Scacco matto ai rapinatori di Cerignola. Il centro ofantino, da mesi al centro di una serie di assalti a portavalori, torna al centro della cronaca nera per una vicenda datata 14 dicembre 2012. Azioni paramilitari, con kalashnikov, chiodi, passamontagna e mezzi pesanti. Ultimamente si assiste a vere e propri scene da film su strade e autostrade del centro sud Italia. Protagonisti alcuni malviventi cerignolani. Ma passiamo ai fatti.
GLI AVVENIMENTI
Alle 8e10 circa del 14 dicembre 2012, sull’autostrada A/14 fra i caselli di Vasto Nord e Vasto Sud, un commando composto da una decina di individui ben organizzati ed armati di fucili a pompa e kalashnikov, colpirono un furgone portavalori della società “Aquila” Srl di Ortona. Il gruppo d’assalto bloccò l’autostrada in entrambi i sensi di marcia spargendo sull’asfalto chiodi a tre punte ed esplodendo, contestualmente, numerose raffiche di mitra. Un’azione violenta durata circa 20 minuti, il tempo necessario per far arrestare a colpi di mitra la marcia del portavalori, disarmare e immobilizzare a terra le tre guardie giurate, tagliare la cappotta del mezzo e impossessarsi di ben 600mila euro. Subito dopo, i rapinatori, scavalcarono la recinzione autostradale fuggendo a bordo di due autovetture sottratte, con le armi, ad alcuni passanti in transito. Dopo alcuni minuti, nel trambusto creatosi nell’area interessata, il personale dell’Aliquota Operativa della Compagnia dei carabinieri di Vasto, recuperò un primo passamontagna utilizzato e perso dai malavitosi durante la fuga. Nel frattempo vennero allertate le centrali operative dei comandi limitrofi e svolti gli accertamenti urgenti sulla scena del crimine che permisero di repertare ed acquisire bossoli, armi, chiodi ed altro, che si riveleranno utili alle indagini.
Alle 9e10 circa, l’Arma di Montefalcone nel Sannio (CB) intercettò nel proprio territorio un furgone che, alla vista dei militari, effettuò una manovra repentina imboccando una strada sterrata in aperta campagna. Ne scaturì un breve inseguimento terminato con la fuoriuscita dalla sede stradale del veicolo. Dal mezzo scesero almeno 7 soggetti che si dileguarono a piedi nella folta vegetazione del territorio circostante, compreso fra i comuni di Trivento e Montefalcone del Sannio. All’interno dell’abitacolo furono recuperati alcuni passamontagna, due fucili a pompa, un kalashnikov e due “bussolotti” contenenti parte del denaro provento della rapina (220mila euro), mentre tra la vegetazione spuntarono altri passamontagna. La Procura della Repubblica di Vasto e il pool di Magistrati composto da Giancarlo Ciani e Enrica Medori, delegarono esclusivamente i carabinieri del Nucleo Operativo di Vasto, sotto la direzione del Maggiore Giancarlo Vitiello e del Tenente Domenico Fiorini, per il proseguo delle investigazioni.
LE INDAGINI
I primi accertamenti furono eseguiti sul mezzo (il furgone recuperato a Montefalcone del Sannio), che dagli accertamenti risultò provenire dal cerignolano. Infatti il mezzo intestato ad un soggetto pregiudicato di Cerignola e ceduto in conto vendita ad altro pregiudicato non risultò provento di “furto”.
Le informazioni acquisite dal personale della Compagnia condussero gli investigatori nel centro storico di San Salvo dove il gruppo armato si era ricompattato dopo la rapina per sostituire le autovetture rubate. Lì vennero acquisiti filmati estrapolati dalle immagini della video-sorveglianza di immobili privati riuscendo così a ricostruire le fasi della fuga dei rapinatori, individuando il percorso fatto dagli stessi, il locale utilizzato come base ed il furgone “pulito” intercettato e fermato a Montefalcone del Sannio a bordo del quale erano saliti i malviventi per darsi alla fuga.
