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Home » L’Antimafia in Corte d’Assise a Foggia. “Una tempesta si è abbattuta sulle nostre coscienze”

L’Antimafia in Corte d’Assise a Foggia. “Una tempesta si è abbattuta sulle nostre coscienze”

Di Redazione
8 Marzo 2018
in Cultura&Società
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di ANTONELLA SOCCIO

Non è stato un incontro rituale quello di questo pomeriggio tra don Luigi Ciotti e la Sottosezione dell’ANM di Foggia, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e l’Unione Giuristi Cattolici di Foggia nell’Aula della Corte di Assise del Tribunale foggiano. Il fondatore di Libera si è confrontato col presidente dei giuristi cattolici e della sottosezione ANM Antonio Buccaro, il presidente del Tribunale Corrado Di Corrado e con l’avvocato Stefano Pio Foglia e col procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro sul tema del prossimo 21 marzo, la Giornata della Memoria delle vittime di mafia, che sarà celebrata a Foggia e su come liberare la “nostra terra dalle mafie, dalla corruzione e dalle ingiustizie”. Il sogno è possibile secondo il sacerdote del Gruppo Abele. Don Ciotti ha toccato molti argomenti, con la profondità che gli è consueta. Ha ricordato dove e quando nasce Libera, dalle parole di Saveria, la madre di Roberto Antiochia.

“Il primo diritto di ogni persona è essere chiamato col proprio nome”. È questa la rivoluzione del 21 marzo, le vittime hanno un nome, che viene declamato in 4mila posti diversi, perché per l’insieme di associazioni e di società civile trasversale che oggi è Libera, la memoria è viva, si traduce in impegno. “Oggi c’è la moda dei codici etici, ma anche la maffia, con due f, ne aveva più di un secolo fa, non voglio sentir parlare di etica della professione ma di etica come professione”, ha detto don Ciotti ai tantissimi avvocati e pm presenti in aula. Da Enrico Infante ad Antonio Laronga, passando per Francesca Pirrelli fino ai giovani legali dell’Aiga. Anche un candidato al Parlamento, il professor Massimo Russo, ha ascoltato la lectio del prete.

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“C’è una perdita di memoria non solo del passato ma anche del presente, siamo circondati da una marea di stimoli che ostacolano l’esercizio della riflessione e del pensiero critico. C’è il pericolo della digitalizzazione dell’esistenza, confondiamo i contatti con le relazioni. Occorre testimoniare la sobrietà dal consumismo e la generosità del consumarsi per creare senso”.

Don Ciotti ha ricordato l’esempio di Papa Francesco, che a Latina ha salutato le famiglie delle vittime di mafia e poi dalla Piana di Sibari ha messo fuori dalla comunità della Chiesa “chi adora il Male”, ossia i mafiosi. Va saldato l’aspetto del contrasto criminale con l’aspetto culturale ed educativo. E il pensiero è andato ovviamente all’aggressione del docente alla Murialdo.

Sono tanti i progetti di Libera, non solo l’accompagnamento alla gestione e alla creazione di cooperative per mettere a valore i beni confiscati, ma anche due protocolli, uno per le donne di mafia pentite, supportato dalla Cei con l’8×1000, e l’altro con il Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria. “Dobbiamo evitare che la legalità diventi una parola idolo, solo educativa, e che sia una bandiera celebrativa usata come un lasciapassare. La parola legalità deve essere una parola di vita”, il monito.

Di vita ha proferito il dottor Buccaro, che ha ringraziato don Ciotti, definendolo una “tempesta che si è abbattuta sulle coscienze”. Il pm ha raccontato la sua esperienza da magistrato nel processo per la morte di Francesco Marcone. Lui fu chiamato quella sera del 1995, quando il direttore dell’Ufficio del Registro fu barbaramente ucciso al rientro a casa. “È stato un processo che mi ha profondamente segnato- ha rimarcato davanti ai colleghi, agli avvocati e alla figlia, Daniela, seduta in prima fila e oggi responsabile nazionale per Libera del Progetto Memoria- il 7 luglio del 1997 eravamo io ed Alfredo Viola in questura per gli ultimi interrogatori e mi arrivò la notizia della morte di mio padre. Quel processo fu un momento negativo per tutta la città. Nonostante lo sforzo investigativo notevole non abbiamo avuto nessun aiuto. Da parte di nessuno. È stato un processo che ha mostrato tutto il suo profilo omertoso. Pochi omicidi hanno in sé l’impronta mafiosa come quello di Francesco Marcone. Nessuno, neanche in forma anonima, ha mai dato il benché minimo input”.

Quelle di Buccaro sono state parole che scavano dentro. La città si prepara al 21 marzo, al primo giorni di Primavera, senza rimozioni. “Don Ciotti ti abbiamo mostrato quanta voglia di fare c’è in questo ufficio giudiziario, ci sono tanti colleghi e avvocati uniti dal desiderio che la lotta contro le ingiustizie sia uno strumento possibile di cambiamento”, il saluto finale del presidente della Sottosezione ANM.

Tags: Antonio BuccaroDon Luigi CiottiFoggiaLiberaTribunale
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