Nei giorni del quarantennale del rapimento, della morte e del ritrovamento in via Caetani dello statista Aldo Moro, che ricade il prossimo 9 maggio, il dirigente Biagio Di Muzio, che allora era delegato regionale giovanile DC e membro di diritto della Giunta e della Direzione Regionale in una testimonianza tratta dal libro di Tino Sorino intitolato “Aldo Moro e la passione politica” della Florestano edizioni ha scritto un toccante ricordo del politico barese negli anni della militanza nel Movimento Giovanile della D.C. Pugliese.
Ecco il ricordo di Di Muzio, insieme alle sue emozioni su Aldo Moro, consegnate in esclusiva a l’Immediato.
“Amò il prossimo suo come se stesso! Per ricordarlo non ho saputo trovare altro incipit, perché testimone anche in politica del Suo Credo Cristiano: ciò che farete agli ultimi, lo avrete fatto a Me. Fu caro, trasferitosi a Bari con la famiglia, innanzitutto all’arcivescovo Mimmi, che ne intuì la ricchezza d’animo e di pensiero e ne assecondò l’azione dispiegata quale Presidente nazionale della FUCI prima e dei Laureati Cattolici, poi. Egli ha fermamente creduto nella potenza rivoluzionaria del Vangelo, pe cui era mosso da un principio di non appagamento dell’esistente. Nell’impegno politico tradusse questo principio in azioni volte a migliorare la condizione sociale dei piùsvantaggiati, in coerenza con la dottrina sociale della Chiesa, avendo sempre a cuore la dignità della persona umana. Uomo riservato,
Geloso dell’autonomia del Suo pensiero, deciso nel difenderlo perfino nei confronti della potentissima Curia Romana di quei tempi e della Gerarchia, allorché diede vita – dopo il Congresso di Napoli- al primo governo di centro- sinistra, inclusivo dei socialisti nella guida del Paese. Ma ciò che mi è rimasto scolpito, in modo indelebile, nella mente era la Sua capacità profetica. Rivolto, infatti, ai membri della Direzione Nazionale del Partito, in una lettera a loro indirizzata, disse: “Senza di me accadranno cose che non sarete in grado di governare…” E la D.C. è stata, ormai, consegnata alla Storia. Padrone assoluto della nostra lingua, maestro di diritto, titano della fede e gigante della politica alla quale prestò tutto il suo ingegno. Fu un Uomo: perfetto no, ma sempre migliore”.