Dopo una perquisizione mirata si arrivò al primo arresto di un componente della “banda”: Simone Di Gregorio di San Salvo. Alle 20 circa, senza mai interrompere le ricerche dei fuggitivi personale dell’Arma di Bojano riuscì ad individuare nelle campagne di Trivento un secondo componente del gruppo criminale, uno degli esecutori materiali: Vincenzo Costantino.
Durante le indagini emersero precisi indizi nei confronti di numerosi soggetti per la maggior parte provenienti da Cerignola legati, a vario titolo, al furgone abbandonato. Nel frattempo, presso la Procura della Repubblica di Vasto gli arrestati vennero iscritti al procedimento penale nr. 1450/12 R.G.N.R. mod. 21 per i seguenti reati: tentato omicidio, rapina aggravata, incendio doloso, ricettazione, detenzione di armi da guerra e altro.
Dopo circa un mese d’investigazioni, il Comando di Vasto formulò una seconda informativa di reato che mise in evidenza il ruolo di altri individui tutti provenienti da Cerignola (supportati da dati ricavati dalle intercettazioni telefoniche, tabulati telefonici, controllo del territorio, assunzioni di sommarie informazioni rese da persone informate sui fatti e attività di O.C.P.). I neo indagati vennero sottoposti a perquisizione personale con tanto di prelievo salivare per accertamenti biologici.
Le indagini continuarono incessantemente senza tralasciare nulla tanto che vennero analizzati migliaia di dati scaturiti dal traffico di “celle” telefoniche, su schede italiane e greche (in quanto i rapinatori avevano in uso anche utenze mobili greche). Il giorno della rapina furono attivati ponti ripetitori ubicati nel territorio interessato dalla vicenda. Quest’ultima attività di p.g. permise di deferire alla Procura della Repubblica di Vasto un’altro individuo, Matteo Morra, proprietario di un’autodemolizione a Cerignola, ritenuto componente del commando. Successivamente, vennero svolti accertamenti all’ospedale civile di Cerignola al fine di verificare se la sera della rapina o il giorno successivo vi fossero stati soggetti che avevano ricevuto cure al pronto soccorso. L’ipotesi che i malviventi, fuggendo nella fitta vegetazione, si fossero procurati delle gravi lesioni risultò proficua infatti due pregiudicati locali e precisamente Antonio Patruno (il quale al momento era sottoposto alla misura della semi libertà con obbligo di fare rientro ogni sera in carcere alle 23) ed Emilio Cirulli erano stati visitati presso il pronto soccorso il 15 dicembre,.
Nel frattempo, arrivarono i risultati delle comparazioni, effettuate dal R.I.S. di Roma, dei profili estrapolati dai reperti con quelli dei soggetti indagati; attività tecnica che permise di stabilire l’esatta corrispondenza con altri soggetti. Si è così giunti ad emettere decreto di Fermo di Indiziato di delitto a carico di Cono Surace, Antonio Patruno e Matteo Morra (il primo di origine siciliana e i restanti di Cerignola ritenuti sicuramente appartenenti al gruppo di fuoco) successivamente convertite in misure cautelari da parte del G.I.P. di Vasto.
Con l’ultima informativa del dicembre 2013, nella quale si sottolinearono ulteriori elementi investigativi acquisiti a carico di altri due indagati nonché i risultati di altri accertamenti di “compatibilità” del loro DNA con i reperti analizzati dal R.I.S., si arrivò all’emissione di altre due misure cautelari in carcere a carico di Emilio Cirulli e Francesco Losurdo, ritenuti anche quest’ultimi parte del gruppo di fuoco.
Dopo gli ultimi arresti, le indagini continuarono con la collaborazione dei carabinieri della Compagnia di Cerignola fino all’identificazione e al successivo arresto degli ultimi due componenti del commando, Vincenzo Sciusco e Leonardo Caputo, responsabili materiali, in concorso, della rapina, mediante la comparazione dei profili biologici prelevati sui passamontagna rinvenuti nel Fiat Scudo utilizzato per la fuga e dal traffico telefonico degli apparecchi cellulari da loro utilizzati.
LA BANDA


