, Presidente dell’Ordine degli Avvocati e componente di quella commissione.

“Abbiamo espresso parere solo in ordine alla necessità degli spazi. Se sia Zammarano o pinco pallino a prendere l’appalto non è un problema mio – ha detto a l’Immediato -. Il Comune ci dia gli spazi piuttosto. Mancano 5mila metri quadrati. Trovino un project financing o altro. Stranamente è sempre tutto fermo e non si vede mai niente”. Ciarambino è un fiume in piena: “Ora c’è un processo penale in corso. Non posso dire molto. A noi interessa solo il reperimento degli spazi. Non abbiamo il potere di valutare i contratti di locazione. Il giudizio è meramente tecnico. Il Comune non ha acquisito il parere dell’Agenzia del Demanio e giustamente De Facendis ha evidenziato questa carenza”.
E ancora su Zammarano: “Non deve interessarmi il contraente privato. Se in comune sono distratti e agiscono senza il parere preventivo non è un problema mio. Anzi io sono stato il primo a nutrire dubbi su quel contratto”.
La verità pura e semplice starebbe soltanto nella mancanza dei fondi necessari: “Il Comune si affidi ai prestiti trentennali per fare qualcosa all’interno del Palazzo di Giustizia. 15 anni fa col presidente Rizzi c’era persino il progetto di istituire una sezione distaccata della Corte d’Appello ma poi c’è sempre un problema economico. Adesso ci è caduta addosso la riforma della geografia della giustizia. Sarei il primo a fare una petizione per chiedere al ministro di allargare l’attuale Palazzo di Giustizia. Sarei il primo firmatario. Ma servono 14 o 15 milioni di euro anche con un project financing. Mi chiedo, sta un privato? Il Comune non mi pare abbia nemmeno soldi per aprire il teatro (Giordano, ndr). Con il “Salva Enti” chiudi solo i contenziosi ed eviti il dissesto. Se ci si affida a un bando europeo servono almeno cinque anni per avere la funzionalità dei nuovi locali. Difficile pensare che il Comune di Foggia riesca in questa impresa se già il teatro è fermo per 2-300mila euro”.
Intanto i giovani avvocati premono per ottenere un nuovo plesso accanto all’attuale Tribunale. “E chi non lo vorrebbe – ribatte Ciarambino -. Anche io lo spero. Sinceramente ho dei dubbi sulla legittimità di certe rivendicazioni avanzate dall’Aiga. Non venissero a dire che decidiamo come fossimo carbonari. I problemi reali sono altri. A dicembre si proporrà il serio problema per tutto il contenzioso di Lucera che arriverà a Foggia”. Insomma, una lunga sfilza di grattacapi dai quali Ciarambino preferirebbe fuggire: “A fine anno lascio e torno a fare l’avvocato”.