Quattro congressi con quattro segretari eletti dalle Primarie e tre segretari reggenti di transizione in 10 anni di vita. Il Pd si appresta ad una nuova stagione congressuale tra l’autunno e il prossimo inverno, dopo quanto emerso sabato scorso nell’Assemblea, che ha eletto Maurizio Martina segretario per questa ennesima fase di traghettamento nella giornata dell’appello alla maglietta rossa di don Luigi Ciotti di Libera per fermare l’emorragia e le morti di migranti in mare.
Il Pd, uscito sconfitto e travolto dal 4 marzo, è ad un bivio e il congresso con le nuove Primarie sarà stavolta quanto mai fondativo: recuperare una tradizione di sinistra puntando ad un “populismo rosso” alla maniera di Melenchon o di Podemos o rinnovarsi ancora di più come partito di centro progressista con un fronte repubblicano ed europeista alla Macron?
Il civismo alla finestra
I civici alleati di Michele Emiliano non credono alla seconda ipotesi. Né sembrano intenzionati, al di là del ritorno nei dem del sindaco di San Severo Francesco Miglio, di tesserarsi al Pd. Rosario Cusmai, che è stato candidato del centrosinistra all’uninominale sanseverese alle ultime Politiche e in passato andò anche ad una Leopolda di Matteo Renzi, è scettico. “Sul tavolo non c’è niente che faccia pensare ad una Costituente repubblicana. Da quanto tempo si parla di un partito della Nazione? Non è mai nato. Ci sono tante forze civiche in Italia, ma al Pd non interessa una nuova Costituente per una forza moderata. Pizzarotti e tanti altri non hanno la forza da soli di creare un partito nazionale”, spiega alla nostra testata web.
Dai territori è tale lo smarrimento che nessuno ritiene di dover seguire una corrente e una mozione solo per amor di appartenenza a questo o quel gruppo dirigente. Il bivio è epocale ed esiziale.
Renzi ancora in contatto con i suoi, questo pomeriggio ha inviato una E-news in cui elenca nuovamente le ragioni della sconfitta: “il vento populista dall’estero, le divisioni fratricide assurde, il logoramento della leadership in polemiche interne costanti, il mancato rinnovamento del gruppo dirigente soprattutto al sud, di cui io sono il principale responsabile: la rottamazione si è fermata a metà. E naturalmente gli errori della campagna elettorale: abbiamo pensato che un’algida sobrietà fosse sufficiente a prendere i voti di chi invece vuole un sogno per cui lottare”, ha scritto.
#Maglietterosse
Su Instagram, dove tanti hanno postato le loro magliette rosse, l’ex consigliere regionale Dino Marino, ultimo segretario provinciale degli allora Ds, con maglietta arancione, è stato molto critico e lucido. “Promossa e propagandata, poi mi sono fermato, questa storia della maglietta rossa è esattamente ciò che ha portato voti altrove. Nel senso che la sinistra del simbolismo non ci porterà mai a diventare opposizione credibile e vera a questi populismi. Serve una idea diversa di Paese, se il Pd riesce a tornare ad essere il propulsore di questa idea e ritrova un gruppo dirigente coeso ce la può fare”.

Con l’Immediato Marino, che ha votato la serie Veltroni-Bersani-Bersani-Renzi agli ultimi congressi, ha approfondito la sua lettura dell’esistente. “Il congresso sarà utile se si metteranno da parte le divisioni rancorose, serve una leadership che interpreti questo tempo offrendo una alternativa vera ai populisti. La sinistra europea deve fare i conti con una serie di dati: noi europei siamo il 6% del Pianeta con il 27% del reddito disponibile del Pianeta e il 55% del welfare. Il lavoro è cambiato e tanti nuovi paesi di affacciano ad un benessere e ad una ricchezza che non può essere in poche mani. Abbiamo visto che le vecchie risposte di LeU hanno avuto scarsi risultati. Contro i professionisti della paura serve il racconto di una società aperta, che sappia regolarizzare la globalizzazione”.
La nostalgia per la terza via
Marino ritorna agli anni ruggenti e positivi di Bill Clinton e a quella “terza via”, che fu l’inizio dello scivolamento, già criticato dai movimenti No Global a Seattle e al G8 di Genova.
