Ieri una intervista del Tg3 Puglia ha creato un equivoco all’interno del gruppo regionale di Forza Italia. “Hanno tagliato le mie dichiarazioni e hanno montato insieme le due parti: quella riferita a Giandiego Gatta, nella quale dichiaravo di non essere a conoscenza di alcun passaggio di Gatta e difatti poi lui mi ha comunicato che non c’è nessuna sua migrazione nella Lega e quella riferita a Romito, rispetto al quale ho asserito che tanti passano da una parte all’altra. Solo che questo mio pensiero è sembrato riferito a Gatta”, spiega il capogruppo di Forza Italia in Regione Puglia, Nino Marmo, esponendo il retroscena a l’Immediato.
Il tema della migrazione dal partito azzurro a quello salviniano però resta, sebbene nella riunione politica a 30 uomini di Bari il Capitano Salvini abbia delineato le sue due condizioni, per i nuovi ingressi: no ai vuoti portatori di voto e no a quanti fino a ieri (ossia alle Politiche del 4 marzo) sono stati candidati con Forza Italia o hanno fatto votare per Forza Italia.
Con l’incarico esplorativo alla presidente Casellati e la linea Maginot del Molise, cresce l’attrattività della Lega, come dimostrano le “processioni” di politici nostrani in visita al leader Matteo Salvini a Termoli e a Lesina. Salvini è andato per ben due volte in Molise. I sondaggi che danno la Lega oltre il 20% e Forza Italia sotto il 10% sono un serio segnale. Il sorpasso è possibile. Su questi temi Nino Marmo non si è negato, per una riflessione più ampia. Ecco la nostra intervista all’ex assessore regionale all’Agricoltura e possibile candidato presidente per le regionali 2020.
Consigliere Marmo, Gatta con ogni probabilità resterà in Forza Italia, dove rimane il più forte per la provincia di Foggia, ma tanti sono realmente tentati dalla Lega. Che ne pensa?
Penso, come diceva Ennio Flaiano, che gli italiani vanno sempre in soccorso del vincitore.
Crede che la Lega stia davvero diventando un partito nazionale o la sua calata a Sud è solo un escamotage politico?
Secondo me è un maquillage attraverso il quale la Lega si traveste da destra e quindi cerca di sfondare al Sud. Ma sarebbe importante aggiungere classe dirigente a quella che già c’è, non trasferire classe dirigente da un raggruppamento ad un altro raggruppamento, questa è cosa abbastanza facile. Una operazione intelligente sarebbe quella di portare elementi nuovi alla politica, che si aggiungono a quelli esistenti.
Oggi gli elementi nuovi sembrano arrivare solo dal Movimento 5 Stelle, non le pare?
Mah, il Movimento 5 Stelle fa il suo lavoro sulla protesta, il Sud è una polveriera di protesta, nessuno si è occupato veramente dei problemi del Sud e la risposta è stata il voto del 4 marzo. Io credo che un partito di destra organizzato sul territorio, un partito che possa rappresentare la storia della destra e dare una strategia che guardi al futuro, serva ancora.
Lei è un uomo di destra, che ne pensa dei Fratelli d’Italia, non è stata una promessa mancata quella del partito di Giorgia Meloni?
Embé, certo, anche perché si è pensato al piccolo cabotaggio e a non andare oltre. È la sconfitta di quello che fu il desiderio di Alleanza Nazionale, un partito che aveva raggiunto il 15%, che oggi si ritrova con Fratelli d’Italia al 3%: credo che la scommessa non sia stata vinta.
Ci sono molti uomini di destra pugliesi che guardano alla Lega, uno dei tanti è Fabrizio Tatarella, quasi uno spin doctor per Salvini in Puglia, che gliene sembra?
Penso che sia sbagliato, una coalizione si mantiene se tiene insieme opinioni diverse. Veniamo da una tradizione culturale profonda e antica, che non può essere buttata al macero, credo che abbia bisogno di una sua dignitosa rappresentazione. La Fondazione Tatarella fa bene a fare le operazioni che fa, con le promozioni della cultura, dei libri e delle attività connesse alla Fondazione, ma le scelte politiche sono personali ed è un male che siano immischiate con l’attività della Fondazione.
I malumori dentro Forza Italia sono tantissimi, quali sono stati gli errori del segretario regionale e Senatore Gino Vitali secondo lei?
Forza Italia è praticamente ferma, bloccata nel nulla. Da prima delle votazioni e anche dopo. Siccome la politica non conosce il vuoto, nel momento in cui Forza Italia è ferma e non si muove, non ha una politica, non ha una strategia, non ha una linea politica, non ha una organizzazione, è di tutta evidenza che quel vuoto viene colmato da chi lo va ad occupare ed in questo caso dalla Lega di Salvini. Che Forza Italia rimanga e sia ferma- e questo è un danno enorme da parte di chi oggi dirige Forza Italia- io credo che sia sotto gli occhi di tutti, non ce lo possiamo nascondere. L’unica attività resta quella del gruppo regionale.
Il civismo e il trasformismo a cui ha attinto a piene mani Emiliano sono un po’ nel limbo, in attesa. Forza Italia sta tentando di recuperare quei transfughi o non vi interessa riacquisirli?
