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Home » Tangenti per abortire, interrogati i medici: “Facevamo 6 Ivg a settimana”. Sono 20 i casi contestati

Tangenti per abortire, interrogati i medici: “Facevamo 6 Ivg a settimana”. Sono 20 i casi contestati

Di redazione
22 Febbraio 2018
in Cronaca
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Hanno risposto entrambi dinanzi al Gip Mich). Il primo, ginecologo dell’ospedale “Tatarella” (dirigente medico responsabile del servizio di interruzioni volontarie delle gravidanze), è difeso dall’avvocato Francesco Santangelo; il secondo, anestesista (direttore dell’unità di anestesia e rianimazione), da Domenico Farina.

Secondo l’accusa (il pubblico ministero è Antonio Laronga) i due costringevano, mediante minaccia implicita, giovani donne che si recavano presso l’ospedale per compiere l’interruzione volontaria della gravidanza – come previsto – entro i primi novanta giorni dal suo inizio, a versare loro somme di denaro in contanti, subordinando al pagamento della somma richiesta (in genere 100 euro che i due indagati si dividevano a metà) l’effettuazione tempestiva dell’aborto, il cui costo è a carico del servizio sanitario nazionale.

L’indagine aveva inizio alla fine del 2013 quando un uomo denunciava ai Carabinieri di Cerignola che il dottor Battarino, unico medico in servizio presso l’unità di ginecologia ed ostetricia dell’Ospedale di Cerignola a non aver sollevato obiezione di coscienza all’esecuzione degli aborti, aveva preteso il versamento di 100 euro in contanti per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza alla figlia. L’uomo precisava che, nonostante avesse rappresentato al Battarino di fruire dell’esenzione dal pagamento del ticket per la prestazione sanitaria, il professionista “aveva preteso la somma richiesta da ripartire in parti uguali con l’anestesista rappresentadogli che, in difetto, non avrebbe eseguito l’intervento prima del compimento del novantesimo giorno di gravidanza”. Ed ecco che così è partita l’indagine dei carabinieri.

Oggi si sono svolti gli interrogatori nel Tribunale di Foggia. “I casi contestati al mio assistito (Belpiede, NdR) sono soltanto 6 – afferma l’avvocato Farina -, con dazioni di 50 euro. In totale, parliamo di 300 euro. Complessivamente, l’indagine ha riguardato 20 casi, di cui 14 imputati al dottor Bettarino. I due facevano tre interruzioni volontarie di gravidanza ad ogni seduta, due a settimana: praticamente si tratta di sei casi. Per di più, è stata evidenziata un’utenza dall’Ofanto, in particolare da Trinitapoli, magari perché sapevano che a Cerignola era possibile usufruire di questo tipo di prestazioni. In ogni caso – precisa – si dovrebbe aprire un dibattito serio sulla opportunità della scelta degli obiettori di coscienza, forse spinti più dalla volontà di non addossarsi possibili rogne che dalla presa di posizione etica”. Poi l’avvocato precisa: “Il caso si è ‘sgonfiato’ sin da subito – spiega a l’Immediato -, con l’ordinanza cautelare che ha previsto un sequestro preventivo di 200 euro a Belpiede e 1250 a Battarino. Nelle contestazioni si parla di 100 euro a Battarino e 50 a Belpiede a prestazione. Queste sono le somme di cui parliamo”. Per questo, i legali hanno chiesto già sabato scorso la revoca della misura cautelare o la sostituzione con una “misura meno afflittiva”. Il riesame si pronuncerà tra 15 giorni. Per il 27, infatti, è prevista la pronuncia del Tribunale delle Libertà di Bari.

 

 

 

Tags: Antonio LarongaArrestiCerignolaDomenico FarinaFrancesco SantangeloGiuseppe BelpiedeMichela ValenteOsvaldo BettarinotatarellaTribunale Foggia
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