“Lorenzo Milani. Chiedi se mi riconoscono”, è il libro scritto da Stefania Marrone per lo spettacolo teatrale prodotto da Bottega degli Apocrifi, che vede un cast tutto pugliese, a conferma dell’alto livello di professionalità che il territorio può vantare. Nei panni di Milani il poliedrico attore Salvatore Marci, che sembra aver trovato la sua personale intesa con questo prete toscano tanto scomodo. Accanto a lui – nei panni di Alice Weiss (la madre di Don Milani) – l’attrice Nunzia Antonino, che molti conoscono per le sue interpretazioni passionarie in Lenor e nella signorina Else, e che veste ora gli inediti panni di una madre sicuramente particolare. Con loro Raffaella Giancipoli – fondatrice del collettivo teatrale Kuziba, già autrice e interprete degli spettacoli “Rita” e “L’estranea di casa” – , Livio Berardi – giovane attore diplomato all’Accademia di Roma – e Filomena Ferri che viene dal vivaio che gli Apocrifi alimentano a Manfredonia. A guidarli in scena la regia visionaria di Cosimo Severo, direttore artistico e fondatore di Bottega degli Apocrifi, che – in virtù del lavoro quotidiano che gli Apocrifi fanno con i ragazzi del Territorio attraverso il teatro – ha colto i punti di contatto con l’esperienza di Barbiana, riuscendo a trasformare quel particolare racconto in una storia universale che passa dall’intima relazione madre-figlio, sottolineata anche delle musiche del M° Fabio Trimigno, autore dei brani originali composti per lo spettacolo.
La trama. E’ il 1967 e Lorenzo Milani – il ricchissimo prete dalla vocazione improvvisa e tardiva che dal giorno della sua ordinazione non ha dato un attimo di tregua alla Curia fiorentina – ha già scelto i poveri, ha già creato la Scuola Popolare di San Donato, ha già accusato la Chiesa di schierarsi dalla parte dei padroni, ha già pagato queste accuse con l’esilio a Barbiana, e ha già fatto di quella cima inospitale della montagna il centro del mondo. Nel 1967 l’aspro sentiero che dalla piana attraversa il bosco e sale fino alla canonica dove Lorenzo fa scuola ai bambini montanari per 12 ore al giorno 365 giorni all’anno, è stato battuto talmente tante volte da somigliare quasi a una strada percorribile.
Lo spettacolo parte dalla fine, quando Lorenzo è troppo malato per fare scuola a Barbiana e resta a Firenze a combattere una delle battaglie che più gli sta a cuore: far innamorare delle sue scelte l’agnostica, intellettuale e benestante Alice Weiss – sua madre – persuaderla che lui non avrebbe potuto fare altrimenti, convincerla (e forse convincersi?) che quello che è stato ha avuto un senso. Prossimi appuntamenti a: Taranto, al Teatro Tatà giovedì 1 febbraio, Ruvo di Puglia, al Teatro Comunale sabato 3 febbraio, e Bisceglie al Teatro Garibaldi domenica 4 febbraio.
