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Home » Clinica San Michele, niente stipendi da febbraio. Salatto si sfoga: “Denunciatemi così esce tutto allo scoperto”

Clinica San Michele, niente stipendi da febbraio. Salatto si sfoga: “Denunciatemi così esce tutto allo scoperto”

Di Michele Iula
22 Febbraio 2018
in Sanità
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“Se non mi danno i contratti giusti, chiudo. Altro che qualche licenziamento… Ho parlato con i dipendenti, ho dato a tutti i bilanci: gli ho detto, denunciatemi! Se mi denunciate sono contento, così esce tutto allo scoperto”.

La sanità privata di Manfredonia è sull’orlo di una crisi clamorosa. E a breve potrebbe scoppiare una vera bomba ad orologeria. Ad esprimersi in questi termini, infatti, è il patron della clinica San Michele, Potito Salatto, proprietario dell’omonimo gruppo della sanità privata con strutture in Puglia e Basilicata. La minaccia della chiusura arriva proprio mentre i sindacati rivendicano il mancato pagamento di diverse mensilità ai dipendenti. Con una nota del 2 maggio scorso, la Cgil ha scritto all’Asl di Foggia: “Si segnala la continua difficoltà in cui versano i dipendenti della casa di cura San Michele di Manfredonia, i quali lamentano che la direzione della struttura provvede ai pagamenti degli emolumenti stipendiali con notevole ritardo. Infatti, ad oggi, non sono stati pagati agli stessi gli stipendi di febbraio, marzo e aprile 2014. Ormai questo è un trend che dura da diverso tempo. Nell’esprimere preoccupazione per il futuro della struttura, legate alle difficili situazioni economiche imposte dal limite del tetto di spesa assegnato dalla Regione Puglia alla casa di cura, si chiede di voler intervenire al fine di trovare una corretta soluzione ai problemi stipendiali del personale e a quanto sopra rappresentato”.

La risposta dell’imprenditore non si è fatta attendere: “È ovvio che non posso pagare, se non ci danno ancora il contratto 2013. Questo contratto, solitamente, si fa tra gennaio e marzo. Siamo a maggio… Sono state fatte tre versioni dall’Asl di Foggia, tutte e tre sono state ritirate. Questi sono pazzi. Oppure, evidentemente, giocano con gli addendum, facendo piaceri a qualcuno e scontentando qualcun altro”.

Potito Salatto
Potito Salatto

Sulle cifre, però, non si vuole esporre. Non vuole precisare, cioè, quale sarebbe la differenza tra le spettanze (“concordate con la Regione Puglia”) e la cifra invece riconosciuta dall’Asl. “Dopo che abbiamo fatto un incontro con assessori e tecnici a Bari ed è stata assegnata una cifra alla clinica San Michele – afferma l’imprenditore foggiano -, poi ci siamo ritrovati a Foggia con 500mila euro in meno. Ho tutti i bilanci certificati in assessorato e agli altri enti. Nel frattempo, rispettiamo tutti i requisiti e abbiamo il personale adeguato. Ho mostrato tutto ai dirigenti Vincenzo Pomo e Silvia Papini. Gli ho detto: se siete bravi portatela avanti voi la clinica in queste condizioni. Due sono le cose, dunque: o sono io che non sono capace, o sono gli altri che sono imbroglioni. Ecco perché chiedo un controllo a tappeto su tutte le case di cura”.

Attilio Manfrini
Attilio Manfrini

Poi, rilancia individuando il “responsabile” della situazione, ovvero il direttore generale di Piazza della Libertà, Attilio Manfrini:  “Fa il doppio gioco. Quando ho detto all’assessore Elena Gentile che ho avuto 16 ispezioni in 2 anni – e le altre case di cura neanche una –, si è stupita. Prima facevano un po’ e un po’, ma adesso ad essere responsabile della situazione è il direttore generale”. Prima di continuare: “L’altro paradosso riguarda il piano di rientro iniziato nel 2012. Ma se io apro nel 2012 da che cosa devo rientrare, dal tetto di 3,3 milioni, quindi mi toccherebbero 2,8 milioni? Evidentemente, qualcosa non quadra. Non ho detto niente finora perché siamo in una fase politica particolare, e magari qualcuno avrebbe pensato che volessi soltanto speculare. Finita la campagna elettorale, desidero i tetti secondo legge. In quel buco là (la clinica, NdR) io ci ho rimesso 2,8 milioni in 2 anni e non ho preso una lira. Adesso, se vogliono pensare che devo rimetterci 400mila euro ogni anno, non hanno capito davvero nulla. Anche perché non è possibile che la Regione dica 2,5 e Manfrini si intestardisca su 2,2 milioni. La prova del 9 sarà solo una per capire tutto: vedremo chi se la comprerà la clinica una volta chiusa”.

Il riferimento probabile, nemmeno troppo velato, è al competitor foggiano Paolo Telesforo, che già da qualche tempo ha intrapreso un contenzioso amministrativo contro l’autorizzazione concessa alla clinica sipontina.

Tags: Attilio ManfriniClinica San MicheleElena GentileManfredoniaPaolo Telesforopotito salattoSilvia PapiniVincenzo Pomo
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