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Home » Cala il sipario sulla “PrimaVera Stagione” di Lucera. Gifuni: “Va fatto un lavoro in profondità”

Cala il sipario sulla “PrimaVera Stagione” di Lucera. Gifuni: “Va fatto un lavoro in profondità”

Di Antonella Soccio
11 Maggio 2018
in Cultura&Società
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“La PrimaVera Stagione” di Lucera si è chiusa ieri al Teatro Garibaldi con “Roma ore 11” di Elio Petri, spettacolo “cult” della scena italiana, diretto e interpretato dallo straordinario gruppo della Compagnia MitiPretese (Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres). Quattro attrici incredibili, con una scenografia ridotta all’osso, hanno saputo dar vita ai quartieri romani degli Anni Cinquanta, in un caleidoscopio di personaggi femminili e maschili, storie, ambientazioni, stili. Tra coretti di canzoni popolane dell’epoca, monologhi e vorticosi dialoghi. Con il “chachacha della segretaria” come condizione della donna lavoratrice, una anticipazione del #metoo. Più cinematografiche del cinema, le quattro mattatrici, per uno degli spettacoli dal vivo più intensi visti in Capitanata in questa stagione. Teatro civile puro, ma non solo. Roma ore 11 è anche canti popolari, mescolanze comiche esilaranti e soliloqui drammatici di altissimo valore.

“Quando siamo partiti l’anno scorso con Fabrizio Gifuni, Natalia Di Iorio e il Comune di Lucera, abbiamo tutti creduto fortemente in questo progetto e adesso mi pare che qualcosa di tutto questo lavoro sia diventata concreta, tangibile. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare fianco a fianco ad uno dei più grandi attori italiani (per me il più grande), ad una delle più grandi agenti teatrali, credo di aver imparato più in questi due anni che in tutta la mia vita a livello lavorativo ed umano. Abbiamo imparato che resistere è un verbo ed una condizione necessariamente meravigliosa e che la cultura lascia un segno certo che muta gli animi e fa accadere cose bellissime, tipo l’epifania del volto di qualcuno che si commuove, o il pubblico che si alza in piedi davanti alla bellezza. Quello che si sente mentre si lavora a questo non può essere detto. Potersi dire fortunati” ha osservato la presidente dell’associazione Mediterraneo è Cultura Maria del Vecchio.

Ieri in platea ad applaudire le quattro attrici c’era anche il direttore artistico Fabrizio Gifuni, reduce il 9 maggio alle Officine Grandi Riparazioni Torino, dello spettacolo “Con il vostro irridente silenzio” con la collaborazione di Christian Raimo e la consulenza storica di Francesco M. Biscione e Miguel Gotor, un suo primo studio in forma di lettura costruito a partire dalle lettere e dal memoriale scritto nei 55 giorni di prigionia da Aldo Moro.

Della stagione lucerina, l’artista che presto sugli schermi televisivi sarà il giornalista, pittore e poeta Pippo Fava ucciso dalla mafia in una fiction Rai, è più che soddisfatto. L’Immediato lo ha intervistato.

Gifuni, la stagione ha avuto molti momenti di cronaca giornalistica, come con Roma ore 11. Lucera è aperta al teatro civile?

Il programma della prossima stagione – sperando che ci sia una prossima stagione a cui stiamo pensando – è ancora in via di definizione. All’interno della stagione di quest’anno ci sono stati diversi spettacoli che si sono occupati di temi civili in vario modo. Credo che la misura prima di uno spettacolo è la sua riuscita, la sua bellezza: è importante riuscire a coniugare temi forti. Questo ultimo è uno spettacolo con una grazia straordinaria che parte da un fatto di cronaca raccontato dal documentario di Elio Petri, “Roma, ore 11”. Le MitiPretese con quattro meravigliose attrici sono riuscite a trasformare questo spettacolo in una festa dell’intelligenza e dell’ironia, raccontando il mondo delle borgate di Roma negli anni ’50, ma parlando del presente, raccontando della condizione del lavoro oggi, del precariato. Questo è qualcosa che ha attraversato anche il lavoro di Ascanio Celestini al Teatro dell’Opera con Pueblo e dalla cronaca parte anche il penultimo spettacolo tratto dal libro di Conchita De Gregorio. Abbiamo cercato di restituire in questo programma teatrale una varietà di toni. Abbiamo aperto con un grande spettacolo della migliore tradizione italiana, Non ti pago della compagnia di Luca De Filippo, che è un esempio di come si può tramandare l’arte dell’attore. Si è tornati sulla poesia con Vinicio Marchioni col suo lavoro su Dino Campana. Ogni regista e ogni autore lavora nella direzione di una propria ricerca. L’importate è riuscire a restituire una gamma quanto più ampia possibile, facendo un lavoro per gradi.

La sua è una delle stagioni più ricercate nel panorama pugliese del TPP, si sono visti a Lucera solo spettacoli “necessari” e mai di mero intrattenimento, è così?  

Non ho nulla contro l’intrattenimento, perché il teatro è intrattenimento, l’importante è che l’intrattenimento riesca a coniugare anche altre scale di valori. Abbiamo aperto con una commedia straordinaria scritta da uno dei più grandi drammaturghi italiani. Io credo che c’è stata ricerca in molti spettacoli, ma la ricerca di un senso di bellezza. Credo anche che il pubblico vada stimolato gradatamente.

Il pubblico lucerino è sufficientemente preparato per spettacoli così “arditi” e che si vedono così poco in Puglia?

Non do le pagelle, io apprezzo qualsiasi tipo di pubblico, credo che sia un lavoro che vada fatto in profondità: per quanto negli anni passati si siano susseguite stagioni a fase alterne, è mancata una continuità e quando manca una continuità si crea una sorta di progressivo distacco. C’è un lavoro di riavviamento e di ri-abitudine alla bellezza del teatro. La risposta è stata una bella risposta, siamo partiti benissimo, con 8 spettacoli. Bisogna lavorare e fare sempre di più e meglio.

Tags: Fabrizio GifuniLuceraPrimavera stagioneTeatro Garibaldi
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