Le Sanitaservice, società in house delle Asl pugliesi, tornano nell’occhio del ciclone. Ancora una volta, il caso parte dalla Capitanata. La stessa provincia che fu strategica, nel 2008, per fornire il “modello pilota” da esportare nel resto della regione guidata da Nichi Vendola. Adesso, con il leader di un partito che perde pezzi (Sel) alla fine dell’impero, c’è il rischio che possa saltare l’operazione della “più grande assunzione di massa in Puglia”. Ne è sicuro il coordinatore del sindacato di base Usb, Santo Mangia: “Con le linee guida hanno già determinato la fine delle società in house – spiega a l’Immediato -, bisognerà riprendere la battaglia dalle commissioni regionali, lì dove abbiamo iniziato il percorso nel 2008. Altrimenti, non ci saranno alternative: si tornerà alle cooperative – e agli appalti – per la gestione dei servizi nelle aziende sanitarie pugliesi”.
Più soldi, meno ore
“La Sanitaservice ha bluffato?”, si chiedono alcuni lavoratori che in queste ore hanno indirizzato una nota a sindacati e dirigenti della sanità foggiana. “Quale sarà il futuro della società a Foggia? – scrivono – La risposta a tale domanda potrebbe essere ovvia nel dire che andrebbero rispettate le disposizioni della Spending Review ma purtroppo, se tale manovra ha dimostrato inadempienze ed inefficienze, la Sanitaservice ha dimostrato una strana forma di cannibalismo nei confronti di noi lavoratori. Da quando hanno modificato i rapporti contrattuali con le prestazioni ad ‘ore’, abbiamo avuto la sensazione che la società stia cambiando pelle e padrone. Sembra non sia più un servizio per l’utenza e per i lavoratori (basti pensare alla soppressione dei soccorritori in alcune postazioni), ma una operazione ormai a favore di situazioni contingenti tra le pieghe dei bilanci dell’ente controllante (l’Asl), mossa soltanto da logiche di potere contro il reale spirito di servizio per cui sono nati. In alcune postazioni c’è già molto malcontento…”. Per questo, la “fronda” dei lavoratori della società amministrata dal commercialista Antonio Di Biase, rivendica la necessità “che vengano riconosciute le mansioni e le figure dell’autista e del soccoritore, come originariamente configurate, centrali nella struttura del 118 e di conseguenza della Sanitaservice di cui è parte integrante”.
Come le vecchie cooperative: “Ribelliamoci!”
Per la prima volta i dipendenti della srl interamente controllata da Piazza della Libertà lanciano un “grido d’allarme”: “Rivendichiamo i nostri diritti – scrivono -. La Sanitaservice sta perdendo la sua egemonia quale società leader del panorama sanitario regionale. Guardata come esempio (un tempo) di organizzazione sanitario civile, sta perdendo la sua natura originaria, diventando così come le vecchie cooperative che procedevano con mezzi propri (e che mezzi!) alcune volte a discapito degli stessi cittadini e lavoratori”. E non solo, proseguono: “Tutto questo si ripercuote sugli stessi lavoratori, che non possono essere sottoposti alle logiche clientelari e del potere politico, societarie o personali, ma credono nelle persone oneste ed in una società basata sui valori dell’onestà e della serietà. Per questo, noi ostacoleremo qualsiasi fenomeno del genere, per dare un futuro dignitoso a noi ed ai nostri figli. Esortiamo per questo i colleghi della Sanitaservice a rivendicare i propri diritti, indipendentemente dal sindacato di appartenenza o di qualsivoglia interesse personale. Ribelliamoci non alla Sanitaservice, ma alla sua disfatta, ormai inesorabile senza il nostro aiuto e contributo”.
Altro che Taranto, il precedente è Lucera
Il caso della mancata internalizzazione delle pulizie a Taranto, per via della sospensiva del Tar, potrebbe essere un “male minore”. Difatti, nella storia di queste aziende, spesso il verdetto del primo grado è stato ribaltato al Consiglio di Stato. “La decisione del Tribunale amministrativo è pesante per il riferimento alla legge 66, con cui si impone alla Pubblica amministrazione di prendere i servizi a prezzi di mercato – spiega Mangia -. Detto in altri termini, si prevedono 7 euro lordi ogni ora per un lavoratore delle pulizie: una cifra imbarazzante se si pensa che la soglia minima di decenza sarebbe 13 euro”. Ma gli elementi determinanti sarebbero altri. A cominciare dal dubbio sulle “nuove assunzioni”, ritenute impossibili per una società strumentale, come più volte sottolineato negli interpelli del dirigente regionale Silvia Papini. Stando ai dati ufficiali, fermi al 2010, a Foggia i lavoratori sarebbero 740: una cifra diversa rispetto ai circa 900 più volte (ufficiosamente) dichiarati. “È evidente che assunzioni ex novo non siano possibili, visto che si tratta di assorbire il personale precedentemente alle dipendenze delle cooperative – spiega il sindacalista -, ma finora sono state assunte solo persone a tempo determinato, attraverso il centro per l’impiego, nei periodi di emergenza, come l’estate”. Di più, a pesare sarebbe il “precedente”, costruito da Di Biase a Lucera con l’”assunzione di 10 lavoratori da società interinale e/o cooperative”. Alla fine del 2013, il consigliere Maurizio Friolo in una interrogazione parlò infatti di vero e proprio “cavallo di Troia”. Ad essere citate le parole dell’amministratore unico della società: “Non potendo assumere, come gli altri anni, a tempo determinato, abbiamo deciso di dare in appalto, per due mesi, il servizio pulizie del presidio ospedaliero di Lucera (costo di circa mille euro al giorno) per garantire il servizio”. Un “controsenso” rispetto filosofia economica delle internalizzazioni, che potrebbe smontare tout court l’intero castello della “nuova sanità” di Nichi Vendola.