“Ma i costi delle sacche di sangue, non aggraverebbero le spese dell’Asl? Ci chiediamo perché tutto questo, a chi giova, quali possono essere gli interessi, e di chi”. È il Tribunale del Malato in seno al coordinamento di CittadinanzAttiva di Cerignola a interrogare, sull’anomala sospensione delle raccolte di sangue esterne, i vertici dell’azienda sanitaria locale e la Regione, chiamando in causa l’assessore regionale alla Sanità Elena Gentile, il general manager e il direttore sanitario dell’Asl di Foggia, Attilio Manfrini e Luigi Pacilli, e il direttore del Dipartimento interaziendale di Medicina Trasfusionale, Lazzaro di Mauro.
“La situazione delle raccolte sangue, è a dir poco disastrosa e il risultato di questo atteggiamento -si legge nella nota di denuncia pervenuta in redazione- ha causato il forte calo delle donazioni. CittadinanzaAttiva di Cerignola in più incontri con le associazioni Avis Cerignola, Fidas Zapponeta, Avis Ortanova e Fratres Cerignola, ha recepito tutto il malessere, delle suddette associazioni, prossime alla chiusura nei piccoli paesi, dove non esiste un centro trasfusionale. Per tutto ciò che sta accadendo chiediamo un tavolo di confronto serio e partecipato, insieme ai presidenti provinciali e locali delle associazioni dei donatori, per poter trovare una valida soluzione”.
Le criticità dipendono dal malfunzionamento dell’organo di gestione e controllo della rete dei centri di raccolta, a detta delle associazioni. “Il Dipartimento interaziendale di Medicina Trasfusionale era stato costituito per seguire gli indirizzi del Crat: doveva organizzare e controllare tutte le attività delle strutture di medicina trasfusionale del territorio di competenza, organizzare la rete di raccolta sangue ed emoderivati, al fine di raggiungere l’autosufficienza, e, rispettando le previsioni delle raccolte, doveva perseguire la compensazione di emoderivati ed emocomponenti tra le varie strutture, sia a livello provinciale che regionale, ed anche extraregionale. La promozione ed il coordinamento di tutto ciò doveva essere fatto insieme alle associazioni dei donatori. Tutto ciò non avviene, a discapito di chi ha necessità di trasfusioni o di emoderivati, con la conseguente carenza di sangue e di tutti i suoi componenti. Nei vari incontri effettuati con dirigenti di dipartimento, prospettando tutte le varie problematiche, è stata data come risposta alle varie associazioni di donatori: ci conviene comprare il sangue”, prosegue la nota.
La sospensione delle raccolte extra-ospedaliere organizzate in collaborazione con le associazioni dei donatori non è che l’aspetto più evidente della querelle che riguarda soprattutto l’inosservanza di quelle norme e procedure che lo stesso governo regionale ha stabilito. “In questi sette anni non è stato fatto nulla, nonostante l’introduzione di nuove normative. Ad oggi non si sa quali siano i centri accreditati e la raccolta sangue è stata sospesa la domenica nella provincia di Foggia”, riferisce a l’Immediato Mimmo Dagnelli, nel coordinamento di CittadinanzAttiva di Cerignola. “Il calo delle donazioni in alcune realtà arriva a oltre il 50% -prosegue- e in realtà senza centri trasfusionali è passato un anno senza avere la possibilità di organizzare donazioni. Centri come Accadia e Orta Nova, non facendo più raccolte sangue, non hanno più la possibilità di esistere”. L’interruzione delle uscite per la raccolta straordinaria, che abbraccia anche quei comuni che non hanno un centro trasfusionale, si ripercuote sull’attività dei servizi trasfusionali ospedalieri, che ricorrono al prestito da altri presidi regionali per l’abbisogno di sangue. Una pratica che oltre ad avere un costo, può rivelarsi assai pericolosa, perché si rischia di non avere sangue per le emergenze, avvertono gli stessi operatori delle strutture sanitarie.
“È un problema soprattutto di forma”, spiega il direttore del Centro Trasfusionale dell’ospedale “Tatarella” di Cerignola, Francesco Distefano. “Come tutti gli anni abbiamo presentato la richiesta per l’autorizzazione alla raccolta per quest’anno, che era annessa alla richiesta di pagamento per le uscite effettuate lo scorso anno (il ritardo nella liquidazione degli emolumenti dovuti agli operatori sanitari per le prestazioni aggiuntive risale al dicembre 2012, ndr) e non abbiamo ricevuto alcuna risposta”. L’aspetto economico “non è preponderante” in questa vicenda, osserva il medico. Piuttosto, è il mancato rispetto di determinate regole che sono state impartite dalla Regione Puglia attraverso i Crat alle varie province, che viene messo in evidenza. Si rischia di disperdere per i corridoi della burocrazia il grande impegno profuso dalle associazioni per sensibilizzare alle donazioni e i risultati ottenuti attraverso l’organizzazione delle raccolte extra-ospedaliere. È un servizio di vitale importanza. “Attraverso l’attività di questo servizio si salvano delle vite. Solo dal reparto di Medicina ci arrivano richieste giornaliere. Per quanto ci riguarda –prosegue Distefano- siamo ancora nella fase, di autosufficienza, ma per l’estate non garantisco nulla. Aumentando le degenze, gli interventi, c’è necessità di elevati quantitativi di sangue. Da mattina a sera non facciamo che esaudire richieste di sacche che trasferiamo ai vari reparti, con una media giornaliera che si aggira in torno alle otto unità. Ma il problema è che se è molto semplice recuperare i gruppi A positivo, quei gruppi sanguigni particolari, i gruppi 0 positivo o di tipo Rh-negativo, mandano in tilt i centri trasfusionali degli ospedali. C’è il rischio di far saltare le sedute operatorie per gli interventi programmati. Il dramma è questo”.
Drammatica è anche la condizione degli operatori dei centri trasfusionali, con organici ridotti all’osso, a Cerignola come a Foggia. Il servizio di Medicina Trasfusionale degli Ospedali Riuniti conta in organico 7 medici, ma prestano servizio in 6. Facendo parte del Dipartimento di Urgenza ed Emergenza, gli operatori sanitari garantiscono anche il servizio di guardia attiva e quando si svolgeva l’autoemoteca alla domenica, un medico si sacrificava per 12 ore in ospedale, un altro faceva il turno di notte, l’altro la notte del sabato. Rinunciando al riposo per consentire la copertura dei turni. “È una situazione che sta chiaramente implodendo -commentano dal servizio di Medicina Trasfusionale di Foggia-. Fino all’anno scorso, che avevamo un’attività consolidata di uscite associative sul territorio, siamo stati sempre autosufficienti, almeno per quanto riguarda le emazie. Dall’inizio di quest’anno stiamo prendendo un po’ di sangue da tutti i trasfusionali, in particolare da San Giovanni Rotondo, che fa 550 autoemoteche, per cui ha sangue, non dico da regalare, ma da vendere, perché, purtroppo, lo compriamo. È una situazione angosciante soprattutto per noi che lavoriamo e dobbiamo assicurare quello che è il supporto trasfusionale a tutti i nostri pazienti ricoverati”.
