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Home » Case affittate a studenti e slot milionarie tra i beni dei Sinesi-Francavilla. Tutto sequestrato

Case affittate a studenti e slot milionarie tra i beni dei Sinesi-Francavilla. Tutto sequestrato

Di Francesco Pesante
22 Febbraio 2018
in Cronaca
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1È arrivato il tempo della chiusura per le attività del clan Sinesi-Francavilla. I carabinieri del comando provinciale hanno sequestrato beni per 800mila euro al noto clan foggiano. Esercizi commerciali, sale giochi, appartamenti dati in affitto a studenti universitari inconsapevoli. Tanta roba nelle mani della “famiglia camorristica” come definita dal comandante Antonio Basilicata. Ovviamente, ogni attività era intestata a prestanome.

I sequestri delle ultime ore rientrano nel calderone dell’operazione “Gotha” del 20 novembre 2013. In quel periodo emersero tutti (o quasi) i traffici internazionali tra il clan foggiano e il Marocco. All’epoca si parlò di 300 kilogrammi importati per un giro di affari di 420mila euro. 220mila dei quali finiti dritti nelle tasche del clan.

Ma torniamo al sequestro preventivo propedeutico alla confisca (12 sexies, una novità per Foggia). Il decreto emesso dal Gip del Tribunale di Bari fa scacco matto ad Antonello Francavilla (già in gabbia). Nell’indagine patrimoniale sul noto esponente mafioso sono emerse parecchie attività gestite da Francavilla ma a lui non formalmente intestate.

45 new slot ubicate in vari esercizi d’impresa di Foggia e provincia di proprietà della “Italia Giochi srl” con sede a Orta Nova.

Sequestro anche per la sala gioco per videolottery (unica in città) di Foggia in via Crispi 55 C, anch’essa della “Italia Giochi srl”.

Un appartamento di 80 metri quadrati in via Arpi, pieno centro storico di Foggia, affittato a studenti universitari. Questi ultimi continueranno a versare il canone di locazione ma allo Stato.

Stop alle attività anche per una società cooperativa denominata “Mare” con sede legale a Foggia. In via di chiusura anche la profumeria “Follie di bellezza” di proprietà della coop “Mare”, sopra citata, ubicata a via Lucera 95.

Sequestro infine per i saldi attivi di due conti correnti bancari di Antonello Francavilla. “Oggi si conclude un lavoro iniziato nel 2012 – ha detto il tenente colonnello Pasquale Del Gaudio -; dopo aver appurato i canali di approvvigionamento siamo arrivati alla confisca dei beni”.

Beni dal valore complessivo di 800mila euro. In tutto questo emerge la sproporzione tra il valore di ogni singolo bene e la capacità reddituale di Antonello Francavilla e dei suoi intermediari. Le attività sequestrate erano utili al clan per immettere nel mercato lecito i soldi guadagnati dai traffici illegali come quello della droga (business del Marocco in primis).

Impressionanti gli affari nel mondo delle slot machine. Nel 2013 le slot sequestrate hanno registrato ricavi per oltre 500mila euro.

L’OPERAZIONE GOTHA

Sulla tratta Foggia-Marocco giravano parecchi verdoni e, soprattutto, tanto hashish. Addirittura 300 i kilogrammi importati per un giro di affari di 420mila euro. 220mila dei quali finiti dritti nelle tasche del clan.

Una storia che vide protagonisti una donna insospettabile, un artista di fiammiferi con un passato da cantante e ovviamente gli arrestati. Nell’ambito dell’ “Operazione Gotha” finirono in carcere Francesco Sinesi (classe 85), Marco Lombardi (classe 76) e Svetla Slavchova Georgieva (classe 71). Domiciliari per il 72enne Francesco De Tinno (l’artista) e per Marco Brigido (classe 82). Un sesto indagato, Antonello Francavilla venne beccato qualche giorno più tardi.

Il giorno dell'arresto di Antonello Francavilla
Il giorno dell’arresto di Antonello Francavilla

L’inchiesta colpì la batteria Sinesi/Francavilla. I reati contestati erano quelli di acquisto, importazione, trasporto e detenzione di sostanze stupefacenti e i connessi reati di spaccio di droga, detenzione e porto illegale di esplosivo. Reati aggravati dal metodo mafioso.

La novità più importante di “Gotha” fu rappresentato dagli affari col Marocco, partiti, stando agli inquirenti, a marzo 2013. Sinesi e Francavilla avviarono, con la partecipazione dell’intermediario Lombardi, una trattativa con trafficanti marocchini per l’importazione di un ingente quantitativo di hashish.

L’intermediazione venne eseguita da De Tinno (già arrestato a settembre 2013 per spaccio di droga nel suo garage in via Lucera) e da Georgieva. I due si recarono più volte direttamente in Marocco per acquistare l’ingente partita di hashish.

L’operazione venne finanziata da Sinesi e Francavilla, organizzatori anche del commercio dell’hashish.

Eccezionali le cautele adottate dal sodalizio. Per evitare problemi, infatti, il clan si serviva di utenze estere, in particolare della “Maroc Telecom”.

L’indagine svelò come Francavilla avesse anticipato ai trafficanti marocchini, a titolo di garanzia per il buon esito dell’operazione, la somma di 135.000 euro. Soldi inviati in Marocco ad aprile tramite il canale “Money Transfer”, mentre De Tinno e Georgieva erano “ospiti” dei trafficanti marocchini.

Tuttavia, a causa del maltempo e del sequestro di ingenti partite di hashish lungo le coste spagnole, l’importazione dell’hashish non solo subì notevoli ritardi ma comportò un ulteriore aumento del prezzo dell’hashish.

Inconveniente molto fastidioso per Sinesi e Francavilla, costretti a giustificare il ritardo con i sodali che avevano investito somme di denaro nell’operazione. Problema non di poco conto perché nel frattempo altri soggetti introdussero sul mercato qualità di hashish chiamate “Scorpione” e “Gold” creando tensioni nel mondo dello spaccio.

La trattativa con i marocchini si sbloccò solo a luglio. Prima De Tinno e poi Lombardi si recarono rispettivamente in Marocco e in Spagna per seguire personalmente l’invio del carico.

Cinematografico il caso di De Tinno, mandato in Marocco per rimanere a disposizione dei trafficanti. Una sorta di “fideiussione umana”. Infatti Sinesi e Francavilla, non fidandosi degli interlocutori marocchini e temendo di poter essere raggirati, inviarono l’artista-spacciatore a garanzia dell’operazione da vero e proprio “ostaggio”. Solo una volta che il carico sarebbe giunto in Italia il clan avrebbe pagato la restante quota pari a 180.000 euro consentendo, di fatto, il rientro in Italia del 72enne.

L’ “Operazione Gotha” evidenziò come gli affari della “Società” si siano trasferiti altrove. I clan si riorganizzano anche a seguito degli arresti illustri avvenuti negli ultimi anni. Gli occhi delle “batterie” guardano il Marocco, terra nota anche per la produzione di hashish d’alta qualità. Ma sembra proprio che le forze dell’ordine abbiano interrotto sul nascere il nuovo business dei Sinesi/Francavilla tanto che il comandante dei carabinieri, Antonio Basilicata commentò con fierezza: “Abbiamo colpito al cuore il sistema del clan”.

Tags: Antonello FrancavillaAntonio Basilicataclan mafiosiFoggiaSinesi-Francavillasocieta foggiana
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