Foggia. “Via Lanza è solo uno dei tanti cantieri che lascia l’amministrazione Landella e neppure il più importante”. Con questa certezza dibattono gli alleati di quel che resta del centrodestra foggiano, dopo le ultime decisioni del sindaco dimissionario, chiuso nella sua personale “Passione” governativa in piena Settimana Santa.
Il primo cittadino si è dimesso quando mancano poche settimane alla inaugurazione della nuova isola pedonale allargata, che tanto ha fatto discutere per il costo spropositato dei lavori a fronte di una città groviera dalle strade disastrate, ma che oggi, con le recinzioni ancora montate, riscuote consensi e apprezzamenti da più parti per il chiarore dei materiali e per la pulizia dell’urban design, che restituisce il passeggio al pensiero meridiano.
Via Lanza risulta inserita nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche per il triennio 2016/2018, approvata con una delibera di Giunta nell’aprile del 2016, per l’importo complessivo di 1.075.000 euro. Nel 2017 si approvarono i verbali di gara, aggiudicando definitivamente i lavori di recupero e rifunzionalizzazione di Via Lanza in isola pedonale in favore della società In Opera S.R.L.
Le frizioni politiche, che paiono insanabili
Quest’oggi il tavolo politico annunciato è saltato, si sono presentati solo Franco Di Giuseppe e il capogruppo Gino Fusco, Lucio Ventura e il capogruppo azzurro Consalvo Di Pasqua, le altre forze politiche, Lega e Forza Italia, hanno disertato la riunione, inviando lunghissimi comunicati stampa.
“Ricordo che i due assessorati alla Lega e Fratelli d’Italia sono stati offerti e non richiesti. Ricordo che anche in passato fu il Sindaco di Foggia ad offrire un assessorato (alla sicurezza) alla Lega, e questa a dire no grazie in assenza di un progetto politico concreto. In cosa consisterebbe il ricatto politico- ha evidenziato il coordinatore dei Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra -. È ricatto politico chiedere una revisione della giunta con una riduzione del numero degli assessori? È ricatto politico chiedere che la nuova giunta sia definita dai partiti della coalizione che fu nel 2014 ed è nel 2018, e che essa proceda nel senso della Corte dei Conti? Quali sono le ripercussioni per la città se non si da corso a quanto evidenziato dalla Corte dei Conti. Quali sono le ripercussioni per la città nel continuare nella gestione della cosa pubblica in assenza di un progetto condiviso? Questi sono gli interrogativi che la politica deve porsi. Non posso pensare, e lo dico come Portavoce Provinciale di Fratelli d’Italia, che il partito dell’On. Vitali non conosca il quadro politico della città di Foggia, e come sia proprio Forza Italia in altre realtà amministrative, quali ad esempio Orta Nova o Cerignola, a logorare le condizioni perché il Centrodestra affronti le competizioni del 2019 in modo unito e compatto”. La Salandra ricorda la lettera del 13 giugno del 2017 inviata proprio da Franco Landella a tutti i coordinatori regionali dei partiti, all’indomani delle amministrative che avevano visto il centrodestra soccombere e in vista delle prossime Politiche. Ma Vitali in quell’occasione non attivò nessuna iniziativa politica.
Duro il commento della Lega. “Abbia il coraggio Landella di assumersi le proprie responsabilità di fronte alla città ed ai suoi cittadini; abbia il coraggio di fare una serie analisi politica di cosa e di chi lo ha ridotto in questa condizione amministrativa, senza più maggioranza, in cui ormai fughe, abbandoni ed assenze più o meno giustificate, sono all’ordine del giorno. Tutto ciò al di là di quelle che possono essere le bugie e le menzogne del Sindaco Landella, che oggi cerca di riversare la responsabilità del suo fallimento amministrativo sui partner politici della coalizione, sempre peraltro tenuta ai margini delle decisioni amministrative. Non siamo, ne lo saremo mai, disposti a questue amministrative ed accattonaggi gestionali. Il fine della Lega è esclusivamente quello di lavorare per il bene della nostra Comunità e costruire una solida ed irrinunciabile alleanza politica, lì dove le condizioni la rendano possibile”.
I temi
Cosa resta d’incompiuto nella maggioranza Landella? Senza dubbio il programma delle periferie urbane, con la riqualificazione e il bando “da periferia a periferia” e quei 18 milioni per i quali servono degli atti propedeutici con l’inserimento dei vari lavori nel Piano delle Opere pubbliche. Il Comune ha circa 90 giorni per provvedere, ma secondo alcuni potrebbe esservi una regia nazionale a spostare i fondi dalle città più fragili e politicamente meno attive alle grandi città metropolitane, con Roma in testa, come ha anche dichiarato in questi giorni Matteo Salvini nel suo patto nascente col M5S. Se scadono i termini i fondi saranno dirottati su altri centri.
Vi è poi tutta l’annosa questione della pista del Gino Lisa con il ricorso presentato da Comitato Vola Gino Lisa e Comune contro il provvedimento regionale. Non mancano procedure da limare anche sull’Orbitale i cui espropri sono tutt’altro che semplici e hanno già dato avvio ad una serie di ricorsi al Tar da parte dei proprietari in Via Castelluccio.
Che accadrà con le dimissioni all’esternalizzazione della pubblica illuminazione? Anche lì si rischia di far perdere il diritto di prelazione al soggetto proponente del project financing. Senza contare l’iter avviato con i 5 soggetti del Comparto 28 e con l’Ance. Nulla vieta ai 5 costruttori di ricorrere e di procedere come le altre due ditte che stanno già costruendo.
C’è poi tutta la partita dell’immenso credito vantato da Amica Spa e curato dalla curatela Mirna Rabasco. Il giudice Murgo, come si sa, ha rigettato la proposta di transazione del Comune di Foggia pari a circa 5 milioni di euro, che, stando ai rumors, i creditori avevano più che accettato. La legge fallimentare pone la tutela dell’assemblea dei creditori al centro di ogni decisione, ma nel caso di specie il giudice ha preferito andare avanti, come se prediligesse la via delle infinite e laute parcelle che il Comune, ormai dal 2012, sta pagando ai professionisti incaricati. Una transazione avrebbe chiuso la partita, fermando l’emorragia di denari pubblici. Ma così non è stato.
Chi conosce Franco Landella lo racconta molto risentito dalla sconfitta della dirigente azzurra Michaela Di Donna e dall’atteggiamento spavaldo dei partiti alleati nella coalizione nazionale. La crisi appare ai più come un mero urto personale tra Landella e Antonio Vigiano da un lato e tra Landella e Mainiero dall’altro. È tale il malanimo che anche le 14 “guardie fedeli” del consiglio avrebbero ricevuto parole di disprezzo.
Il clima è di vendetta totale. “Muoia Sansone con tutti i filistei”, il motto. “Lo vedo soddisfatto, mi sembra che goda di un possibile dissesto finanziario, perché questo negherebbe a tutti gli eletti in aula di ripresentarsi, mentre Franco Landella potrebbe riprovarci alle Europee. Ma la gente non perdona, anche il partito ha fallito miseramente”, è il commento di un “negoziatore” e mediatore.