Liste d’attesa più lunghe, ritardi di pagamento da parte delle Asl e pazienti impossibilitati ad essere accolti nelle strutture. Sono questi alcuni effetti della drammatica situazione economico-finanziaria delle cliniche private accreditate della Capitanata. Per questo il presidente della commissione sanità, Dino Marino, ha scritto una lettera aperta al nuovo assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, “per cercare insieme le soluzioni alla situazione in cui versano le strutture di ricovero accreditate della provincia di Foggia”. “Le strutture – spiega il consigliere regionale sanseverese – vivono in una situazione di totale incertezza circa i rapporti contrattuali, e i relativi vincoli. Ad oggi, infatti, le Case di Cura non hanno ancora sottoscritto il contratto per le prestazioni erogate nell’anno 2013, né conoscono il limite massimo di fatturato (tetto di spesa)”. Per questo non possono programmare l’ospitalità ed il numero delle prestazioni possibili rimborsate dalla Regione Puglia. “Sul tema – chiosa Marino – si sono susseguite nell’ultimo anno una serie di deliberazioni del direttore generale dell’Azienda sanitaria che, lungi dal chiarire definitivamente il valore del fondo unico che la Asl deve individuare a tale scopo, hanno creato ulteriore confusione. La prima definizione del fondo unico aziendale si è avuta con la Delibera DG numero 1021 del 2013, poi modificata dalla Delibera DG numero 99 del 2014, a sua volta revocata e sostituita dalla Delibera DG numero 414 del 2014 messa nuovamente in discussione con la Delibera DG numero 688 del 2014, da considerarsi comunque non definitiva!”. Il caos, dunque. “Le Case di Cura hanno erogato prestazioni di ricovero nel corso dell’anno 2013 emettendo fattura alla Asl e sottostando a regolari e precisi controlli di appropriatezza da parte dell’Uvar di riferimento. Tutto è stato fatto nel ragionevole e motivato convincimento che per l ‘anno 2013 il tetto che sarebbe stato determinato sarebbe stato uguale al tetto definitivo per l’anno 2012 per due ordini di motivi. Innanzitutto la delibera numero 3007 del 2012 imponeva alle singole Aziende Sanitarie di stipulare accordi contrattuali per il primo semestre dell’anno 2013 sulla scorta di quanto assegnato nell’anno 2012, in attesa che si fosse concluso il processo di accreditamento delle nuove branche; poiché il processo di accreditamento non si è concluso l’accordo da stipularsi (e mai stipulato) per il primo semestre poteva e doveva essere inteso come prolungato per l’intero anno 2013. Poi, le Case di Cura hanno ricevuto un acconto mensile sulle prestazioni erogate pari all’85% di quanto assegnato nel 2012, come previsto dalle clausole contrattuali. Le strutture sanitarie in oggetto – prosegue Marino -, hanno erogato prestazioni sanitarie di ricovero alla popolazione di riferimento fino al raggiungimento di un tetto coincidente con l’assegnato 2012 in totale buona fede e seguendo le logiche dettate dalle suddette motivazioni, inoltre, assunto il pesante onere di reperire risorse finanziarie necessarie al regolare andamento delle attività aziendali, sopportando il maggiore costo che il sistema creditizio chiede in caso di maggiore incertezza dovuta all’assenza di un contratto con la Pubblica amministrazione di riferimento. In assenza di un contratto per il 2013 le stesse Case di Cura sono ancora in attesa di avere il saldo delle fatture emesse nell’anno; anche questo è un ritardo che ha comportato la necessità di aumentare l’esposizione finanziaria e il relativo costo. Si ricorda che la Asl di Foggia più volte è stata sollecitata a concludere la stipula degli accordi contrattuali. Da ultimo la delibera di Giunta regionale numero 683 del 2014 ha imposto come termine ultimo il 30 aprile 2014, data già più volte prorogata e comunque non rispettata. È evidente che ad oggi non è più possibile in alcun modo intervenire sulla programmazione dell’erogazione di prestazioni di un anno già abbondantemente concluso. Sarebbe, quindi, totalmente illegittimo stabilire a posteriori un tetto di spesa più basso rispetto al valore complessivo delle prestazioni erogate, fatturate e regolarmente verificate. Allo stesso modo è necessario da subito sollecitare la celere e corretta definizione dei tetti di spesa per l’anno 2014. Facendo riferimento al criterio stabilito dalla DGR n. 683/2014 il fondo unico aziendale di spesa consuntiva sostenuta per l’anno 2012”. A complicare le cose, la delicata fase di passaggio alla nuove nosologie, così come l’attesa dei provvedimenti di autorizzazione e di accreditamento per la nuova conformazione nosologica: “In questa lunga fase di passaggio la Case di Cura stanno sopportando il costo aggiuntivo determinato dalla contemporanea presenza di personale necessario a garantire i requisiti delle vecchie branche ancora attive e di personale richiesto per le nuove specialità. Per cui sono già controllate , oltre ai costi finanziari elevati a causa dei continui ritardi cumulati dalla Asl di Foggia. Allo stato non c’è alcuna possibilità di attuare una legittima programmazione delle attività per il futuro. La crisi finanziaria è tale da non consentire l’erogazione regolare degli stipendi del personale”. “In particolare – conclude il consigliere regionale – già più volte è stata segnalata a tutte le istituzioni competenti la forte situazione di crisi in cui versa la Casa di Cura San Michele, per la quale, in assenza di celeri e decisi provvedimenti, si sarà costretti ad avviare le procedure di liquidazione della società con conseguente danno sulla situazione occupazionale del territorio di Manfredonia”.