Dal traffico dei rifiuti all’abusivismo edilizio, dagli incendi boschivi al racket degli animali, ma anche l’agromafia e gli affari illeciti nel settore dei beni culturali e della green economy: le cifre degli illeciti saranno rese note domani a Bari, presso la sede di Legambiente Puglia. All’appuntamento con l’annuale “Rapporto Ecomafia 2014” elaborato da Legambiente, saranno presenti anche le Procure di Lecce, e sarà un’occasione per fare il punto sui disastri ambientali perpetrati nelle campagne della Capitanata, violate dai rifiuti interrati scovati dall’operazione “Black Land”. “Presenteremo le nuove classifiche 2013 e i numeri relativi ai primi mesi del 2014. La situazione non è rosea e speriamo che tutto questo non sia la punta dell’iceberg ma, ma sia piuttosto un fenomeno in attenuazione”, aveva annunciato già nei giorni scorsi a l’Immediato il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini,a cornice di un forum sull’importanza dell’acqua in agricoltura tenutosi a Cerignola.
Legambiente e la lotta ai traffici illegali di rifiuti
Già in occasione degli arresti, Legambiente Puglia si era espressa sui traffici illegali di rifiuti campani tombati in Puglia, tra Salento e Capitanata. “A riguardo, abbiamo chiesto un forte monitoraggio, che stanno già facendo le forze dell’ordine”, ribadisce Tarantini a l’Immediato, sottolineando che sul fronte dei controlli, “la Puglia ha una marcia in più”. Dal 2007 è attiva una cabina di regia che vede la Regione a stretto contatto con Carabinieri, reparto aeronavale delle Finanza, Corpo forestale dello Stato, Arpa e Cnr.

“Stanno monitorando costantemente il territorio –osserva il presidente di Legambiente-. La Regione quest’anno ha rinnovato la convenzione stanziando 450mila euro. Sono risorse economiche importanti, perché i voli degli elicotteri, soprattutto quelli con le termocamere, hanno un costo di migliaia di euro ogni volta che si alzano in volo. Noi abbiamo chiesto alla Regione Puglia di monitorare il territorio, soprattutto perché la Puglia, come sottolinea la commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo illegale di rifiuti, è particolarmente a rischio, sia per la posizione geografica, come trampolino di lancio per traffici transazionali, e sia per le sue caratteristiche geomorfologiche. La Puglia non sarà la terra dei fuochi, ma, io dico sempre, è la terra dei buchi. Il Prai ha censito 2579 cave abbandonate e dismesse che vanno monitorate, perché si prestano alla tecnica del tombamento ad opera della criminalità organizzata che è brava a intercettare le domande di imprenditori senza scrupoli, e lo stiamo vedendo quello che sta emergendo nel Salento, che vogliono smaltire illegalmente rifiuti, risparmiando il 50% sui costi. La provincia di Foggia, per la vicinanza geografica con la Campania che dal 1993, dall’anno in cui Legambiente pubblica il rapporto ecomafia, è sempre al primo posto nel ciclo illegale dei rifiuti, è sempre stata una provincia particolarmente a rischio”.
Lo testimoniano le inchieste sugli scempi avviate dalle Procure dal 2006, le varie operazioni Rabbit, Veleno, Black River, che inquietano anche per l’insensibilità ecologica delle popolazioni. “A Deliceto venne scoperta una cava di 350mila metri cubi tombata di rifiuti, che addirittura deviavano il corso del fiume Cervaro, e mai nessuno ha detto niente (LEGGI). Chiediamo anche una forte collaborazione dei cittadini. È assurdo che ad Ordona, secondo quanto sta emergendo, siano state tombate circa 500mila tonnellate di rifiuti e nessuno abbia visto niente”.
Urgente bonificare le aree
Non sempre le discariche, ricorda lo stesso Tarantini, sono frutto di interventi della criminalità organizzata, e spesso l’inciviltà dei cittadini origina cumuli di rifiuti a cielo aperto, frequenti in quei comuni in cui una volta avviata la raccolta differenziata porta a porta scriteriatamente ci si disfa di rifiuti indifferenziati in campagna. Per tutte le situazioni di smaltimento abusivo e criminale di rifiuti, “tramite il presidente della commissione ambiente della Camera abbiamo chiesto al Ministro di intervenire e sostenere la Regione Puglia con dei fondi”, ricorda il presidente. Non è sufficiente predisporre il piano di caratterizzazione e messa in sicurezza. È urgente bonificare le aree. “È ovvio che tutti questi tombamenti arrecano anche dei danni alla falda acquifera. Danni che poi -aggiunge- hanno ripercussioni nel ciclo alimentare. Ecco perché bisogna partire subito col piano di caratterizzazione, la messa in sicurezza e la bonifica di questi siti”.
Falde avvelenate
L’allarme sul potenziale inquinamento delle falde acquifere delle campagne del Tavoliere nelle settimane scorse ha fatto il giro della rete, per l’associazione tra la sospensione dell’erogazione dell’acqua, causa guasto di una condotta idrica, e il malaffare dei rifiuti tombati nelle campagne ad opera degli ambientalisti dei blog indigeni che titolavano a lettere cubitali “Puglia: acqua potabile avvelenata dall’inquinamento eco mafioso”.
A smentire ogni possibile correlazione tra rubinetti a secco e acqua contaminata è il chimico Pierpaolo Abis, responsabile della vigilanza igienica dell’Aqp. “Non c’è alcuna correlazione e nessun rischio per la potabilità dell’acqua. Se hanno fatto delle interruzioni, sarà stato per dei lavori sulle condotte, come succede frequentemente. Poi al di là dell’Aqp, che diciamo è il produttore, i controlli sulla qualità della potabilità delle acque vengono effettuati anche dalle Asl, e quindi c’è un doppio livello di controllo. Credo, peraltro, che quelle interessate dallo sversamento dei rifiuti -commenta a l’Immediato- siano cave in zone non interessate da sorgenti dell’Aqp. L’acqua che giunge nelle abitazioni di quei comuni viene dal Fortore”.
Il caso Cerignola
Gli sversamenti che interessano l’agro di Cerignola si sono verificati nelle adiacenze dell’invaso Capacciotti, tra gli impianti della rete infrastrutturale del Consorzio di Bonifica che abbevera i campi coltivati. La preoccupazione che terreni confinanti con la cava possano essere stati irrigati con acque inquinate “non è legittima”, rassicura su questo versante l’agronomo Luigi Nardella, dirigente del settore irrigazione del Consorzio di Bonifica di Foggia. Prima di parlare di contaminazione di pozzi e falde acquifere, osserva il tecnico, “bisogna avere l’informazione sul tipo di sversamento”.
“Bisogna sempre partire dal tipo di sversamento che è stato fatto. Per la mia esperienza posso dire che in questi casi, per la maggior parte di questi sversamenti, che potrebbero essere a carattere industriale, ci possono essere falde limitatamente interessate, ma in questo territorio il 99% delle colture irrigate utilizzano acqua di superficie. Per cui, il possibile utilizzo di acque eventualmente inquinate è molto meno probabile che in Campania, dove la struttura acquedottistica pubblica è molto più limitata rispetto al nostro territorio. In questo territorio abbiamo 40mila ettari attrezzati con impianti pubblici irrigui, dove l’acqua di fiume viene accumulata in grossissimi volumi. Per cui, anche uno sversamento, diluito in quella massa, è poco significativo”.