“Quello che è accaduto in occasione dell’asta giudiziaria che ha interessato l’immobile di via Bari, di proprietà di Amica spa prima del suo fallimento, è particolarmente grave e merita un chiarimento urgente ed immediato” queste sono le parole utilizzate dal primo cittadino pro tempore Franco Landella, che parla di comunicazioni telefoniche del Direttore Antonio Di Biase sul deliberato del CdA Amiu spa, dove tra l’altro sedevano e siedono persone da lui nominate”. Ad affermarlo, Giuseppe Mainiero, capogruppo Fratelli d’Italia in Comune. “Attraverso dette comunicazioni il sindaco veniva reso edotto circa il deliberato del CdA stesso, col quale si dava formalmente corso alla partecipazione all’asta giudiziaria con un’offerta di 980mila euro, offerta assolutamente inferiore al valore, stimato in circa 2 milioni di euro, addebitando la responsabilità al Sindaco di Bari Decaro, il quale avrebbe impedito la formulazione di un’offerta di 1.5 milioni.
Giungeva la solita nota dell’ufficio stampa, che con toni propagandistici evidenziava la “forte e vibrante” irritazione di Landella, il quale ha appreso solo telefonicamente il deliberato del CdA Amiu spa. Peccato che il piano finanziario Amiu spa (contenente la previsione, al capitolo 4, di un investimento per l’acquisizione della sede di via Bari per 980mila euro) veniva approvato dalla maggioranza agli ordini di Landella nella seduta del Consiglio Comunale del 31/03/17.
A nulla rileva che su “controllo e direzione” di Amiu il Comune di Bari abbia la maggioranza del pacchetto azionario, in quanto nei patti para sociali è previsto l’esercizio paritario dei poteri, il così detto controllo analogo. Sul punto l’Ordinamento è chiarissimo, infatti l’art 147-quater (controlli sulle società partecipate non quotate) del TESTO Unico degli Enti Locali al comma 1 recita: “L’Ente locale definisce, secondo la propria autonomia organizzativa, un sistema di controlli sulle società non quotate, partecipate dallo stesso Ente locale. Tali controlli sono esercitati dalle strutture proprie dell’Ente locale, che ne sono responsabili”. Medesima disciplina è ampiamente contenuta, tra l’altro, nel d. lgs. N. 175 del 19/08/16 “Le società pubbliche nel testo unico”.
“La nota stampa – continua Mainiero -, se ancora ce ne fosse bisogno, palesa il grado di assoluta approssimazione amministrativa che governa una città ormai allo sbando, che ha perso la bussola in ragione di un nocchiere non all’altezza del ruolo che riveste.
Una sede, quella dell’ex Amica, stimata per un valore di circa 2 milioni, costruita con le tasse dei foggiani e conferita dal Comune di Foggia, avrebbe preteso, non suggerito, un’iniziativa, come altre ci sono state, tese ad avviare e perfezionare la cessione della storica sede, tutelando altresì un plesso che era, e che per sciatteria amministrativa oggi non lo è più, patrimonio della collettività che serviva ad espletare un servizio pubblico negli interessi della intera comunità.
Perché l’asta giudiziaria in prima convocazione è andata deserta, per assicurarsi il ribasso del 25% nonostante il valore di stima fosse ampiamente superiore? Per quale ragione AMIU ha preferito giungere ad un Asta Giudiziaria solo in seconda convocazione , nonostante la folta corrispondenza con la curatela fallimentare? Se all’uomo della strada venisse il dubbio che vi sia in atto un danno alle casse comunali non si sbaglierebbe di molto, in quanto il bene, realizzato con i soldi dei cittadini foggiani doveva essere alienato ad un valore maggiore.
Un capitolo, questo del fallimento Amica, delle vicende che hanno interessato la curatela, fino all’acquisizione della partecipazione del 20% circa di Amiu spa da parte del Comune di Foggia, che necessita di un approfondimento in tema di elusione della fattispecie “cessione di ramo di azienda”.