Lei ha usato opportunamente la parola trasformismo, oggi il civismo è il luogo in cui ci si nasconde per paura di perdere con il simbolo. Invece il simbolo va rinvigorito, il simbolo di Forza Italia va ripresentato in tutte le competizioni locali, che abbiamo in Puglia, vanno presentate le liste, va organizzata una proposta politica in ogni Comune e per la Regione, perché noi abbiamo all’orizzonte altri tre appuntamenti elettorali: le amministrative 2018, le Europee dell’anno prossimo e le Regionali del 2020. Bisogna cominciare a muoversi ora per le regionali del 2020, oggi abbiamo la necessità di rimettere in moto una proposta politica concreta, che rappresenti una destra moderna e che sia concorrente a quella sovranista, così definita da Salvini. Io continuo ad essere un europeista convinto e sono disposto a cedere una piccola parte della sovranità se questa viene a servizio delle comunità locali. C’è da fare un ragionamento culturale molto più ampio, che ci si non può limitare a dire: usciamo dall’Euro, usciamo dall’Europa. No, noi stiamo in Europa, ma combattiamo per un’altra Europa, un’Europa federale, dove le nazioni partecipano alla politica europea. È la proposta che manca, a livello culturale, affinché sia competitiva nei confronti della Lega e soprattutto nei confronti dei 5 Stelle, che in verità non hanno una visione politica. La loro visione la prendono ogni giorno dall’algoritmo, che dice qual è il sentimento dei cittadini in quel momento e loro dicono quello che i cittadini vogliono sentirsi dire in quel momento. Noi invece dobbiamo avere una visione del mondo.
Con il malcontento che sta seminando Emiliano in ogni provincia pugliese, ci sono i margini per il centrodestra regionale per vincere o il Movimento 5 Stelle è ormai inarrestabile?
I margini sono amplissimi, tutti hanno sentito gli appelli di Emiliano al centrodestra e ai 5 Stelle. “Venite con noi, dateci una mano, lavoriamo per la Puglia”. Ma oggi nelle condizioni date, nonostante lo scarso successo di Forza Italia e del centrodestra in Puglia, che pur sempre è al 33%, Emiliano non è più nelle condizioni di dire al centrodestra: venitemi ad aiutare. Lui è al 13%, è il centrodestra che deve fare un ragionamento, non di intromissione nelle questioni degli altri, ma di consolidare i propri, riprendendosi i propri elettori. Mostrando una politica chiara: noi eravamo il 40% in Puglia e possiamo ritornare ad essere il 40% in Puglia, ma lo deve fare Forza Italia, come partito guida della regione. Nel momento in cui viene nominato coordinatore regionale della Lega di Salvini, il collega Andrea Caroppo, il quale annuncia che la Lega vuole diventare il primo partito in Puglia, io credo che sia lapalissiana la sfida. Dobbiamo competere e dobbiamo competere non come fa Caroppo, che va dai nostri sindaci e dice loro: passa con la Lega. Io voglio dire a Caroppo: porta gente nuova in politica, non togliere il sindaco o il consigliere comunale a Forza Italia o ad una civica che si rifà a Forza Italia. Questa è la sfida, che queste persone non hanno capito: noi dobbiamo allargare il contenitore del centrodestra, aggregando forze diverse. Dobbiamo puntare a quel famoso 60% di pugliesi, di cui parlava Pinuccio Tatarella, che sono la maggioranza di pugliesi e del popolo italiano.
A questo tipo di allargamento punta Massimo Cassano?
Cassano lavora in proprio, non ha un ragionamento politico di comunità, infatti gira col suo simbolo, Puglia popolare. Non credo che sia un’operazione buona per la creazione di una comunità.
Su quali temi il centrodestra dovrebbe riannodare il filo del discorso con gli elettori pugliesi e riconquistare il vostro elettorato?
Abbiamo il tema del lavoro. Oggi la Puglia è in crisi e il lavoro è fermo al palo. È una delle prime questioni da affrontare con politiche di attrazione di investimenti, che si sono concluse con le Giunte Distaso e Fitto, in particolare quella di Distaso, dove in Puglia si impiantarono grandi aziende come Borsh e altre nella zona industriale di Bari. Dobbiamo fare un’operazione forte, abbiamo ancora la OM, che non riesce ad avere una allocazione adeguata, con gli operai che vivono una condizione gravissima. Dobbiamo occuparci di coloro che perdono il lavoro, ma la soluzione non può essere né il ReD di Emiliano né il Reddito di Cittadinanza, dobbiamo portare in Puglia sviluppo.
Non crede che questa logica di neo industrializzazione sia in contrapposizione alle politiche turistiche messe in campo in questi anni dalla Puglia? Il tema è molto sentito a Taranto e altrove
Assolutamente, non possiamo essere una regione a mono sviluppo turistico, noi abbiamo una struttura imprenditoriale di Pmi, sono l’80% delle imprese pugliesi. Sono aziende artigianali e industriali di precisione, nel leccese e nel barese. Vanno alimentate, così come va sviluppata la zona industriale di Foggia e Manfredonia. L’altra questione fondamentale è quella dei rifiuti in Puglia, non c’è un piano adeguato, non chiudiamo il ciclo, continuiamo a consegnare rifiuti a prezzi altissimi in altre regioni.
Resta ancora un grande bubbone quello dei rifiuti?
Certo, è un grande bubbone, non si vuol guardare avanti e alla termovalorizzazione che invece impiantano a Copenaghen e in nazioni avanzatissime. Noi siamo ancora di fronte a dei tabu pseudo ambientali, che ci tengono fermi. Abbiamo l’agricoltura ferma al palo, con la Xylella che sta avanzando. Le responsabilità sono chiare: Emiliano avrebbe dovuto risolvere la questione in 3 mesi.
L’assessorato si difende dicendo che non ha colpe, perché c’è stato un sovra ordinamento sulla Xylella. Non poteva fare di più, dicono.
Non è vero, Emiliano non era ancora presidente quando cominciò a bloccare il piano Silletti, quando la Procura di Lecce bloccò l’espianto degli alberi. E invece andavano espiantati subito.
Non lo si è fatto per demagogia?
È chiaro, per inseguire gli ambientalisti: noi invece dovevamo colpire anche con prodotti chimici la sputacchina che trasporta il batterio della Xylella.
