I cittadini scendono in piazza, a Cerignola, per manifestare la rabbia feroce che ha avvelenato gli animi, assieme ai terreni stuprati dai rifiuti tombati. L’indignazione mista alla cupa preoccupazione per gli inevitabili danni per la salute del territorio e dei suoi abitanti, smette i toni della sommessa protesta virtuale, che infuria in ogni gruppo attivo sui social network, e si muove sulle gambe della fiaccolata promossa e organizzata dal neonato “comitato contro l’avvelenamento dell’aria, della terra e dell’acqua”. Ad accrescere i livelli d’allerta per il sistema criminoso degli sversamenti illeciti di rifiuti campani nell’agro cerignolano, venuto a galla con l’operazione “Black Land”, condotta dal Comando provinciale dei Carabinieri, della Dia e del Noe di Bari, le notizie, poi smentite, sulla presenza di materiali tossici radioattivi rilevati nel corso dei carotaggi effettuati ieri l’altro nella cava di località Ragucci, nei pressi della diga Cappacciotti.
L’appuntamento previsto l’11 maggio prossimo, è alle 19, in piazza Duomo, si legge nel volantino diffuso in rete dai promotori dell’iniziativa. “Ci siamo incontrati ieri in un bar per discutere delle modalità del corteo, per decidere giorno e ora”, spiega a l’Immediato, Matteo Loguercio, già attivo nella battaglia contro gli inceneritori di Capitanata e tra gli organizzatori della manifestazione promossa allo scopo di “sensibilizzare e mettere a conoscenza la cittadinanza di quello che sta accadendo”.
“Ieri questo nuovo gruppo di persone radunato nel gruppo Facebook Sos Cerignola, che raccoglie un po’ di persone già attive in altri gruppi, e anche il coordinamento di CittadinanzAttiva, si è dato un nome, ovvero, comitato contro gli avvelenamenti dell’aria della terra e dell’acqua. Si tratta di un comitato spontaneo -continua Loguercio- nato perché c’è da difendere l’ambiente, il territorio la salute. Qualche ora dopo dai ritrovamenti ho visto un tamtam di indignazione in rete, accompagnato dalla volontà generale di fare qualche cosa. Riguarda il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo. C’è una sensibilità aumentata rispetto al passato, fortunatamente. La rete fa il suo lavoro; se prima c’erano singole persone che volevano far qualcosa ma non riuscivano a mettersi in contatto, adesso, con la rete, si riesce a organizzarsi con facilità”.
Divampa il timore di un destino comune all’ormai nota “Terra dei Fuochi”, epicentro della tentacolare attività criminale. Il rischio è che la Capitanata si riveli un’altra terra dei fuochi. Lo scrivono a chiare lettere nelle indignazioni virtuali che invitano alla partecipazione alla giornata di mobilitazione. Un timore allontanato dalle dichiarazioni del procuratore distrettuale antimafia di Bari, Pasquale Drago (“Questa non è la terra dei fuochi, impediamo che lo diventi”), ma che scava paura più profonde delle voragini dell’ecomafia.
Questa mattina è in corso un nuovo incontro operativo per definire il da farsi nell’imminenza della data di mobilitazione generale. Si attendono partecipanti anche dai comuni limitrofi e dalle altre due terre di sversamento, Ordona e Apricena.
Riceviamo e pubblichiamo la nota di precisazione inviata in redazione da Liviana Di Gennaro, a nome del Comitato spontaneo che organizza la manifestazione dell’11 maggio prossimo. Ecco la nota integrale:
Il “Comitato spontaneo contro gli avvelenamenti della terra, dell’acqua e dell’aria” tiene a rettificare che la manifestazione e le conseguenti azioni che il Comitato intenderà intraprendere a tutela del territorio non sono riconducibili sotto nessuna sigla di partito o movimento politico; sotto alcuna associazione già precostituita; sotto qualsiasi gruppo virtuale. Il Comitato è formato da singoli cittadini e come tali dovranno partecipare tutti coloro che vorranno prendervi parte.