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Home » Crisi a Manfredonia, gli aspiranti sindaci per il dopo Riccardi. In corsa anche Rotice e Mazzone

Crisi a Manfredonia, gli aspiranti sindaci per il dopo Riccardi. In corsa anche Rotice e Mazzone

Di Antonella Soccio
8 Maggio 2018
in Politica
1
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Nei prossimi giorni il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi, che ha ammesso di star valutando se dimettersi, sarà chiamato ad illustrare come intende sventare un possibile dissesto per il Comune del Golfo e dovrà convincere la sua maggioranza. In caso contrario l’esperienza del suo secondo mandato finirà prima della naturale scadenza fissata il 2020. Le conclusioni dell’ultima deliberazione della Corte dei Conti non lasciano scampo. Il piano di rientro approvato dal Comune di Manfredonia prevede per il triennio 2017/2018 l’integrale pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili esistenti alla data della presentazione del piano per 4,3 milioni di euro, di debiti fuori bilancio per 548mila euro e la completa restituzione della anticipazione di tesoreria ottenuta per 5,27 milioni di euro e la ricostituzione dei fondi vincolati pari a 868mila euro.

Maria Grazia Campo con Riccardi

L’azione di risanamento non potrà dirsi realizzata in presenza di nuovi debiti certi, liquidi ed esigibili, come quelli che si presentano ormai numerosi. L’obiettivo indicato per la fine del 2017 della riduzione del complessivo deficit di cassa da 11 milioni di euro a 9,2 milioni appare disatteso a causa dei 230.562 euro quale entrata una tantum per concessione del servizio pubblico del gas, sia dalla totale assenza di riscossioni,  e dalla mancanza dei fitti polder Siponto. Sembra che a Manfredonia siano in pochi a pagare i tributi e se li pagano, questi vengono quasi tutti trattenuti dal corposo aggio della Gestione Tributi, che solo per due mesi, per novembre e dicembre 2017, ha intascato 510mila euro di aggio trattenendolo dalla riscossione dei tributo in scadenza nello stesso periodo. Con un contratto scaduto, rinnovato di proroga in proroga, ormai in osservazione all’Anac.

La Corte è netta: “Alla data del 21 settembre 2017 il Comune di Manfredonia nulla aveva riscosso a fronte di una previsione di riscossioni, entro la fine dell’esercizio 2017 di 787.569 euro. Alla data del 3 marzo 2017 il Comune di Manfredonia presentava una carenza di liquidità pari a 11.980.244 euro, di cui 1.4 milioni di debiti fuori bilancio riconosciuti e ben 10,426 milioni di euro di anticipazione di tesoreria”.

Ma a cosa servivano così tanti soldi liquidi? È presto detto: per debiti esigibili e debiti fuori bilancio. “Nonostante il piano di rientro e le molteplici azioni correttive poste in essere dal Comune, non solo è stato ampiamente disatteso l’obiettivo previsto dal piano, ma nel corso del secondo semestre 2017 la carenza di liquidità risulta anche lievemente aumentata, per il forte incremento dei debiti esigibili. Con il rischio di azioni esecutive da parte dei creditori”. Tante le voci di spesa. Dai mancati affitti in litorale sud, alla onerosa gestione dell’Ase, che ha richiesto per il 2017 un incremento di risorse a carico dell’Ente di ben 900mila euro. È di poche ore fa la nomina del commercialista barese Fabio Diomede come nuovo amministratore unico di Ase, la partecipata dei Comuni di Vieste e Manfredonia, consulente Emas e già manager della Spes Gioia di Gioia del Colle, oltre che consulente ambientale per Torre Guaceto.

Questi temi forti si incrociano con la politica nazionale, quanto mai liquida. Si va verso un governo del presidente, di tregua, operativo fino a dicembre. Il voto anticipato, a meno di accordi politici nati sotto l’ombrellone quest’estate, appare ormai certo. Per Michele Bordo si avvicina la fine della sua vita parlamentare.

Gianni Rotice

Tutto è rimesso in discussione. Con i leader manfredoniani chiamati a spendersi in un infinito risiko di posizioni. Nessuno è al sicuro, tanto meno il capogruppo regionale del Pd Paolo Campo con un Emiliano ormai debolissimo. Se per Giandiego Gatta valgono le centinaia di attestazioni di stima ricevute, da parte di chi si dichiara disposto a seguirlo dovunque lui si trovi, Lega compresa, il Pd, anche nel fortilizio di Manfredonia, appare troppo stretto per la pletora di dirigenti, militanti e capibastone sipontini dell’apparato della città partito. Quel sistema di potere “grasso” come lo indica qualcuno, è ormai in crisi. Di voti e di identità, con i sindacati che accusano il Pd e il parlamentare Bordo di aver fatto poco o nulla per la riconversione della Manfredonia Vetro. La vendita ai turchi è un affaire tutto confindustriale, come dovrebbe essere annunciato nei prossimi giorni con una conferenza stampa dedicata in Via Valentini Vista Franco, che era prevista il 9 maggio, ma che con i venti di crisi è stata forse congelata.

Vecchi rancori e mancate autocritiche potrebbero essere il fulcro della prossima direzione cittadina Pd a Manfredonia. Una gola profonda fornisce a l’Immediato la sua analisi impietosa: “Credo che il PD manfredoniano stia attraversando il momento più buio della sua storia. Se si considera che hanno addirittura chiuso la storica sezione di Corso Manfredi, pare per morosità, il quadro è chiaro. Un sindaco, assessori, consiglieri comunali, un deputato e un consigliere regionale che non sostengono la tenuta di una sede, evidentemente non sono disposti più a fare militanza. Forza Italia ha una sede nello stesso corso, ed è all’opposizione. Da qui si può trarre ogni valutazione del disfacimento dem. Ormai con l’avanzata dei 5 Stelle i posti disponibili sono pochi”.

In primo piano, Saverio Mazzone durante l’ultimo Carnevale. Con lui, Diletta Leotta

Tanti, troppi, sono nel centrosinistra coloro che ambiscono a succedere ad Angelo Riccardi. I nomi che circolano sono autorevoli: da Maria Grazia Campo a Salvatore Zingariello, passando per il più fresco, capace di rinnovare i malumori attorno ai dem, ossia quello di Saverio Mazzone, oggi alla guida dell’Agenzia Turistica. C’è chi ipotizza addirittura un impegno in prima persona dell’imprenditore Gianni Rotice, attuale presidente di Confindustria Foggia.

“Non sono stati attenti ai segnali del territorio, anche il potere assoluto si logora e ormai Riccardi col patto tra Piemontese e Bordo ha la sua poltrona all’Asi. Può anche dimettersi ed accelerare il ricambio, senza erodere ulteriormente il patrimonio del Pd”, è la lettura di un profondo conoscitore della politica della terra di Manfredi.

Tags: Angelo RiccardiGianni RoticeManfredoniaSaverio Mazzone
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Comments 1

  1. Giustizia e legalità says:
    8 anni ago

    La lista degli aspiranti sindaci, vedo che è lunga : ma, finora, stavano a fare la danza della pioggia, subito dietro le spalle di Riccardi ? Per il resto, credo che, indipendentemente da chi sieda sulla poltrona, la quadra dei conti sarà sempre difficile !

    Rispondi

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