Accolto il ricorso della difesa e scarcerati dalla Corte di Cassazione Sergio Ragno, 40 anni e Gaetano Piserchia, 63 anni, entrambi detenuti dal luglio 2017 perchè accusati di favoreggiamento aggravato dalla mafiosità del clan Sinesi e in particolare dei killer che il 29 ottobre 2016 uccisero Roberto Tizzano, 21 anni e ferirono Roberto Bruno, 21 anni anche lui, ritenuti vicini al clan rivale dei Moretti. Un’altra persona, Giuseppe Albanese, sfuggì all’agguato. Rigettato, invece, il ricorso del legale di Cosimo Damiano Sinesi, 32 anni (accusato di concorso in omicidio), nipote del boss Roberto Sinesi detto “lo zio”.
Pollice in su, dunque, per gli avvocati Ettore Censano (legale Ragno) e Marco Biscotti (legale Piserchia) che si erano opposti all’ordinanza del Tribunale della libertà di Bari che il 12 agosto 2017 aveva rigettato i ricorsi.

A Ragno e Piserchia erano già stati concessi i domiciliari dal gup del Tribunale di Bari a fine 2017 ma in attesa del braccialetto elettronico si trovavano ancora in carcere. Ma ora ecco la scarcerazione per entrambi. Motivazioni della decisione dei giudici della Corte di Cassazione si conosceranno nelle prossime settimane.
Secondo DDA, polizia e carabinieri, l’agguato in via San Severo fu la risposta dei Sinesi al tentato omicidio de “lo zio” il 6 settembre 2016. Piserchia e Ragno avrebbero “agevolato l’attività del clan” in relazione all’accusa di favoreggiamento nei confronti dei tre presunti assassini.
5 gli arresti per il sangue versato nel bar H24. Patrizio Villani, 40enne di San Marco in Lamis, ritenuto uno dei killer, Cosimo Damiano Sinesi, il cugino Francesco Sinesi (che rinunciò al ricorso al TdL) 33enne figlio del boss Roberto e, appunto, il duo Ragno-Piserchia.
Per l’accusa fu Francesco Sinesi il mandante mentre Cosimo Damiano avrebbe indicato ai killer le vittime da colpire. Nel bar fecero irruzione in due, Villani e un altro soggetto non identificato. L’agguato fu organizzato durante un summit poche ore prima del delitto di mafia. Gli inquirenti diffusero anche alcuni filmati registrati dalla videosorveglianza presente nei pressi dell’abitazione di Francesco Sinesi e nei quali si notano proprio gli arrestati.
Emerse successivamente che nei giorni successivi all’agguato, Cosimo Damiano Sinesi si barricò in casa temendo la vendetta dei Moretti.
