“Ma come fanno a preoccuparsi dei danni, oggi, se quand’erano all’opposizione sono stati irresponsabili, non hanno voluto rendersi conto dei dettagli dei costi e hanno presentato due mozioni di sfiducia verso l’ex assessore all’ambiente Massimo D’Amico”. E’ un’ira controllata quella di Fernando Caposiena, ex consigliere di Forza Italia, dopo che l’amministrazione Miglio ha comunicato la vertenza in atto con la ditta di Bologna Cns (consorzio nazionale servizi) che gestisce l’igiene urbana. Il Comune di San Severo è stato citato in giudizio per oltre sei milioni di euro, una cifra a titolo di “risarcimento” relativa agli anni 2009-2013. A governare c’era l’amministrazione Savino, di centrodestra, poi caduta con le firme della stessa maggioranza. Caposiena era consigliere allora , l’assessore all’ambiente era un tecnico da lui indicato.
Il consorzio ha proposto una citazione dinanzi al tribunale di Foggia per chiedere il presunto mancato pagamento di una serie di servizi, con l’aggravio di oneri e interessi di mora.
La questione è stata dibattuta durante il quinquennio Savino senza risoluzione, ed è stata anche oggetto di confronto in campagna elettorale. Caposiena difende la percentuale di differenziata ottenuta dal comune di San Severo, oltre all’abbassamento dell’ecotassa a poco più di 6 euro. L’amministrazione in carica, “che ha già attivato tutte le risorse per rintuzzare questo inaspettato attacco”, si pone però alcune domande: “Perché, nei cinque anni della precedente amministrazione, nonostante i numerosi “esperti” in materia di ambiente, nessuno si è preoccupato di tale cattiva gestione? Chi ha gestito questo rapporto contrattuale? Come lo ha fatto? Perché il consorzio ha atteso cinque anni per ricorrere alle vie legali, ossia subito dopo la fine del mandato precedente e l’inizio della gestione commissariale?”.

L’esperto di cui parla il comunicato diffuso oggi è Massimo D’Amico, ingegnere ambientale, indicato appunto da Caposiena per la delega tenuta durante il governo Savino. Il contratto con la ditta di Bologna risale agli anni dell’ex sindaco Santarelli, il quale ha gestito l’operazione per pochi mesi, prima di lasciare tutto nelle mani dell’amministrazione successiva. Da qui la polemica con chi governava allora che, comunque, non è affatto nuova. Un questione di tale portata è chiaramente all’attenzione se non del Consiglio in via formale, almeno degli uffici legali e del settore ambiente. Inoltre le mozioni di sfiducia in aula erano abbastanza frequenti. “Avremmo portato la vertenza all’attenzione del Consiglio comunale ma non c’è stato il tempo, gli attacchi dell’opposizione non ci hanno lasciato spazio, poi siamo andati via”.
Sono state contestate le ore di lavoro non pagate, anche “lo scarico” che secondo il contratto doveva essere effettuato a Foggia invece è avvenuto a Deliceto (le discariche “abusive” che per Savino erano comprese nel capitolato, mentre per la ditta no). Una faccenda per cui ci si è rivolti all’avvocatura consiliare e agli uffici interessati e che “non passa inosservata nell’arco di una consiliatura”, chiosa Caposiena: “Dovevamo fare la transazione per integrare i servizi non previsti nel capitolato – spiega -, mentre si facevano atti terroristici a fini strumentali contro l’amministrazione. Avremmo potuto fermare tutto ma sarebbe stata una tragedia, abbiamo cercato una soluzione durante quel periodo ma non l’abbiamo trovata”.
Ora la stessa questione spetta risolverla all’amministrazione Miglio preoccupata, a giusta ragione, dei cittadini “che hanno profuso impegno costante e produttivo nella raccolta differenziata e non meritano questo ulteriore – seppur potenziale – aggravio di spesa rispetto alla gestione dei rifiuti”. Sarebbe peraltro un salto all’indietro dopo i risultati ottenuti nel 2013, con la raccolta differenziata al 57,2% che hanno sbloccato “premialità” – quindi soldi freschi – piuttosto importanti.