Condannato a 14 anni e 4 mesi di reclusione Donato Alberto Riccio, 35enne foggiano in cella dall’agosto 2016 per l’omicidio del coetaneo Pompeo Piserchia a seguito di un banale litigio in uno stabile alla periferia di Foggia. Questa la decisione dei giudici del tribunale dauno a conclusione del processo di primo grado, svolto con il rito abbreviato. 20 anni di carcere era stata la richiesta del pm Giovanni Gallone nel gennaio scorso.
Piserchia fu accoltellato e ucciso la sera del 26 agosto di due anni fa a seguito di uno scontro per futili motivi riguardanti il parcheggio dell’auto (ma tra i due non correva buon sangue da tempo). Una rissa con tragico epilogo, sul pianerottolo della vittima, in una palazzina di via San Giovanni Bosco, zona via Lucera. Riccio, ritenuto vicino alla batteria dei Moretti-Pellegrino e con precedenti per estorsione, si difese così davanti al giudice: “Ho agito per legittima difesa. Mi ha aggredito con un pugno, in seguito ha estratto un coltello dal marsupio. Piserchia mi ha detto: ‘ti uccido’. Poi abbiamo avuto una colluttazione. Entrambi impugnavamo una lama. Non ricordo altro”.
La vittima morì durante il trasporto in ospedale, a causa delle sei coltellate, molto profonde, inferte da Riccio. Per quest’ultimo, invece, solo un taglio alla mano. Dopo lo scontro con Piserchia, l’omicida trovò rifugio a casa della madre dove la polizia lo raggiunse. “Ero sotto choc”, disse agli agenti.
La difesa puntava sulla legittima difesa e in subordine ad una pena ridotta al minimo con il riconoscimento di attenuanti generiche. Per l’accusa andava invece esclusa l’aggravante dei futili motivi in quanto l’omicidio avvenne nel corso di un litigio e fu quindi questa colluttazione la mossa psicologica che armò la mano dell’imputato, e non il litigio per il posto auto condominiale avvenuto 48 ore prime.
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