Nella giornata di ieri, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio, in ottemperanza ad una specifica ordinanza del questore della Provincia di Foggia, agenti della Polizia di Stato dell’Ufficio Volanti della Questura di Foggia, unitamente ad agenti della Polizia Municipale, hanno effettuato un controllo sulla Statale 673, zona Sprecacenere, rilevando la presenza di otto donne intente a svolgere attività di meretricio.
Al fine di procedere all’esatta identificazione, le otto sono state accompagnate negli Uffici della Questura. Una subito rilasciata, un’altra denunciata per non aver ottemperato al foglio di via obbligatorio emesso in data 29.10.2015 dal Questore di Foggia con scadenza 28.10.2018; le altre sei messe a disposizione dell’Ufficio Immigrazione, in quanto è emerso a loro carico un provvedimento che ha disposto l’allontanamento dal territorio dello Stato. A tutte le ragazze è stato elevato verbale di contestazione al Codice della strada per occupazione della sede stradale.
Altra attività di polizia è stata effettuata nel pomeriggio in zona Stazione da agenti della Polizia di Stato dell’Ufficio Volanti. Nella circostanza, quattordici cittadini di nazionalità straniera sono stati controllati nei pressi di due esercizi commerciali in Via Podgora. Gli stranieri sono stati accompagnati presso gli uffici della Questura, al fine di procedere all’esatta identificazione. Dieci di loro sono risultati in regola con il permesso di soggiorno, mentre altri quattro denunciati perché privi di documenti di identificazione.

Affermo che il Foglio di Via Obbligatorio può essere emanato solamente nei confronti delle
persone sospettate di essere pericolose per la pubblica sicurezza e non per quelle contro la pubblica moralità come le prostitute stradali e non, come deciso dalle Sentenze della Cassazione n. 302/2015, 5679/2015, 6872/2015,10593/2015, 11859/2015, 40883/2015, 11939/2016, 17569/2016 e 8811/2018.
P.S. I relativi soggetti possono essere sanzionati per evasione fiscale, anche per le tasse locali (art. 36 comma 34bis Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con la Sentenza n. 10578/2011).