Confermati i domiciliari ai tre ispettori del lavoro dell’Ispettorato di Foggia arrestati nell’inchiesta “Mercanti nel Tempio”. Questa la decisione del gip Bencivenga nei confronti del 63enne foggiano, Vincenzo Sabatino, del 60enne di Carapelle, Antonio Schiavone e del 57enne di San Ferdinando di Puglia, Fabio Capacchione. Il giudice ha così bocciato le istanze dei legali difensori mentre ha revocato l’obbligo di dimora per il luogotenente dei carabinieri, Luigi Tannoia, comandante del NIL. Quest’ultimo è estraneo al filone sulle presunte corruzioni per “ammorbidire” le ispezioni nelle aziende in cambio di favori, ma era stato indagato per favoreggiamento. Il suo legale, l’avvocato Paolo D’Ambrosio, ha sostenuto che l’obbligo di dimora non ha più ragion d’essere, essendo stato Tannoia sospeso dall’Arma in seguito all’indagine giudiziaria: il gip ha convenuto che “la documentazione prodotta dalla difesa ha determinato la cessazione delle esigenze cautelari”. Secondo l’accusa il militare si attivò illecitamente per scoprire l’oggetto delle indagini della Guardia di Finanza e dare dritte all’Ispettorato per evitare sorprese. Tannoia si è sempre proclamato innocente.
Continuano a sussistere, invece, le esigenze cautelari per i protagonisti principali dell’inchiesta, ovvero i tre ispettori sui quali il TdL aveva annullato alcune imputazioni di abuso in atti d’ufficio a fine maggio scorso, confermando però i domiciliari “per gravi indizi”. Sabatino risponde di un episodio di corruzione: vino e mozzarelle per “ammorbidire” i controlli nel cantiere di un imprenditore, ma anche di omessa denuncia e truffa perchè avrebbe indebitamente percepito il rimborso dicendo di aver usato l’auto privata per eseguire ispezioni. Accusa di corruzione anche per Schiavone che avrebbe omesso irregolarità in un cantiere in cambio dell’aiuto a far entrare in Marina Militare il figlio. Capacchione, infine, è accusato di abuso, falso, omessa denuncia e truffa. I tre ispettori si proclamano innocenti.