Si può uscire dal circuito della violenza affidandosi a un sistema di servizi competente, qualificato, “alleato”. Il testo della legge sulla violenza di genere (norme per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, il sostegno alle vittime, la promozione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne) che verrà discusso domani in consiglio regionale, traccia questo percorso attraverso un sistema di potenziamento dei centri antiviolenza, già attivato con leggi regionali (n.19/2006 e n. 7/2007) e puntando sull’aiuto concreto a donne e figli. Maria Elena Ritrovato (portavoce della conferenza delle donne del Pd Capitanata) sottolinea del testo “l’alternativa materiale fornita: cosa faccio, dove porto i bambini?”, e “il metodo partecipato per scriverlo che ha permesso il contributo di molte realtà”.
E’ la prima legge sulla violenza contro le donne della Regione Puglia, dove manca ancora quella sulla doppia preferenza, affossata trasversalmente dal consiglio regionale nel 2012. Per questo le operatrici sociali, con cui l’assessore al welfare Elena Gentile (che lascia Bari per l’Europa) si è confrontata insieme alle donne del Pd e altre espressioni del territorio non politiche, preferiscono non commentare: “Finché non la vedo approvata- dice Rosaria Capozzi, presidente dell’associazione Filo di Arianna di San Severo- non mi pronuncio. Chiaro che qualunque legge è perfettibile, ma intanto ce l’abbiamo, è un punto di partenza. Gli uomini devono capire che questa è violenza maschile sulle donne con cui hanno una relazione, finché non superano questo ‘stigma’, non riconoscono questo, non può avvenire uno scatto culturale. E’ successo che con 30mila firme per l’introduzione della legge sulla doppia preferenza, questa non sia passata”.
Sono 18 i centri antiviolenza regionali autorizzati e attivi sul territorio, 7 case rifugio per vittime di violenze e 2 case per vittime di tratta. Il censimento è del gennaio 2014. Nel disegno di legge si definisce il sistema delle responsabilità regionali e degli enti locali con “sinergie” che vanno dall’assessorato all’urbanistica a quello dell’istruzione. Un lavoro da monitorare con una task force permanente, organismo tecnico a composizione variabile che predisponga gli strumenti operativi ad attuazione della norma. Ruolo cardine è quello dell’osservatorio delle politiche sociali (legge 19/2006) che raccorda l’attività di collaborazione, oltre che con le istituzione scolastiche, anche con gli operatori della comunicazione. Il testo interviene anche sulla prevenzione e “la decostruzione degli stereotipi di genere” attraverso una campagna di sensibilizzazione avviata nel 2013 e corsi di formazione miranti all’”uso corretto e non strumentale del corpo delle donne”.
Coinvolto l’assessorato all’urbanistica, con il quale è stata definita una quota di alloggi Erp (edilizia residenziale pubblica) nella disponibilità dei sindaci da assegnare alle vittime di violenza e quello all’istruzione, sia per il coinvolgimento delle scuole, sia per quanto riguarda il percorso di reinserimento avvalendosi di risorse del Fondo sociale europeo. Il finanziamento della legge conta su 900 mila euro dell’esercizio finanziario corrente e sulla stessa somma già impegnata in capitoli di spesa del 2008. Altri interventi troveranno copertura in circa 1,5 milioni già stanziati per il contrasto alla violenza ai minori. Un ulteriore investimento infrastrutturale (misura 3.4.1 del Po Fesr) vedrà la realizzazione entro gennaio 2015 di altre tre case rifugio.
I programmi antiviolenza- recita l’articolo 16- integrano quanto già previsto dai piani sociali di zona o da altre misure specifiche di intervento. Prevista anche la possibilità di “accoglienze autonome e autogestite basate sulla relazione tra donne” con priorità alle associazioni femminili per gli interventi in base alla legge e “favorendone il coinvolgimento”.