“È impossibile sopportare questi continui controlli da parte dello Stato. È esasperante. Domenica 29, per esempio, è venuto un presunto ispettore della Siae. È arrivato in reception, ha detto che era della Siae ed ha cominciato a verbalizzare. Secondo lui, da un piccolo megafono c’era la radio in spiaggia. Eravamo in torto, ci ha multato, ma neanche si è presentato come pubblico ufficiale. Non ce la facciamo più. E siamo ancora a fine giugno”. È lo sfogo dell’avvocato cerignolano Enzo Pece, gestore del Beach Club Ippocampo, sul litorale sud di Manfredonia. Affida a una nota di denuncia lo sconcerto per le modalità dei rituali controlli da parte di Capitaneria di Porto, Comune, Asl, Ispettorato del Lavoro, Agenzia delle Entrate, Finanza e Siae.
“Siamo esasperati da questi continui controlli, aumentati negli ultimi due-tre anni, e dall’arroganza di taluni”. È una lamentela comune tra gli operatori turistici, come sottolinea lui stesso, ma c’è “timore delle ritorsioni” e pochi denunciano gli abusi di potere. Così classifica il recente episodio verificatosi nella sua multistruttura balneare (club, bar, ristorante, champagneria, stabilimento balneare, bed&brekfast). “Ho subito nel weekend il controllo della Capitaneria di porto il sabato e il la visita del presunto funzionario della Siae la domenica, e dico presunto perché non mi ha dato modo di verificare chi fosse realmente -racconta a l’Immediato l’imprenditore-. Gli ho chiesto di mostrarmi un tesserino identificativo e il suo nome e cognome, ma niente. Scriveva senza qualificarsi. L’ho sbattuto fuori e ha continuato a scrivere da lì il suo verbale. I controlli sono legittimi e opportuni, ma senza questa arroganza, perché dobbiamo sapere nome e cognome delle persone, per eventuali esposti e per difenderci dalle possibili truffe”.
Non è una protesta contro le ispezioni che sanzionano le violazioni. Si punta il dito contro i controlli simultanei da parte di più organi preposti, che rischiano di mettere letteralmente ko le imprese. “Neanche apri la porta alla stagione balneare, già tutti dentro a controllare. Tante volte sull’uscio della porta si sono incrociati controlli di tipo diverso. Passiamo la giornata appresso alla burocrazia -continua Pece- invece di dedicarci ai problemi dell’azienda e alla clientela. Chiediamo un minimo di educazione ed elasticità: le regole valgono anche per chi controlla”. Quando ha iniziato la sua attività nel settore turistico, quindici anni fa, i controlli, sporadici, si concentravano nel periodo di Ferragosto, con la consueta ispezione dell’Agenzia delle Entrate.
“Da anni invochiamo una razionalizzazione dei controlli, perché si sono moltiplicati negli anni, e dalla Guardie ecologiche alla Finanza, tanti organi sono abilitati a effettuare controlli, Polizia Carabinieri, Guardia Forestale, oltre a quelli canonici”, conferma a l’Immediato il presidente regionale del Sindacato italiano balneari (Sib) Antonio Capacchione. “Si arriva all’esasperazione: succede che va via un ispettore e subito dopo entra un altro, senza nessun coordinamento. I controlli sono opportuni, noi abbiamo interesse che si facciano, affinché i furbetti vengano scovati e venga ripristinata una concorrenza sana, ad armi pari. Il problema è che nel momento in cui non c’è coordinamento, tutti possono fare qualsiasi controllo e quindi si arriva a esercizi ipercontrollati e altri mai controllati. Questo bisognerebbe evitarlo. Per la verità l’attuale Ministro Poletti -aggiunge Capacchione- ha annunciato in un’audizione alla Camera, che il Governo intende istituire un unico ente per effettuare tutti i controlli. Nell’attesa di questo provvedimento, sarebbe opportuno un maggior coordinamento, per evitare queste situazioni paradossali”.
“È una situazione pesante, tenere in piedi, oggi, un’azienda anche medio-piccola come la mia. Non stiamo a Rimini o Riccione, dove arrivano turisti stranieri e la stagione è lunga. Già stiamo soffrendo perché la natura non ci aiuta, tra il cattivo tempo e l’erosione marina che mangia il litorale di Manfredonia, e in più paghiamo le tasse che restano a 12 chilometri da Ippocampo, perché le strade poi le asfaltano a Manfredonia. Qua facciamo miracoli per stare aperti, lasciateci lavorare”, si sfoga ancora Pece. “Mettiamo in chiaro che i controlli è giusto che si facciano, ma ci sono modi e modi”, aggiunge un altro operatore che gestisce un campeggio nel Villaggio manfredoniano. “È capitato anche a me -riferisce Gaetano Vitale, titolare del Camping Ippocampo- di essere soggetto a controlli simultanei e di assistere alla spavalderia di qualcuno”. Unanime, tra gli operatori turistici del Villaggio Ippocampo, è anche la lamentela relativa al fenomeno dell’erosione della costa e alle interruzioni stradali per il rifacimento della strada provinciale 141, con effetti disastrosi sulle prenotazioni.
“Negli ultimi 5-6 anni la spiaggia si è ridotta della metà, ogni anno –fa sapere Pece- verifico la perdita di 7-8 metri di spiaggia per effetto dell’erosione marina. Il costoso studio commissionato dal Comune di Manfrdonia al Politecnico di Bari non ha fatto altro che certificare gli effetti della presenza del porto sulle correnti marine”. In assenza di interventi di ripascimento e impiego di frangiflutti, quest’inverno è crollato il ristorante sulla spiaggia dell’African Beach. L’aggravante, rispetto a tutte queste situazioni, è che quest’anno per venire qui a farsi il bagno ci sono due deviazioni stradali per lavori in corso, subito dopo il casello autostradale di Cerignola e in corrispondenza dello Scalo dei Saraceni, e i nostri clienti preferiscono andare a Margherita di Savoia”. Si tratta di allungare di 2,5 km provenendo da Cerignola (sul percorso alternativo si sono già verificati incidenti, per la stretta carreggiata trafficata per lo più da mezzi agricoli.) e di una decina dalla parte di Manfredonia.