Gravi indizi, ecco perchè i tre ispettori del lavoro in servizio all’Ispettorato del Lavoro di Foggia, coinvolti nell’inchiesta “Mercanti nel Tempio” della Guardia di Finanza, restano ai domiciliari. Rigettati i ricorsi difensivi dal Tribunale della Libertà di Bari per il 63enne foggiano, Vincenzo Sabatino, il 60enne di Carapelle, Antonio Schiavone e il 57enne di San Ferdinando di Puglia, Fabio Capacchione. Sabatino rispose alle domande del gip, gli altri due si avvalsero della facoltà di non rispondere. Il TdL ha annullato alcune imputazioni di abuso in atti d’ufficio ma ha confermato lo stesso i domiciliari ai tre uomini per gravi indizi.
Sabatino risponde di un episodio di corruzione, vino e mozzarelle per “ammorbidire” i controlli nel cantiere di un imprenditore, ma anche di omessa denuncia e truffa perchè avrebbe indebitamente percepito il rimborso dicendo di aver usato l’auto privata per eseguire ispezioni.
Accusa di corruzione anche per Schiavone che avrebbe omesso irregolarità in un cantiere in cambio dell’aiuto a far entrare in Marina Militare il figlio. Infine, Capacchione, accusato di abuso, falso, omessa denuncia e truffa. I tre ispettori si proclamano innocenti.
Carabiniere, confermato obbligo dimora
Brutta notizia anche per il 54enne comandante del NIL dei carabinieri, Luigi Tannoia. Il gip del Tribunale di Foggia gli ha confermato l’obbligo di dimora. Rigettata, infatti, l’istanza della difesa.
Il militare non c’entra con le ispezioni “ammorbidite”, ma si sarebbe attivato illecitamente per scoprire l’oggetto delle indagini della Guardia di Finanza e dare dritte all’Ispettorato per evitare sorprese. Come per i tre ispettori, anche Tannoia si proclama innocente e respinge ogni accusa.
