Alla fine anche il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi ha dovuto ricorrere allo strumento delle dimissioni, non riuscendo più a governare la sua maggioranza. A poco sono serviti i suggerimenti e le linee tracciate dal documento della direzione Pd. In questi giorni c’erano state fibrillazioni anche con Salvatore Zingariello, che aveva annunciato di sfilarsi dall’amministrazione, cosa che poi ha fatto. Insieme all’autosospensione da capogruppo di Damiano D’Ambrosio e di Giovanni Ognissanti (fratello di Franco, l’ex consigliere regionale dem che guida la Gestione Tributi spa e che appartiene alla stessa corrente di Zingariello). Il consigliere Damiano D’Ambrosio, ha precisato che non é politica quando a “decidere é sempre e solo lui”. Fuoco nemico ormai per Riccardi.
E così è arrivata la decisione, annunciata in aula ieri.
“Al termine della seduta consiliare, rassegno le dimissioni da sindaco di Manfredonia – ha dichiarato il sindaco -. Dimissioni che consegno per consentire a tutti di esprimersi sulla possibilità di continuare questa esperienza. Ora, infatti, si apre una fase difficile e nuova a cui tutti dovremo contribuire, se vorremo fare passi avanti. All’esito della discussione, valuterò se vi è ancora un’ipotesi di governo nell’interesse collettivo oppure se la città dovrà essere consegnata ad un commissario. Nel frattempo, l’incarico di vice sindaco è affidato all’assessore Matteo Ognissanti“.
Dall’esterno i fatti di Manfredonia, la ex città partito – un centro senza buche, con la raccolta differenziata che funziona, con un lungomare da implementare nella sua offerta turistica, con la Sisecam che ha risolto anche la questione Manfredonia-Vetro, un polo museale su cui investire in termini culturali e turistici- appaiono quasi inspiegabili. Certo, le cartelle della società di riscossione sono lievitate, l’aggio è pazzesco, il mercato ittico arranca, manca il lavoro come in ogni area del Mezzogiorno d’Italia, ma non c’è nulla di così faticoso che faccia pensare ad una deflagrazione politica per una maggioranza che ha ancora 2 anni di governo dinanzi a sé e che dovrebbe solo governare.
Abbiamo chiesto al sindaco dimissionario quale sia il reale nodo, che induce pezzi della sua coalizione e del suo partito a voler chiudere l’esperienza anticipatamente e a far arrivare il commissario prefettizio.
Riccardi, perché c’è tanta agitazione a Manfredonia?
I problemi sono tanti e amministrare non è facile, quando non ci sono più i partiti e non ci sono più luoghi di sintesi. C’è una tenuta complessiva che non si regge, perché prevalgono interessi contrapposti. Ogni consigliere, senza i partiti, pensa di essere un partito personale e vien meno il quadro di insieme. Non basta far funzionare le attività e i servizi.
È il Pd che è scoppiato?
Il partito è scoppiato ormai ovunque e c’è chi punta e tenta di trovare altre strade, si ritiene che in questa fase politica serva andare oltre il Pd. Chi prende le distanze dal Pd oggi guadagna sempre qualcosa, si distingue. Dove governiamo noi, tutti stanno cercando di prendere le distanze e di collocarsi altrove.
Dove? Oggi solo la Lega assicura chance di successo
Non solo, pezzi di classe dirigente stanno ritenendo di percorrere altre strade.
Lei non ha più i numeri per governare?
No, ho i numeri, hanno votato in 14, ma che si sia dimesso il vicesindaco, con l’autosospensione del capogruppo e di un altro consigliere è un fatto che mi induce a prendere delle decisioni. Devo tenere dentro tutti. Quel che è certo è che non consumerò tutti i 20 giorni che la legge mi affida, rifletterò qualche giorno, mi consumerò i giorni strettamente necessari per capire se siamo dentro o fuori questa crisi.
Le dimissioni di Zingariello sono irrevocabili? Si può far a meno di lui?
Questo lo rimetto al dibattito del Pd, non sono io che dovrò decidere. Io non condivido nel merito le sue ragioni, perché sono generiche e non vanno al cuore dei problemi, ma ognuno si sceglie la propria strada. In un momento delicato per la città, tutto il resto è relativo.
Zingariello ambisce a succederle nel ruolo di sindaco, ma che senso ha oggi andare a casa prima? Non si rischia di consegnare la città ai 5 Stelle?
Manfredonia è una città molto volubile elettoralmente, potrebbe stravincere il centrodestra come anche i 5 Stelle, o addirittura potrebbe vincere di nuovo il Pd al ballottaggio. Certo è che io non posso ritenere la mia situazione irrilevante, se questa esperienza si conclude amaramente, deciderò di conseguenza.
In che senso?
Ho sempre dichiarato di non voler candidarmi in altri ruoli, mi sono dedicato troppo alla politica nella mia vita e poco ai miei affetti e alle mie inclinazioni. La mia esperienza è terminata e non è vero che punto a tornare in Consiglio regionale.
Lei è stato uno tra i pochi a lasciare Via Capruzzi per la poltrona di sindaco, non sono molti quelli che rinunciano al compenso regionale. Molti suoi colleghi si guardano bene dal farlo.
Non rimpiango nulla delle scelte che ho fatto, questa esperienza chiude la mia carriera politica, ma se finirà anticipatamente ho la libertà di poter scegliere di continuare la mia battaglia politica.