“Non puoi chiuderti, quali sono i temi del populismo di Salvini? Immigrazione e legittima difesa, quando i dati ci dicono invece che i reati diminuiscono progressivamente ogni anno. Stanno giocando con l’incertezza che questo nostro mondo ha esasperato, certo ci sono le aggressioni, ho letto del figlio di Vecchiarino aggredito, ma non ci sono motivi veri per seminare paura. Prima c’erano le sezioni del Pci e la chiesa era presente, oggi cosa hai? Le chiese hanno un ruolo marginale anche nelle periferie, a Foggia fatta eccezione per Parcocittà c’è pochissimo. Manca la funzione pedagogica del partito, il problema vero è che noi stiamo implodendo del tutto, stiamo rischiando seriamente l’implosione. Condivido una cosa del ragionamento di Renzi: la prima regola non è il centralismo democratico, ma quanto meno che esternamente il partito non appaia diviso, in un eterno congresso, come siamo apparsi. Vale per tutti, anche a livello provinciale, ovviamente. Se in Puglia Emiliano continua a gettare acqua ai Cinque Stelle sarà davvero difficile”.
Chi potrebbe interpretare meglio questo tempo, Nicola Zingaretti o Graziano Delrio? “Zingaretti non mi convince perché guarda al passato, noi dobbiamo proiettarci invece al futuro, la nostra sconfitta non sta nella scelta degli scissionisti, che abbiamo visto quanto valgono, sono altre le ragioni della nostra sconfitta, dobbiamo riconquistare quegli elettori delusi, che sono migrati verso il M5S o verso la Lega, perché anche i nostri hanno votato la Lega”. Sono almeno tre i temi, secondo Marino, che il Pd dovrebbe tratteggiare con una sua proposta politica chiara: sicurezza, made in Italy e immigrazione.
“La sinistra non può piegarsi alla sola risposta delle forze dell’ordine per la sicurezza, c’è un ruolo che deve giocare lo Stato, ma c’è un ruolo che deve essere invece delle amministrazioni locali, con la proposizione di servizi sociali all’altezza della sfida. Anche sull’immigrazione, io non credo che la risposta di Regione e Prefetture sia adeguata: avremmo dovuto coinvolgere di più gli agricoltori con la creazione di un marchio Puglia contro il caporalato, i tentativi di Vendola e Minervini andavano rafforzati”.
Contro Salvini e l’Internazionale dei sovranismi
I moduli abitativi per migranti immaginati dalla Prefetta Iolanda Rolli non rischiano di creare vere autostrade di consenso per Matteo Salvini nel prossimo futuro? “Temo di sì – ribatte Marino – oggi un agricoltore della piana di Rignano vende i suoi broccoletti a 45 centesimi al chilo, che diventano 90 al grossista e 2,5 euro nella grande distribuzione organizzata. Il marchio Puglia ci permetterebbe di eliminare un anello di questa filiera e di pagare il giusto prezzo all’agricoltore, che dovrebbe ricambiare questo sforzo assumendo personale in regola, dando dignità al lavoro, in modo che il sudore bracciantile bianco e nero sia affrancato dai caporali. Se la Regione invece di spendere tanti soldi per i moduli avesse scelto di riqualificare i casolari e di investire per delle misure sui contributi alle imprese credo che avremmo avuto più risultati, non è smantellando il Gran Ghetto e costruendone un altro solo un po’ più efficiente che si risolve il problema”.
Tuttavia a suo avviso il populismo di sinistra non è la strada. “Sono per la costruzione di un fronte repubblicano che recuperi i valori europeisti, cristiani. Sarà questo il confronto: Europa e anti Europa. Anche gli elettori di Forza Italia quale approdo hanno? C’è uno spazio moderato che oggi non è rappresentato, che il Pd non rappresenta più ed è stato completamente abbandonato. Viviamo un periodo di mutamenti, chi avrebbe mai immaginato i risultati del 4 marzo? I nostri guai sono cominciati col 4 dicembre, ma ora è tempo di guardare avanti”.

Le bugie e gli inganni , possono prendere forma nel presente , ma non hanno mai futuro , tutto alla fine si scopre : è incredibile, con le bugie si può andare in giro in tutto il mondo ,ma non si può più tornare indietro , perché nel contempo la fiducia muore ! Mi associo al pensiero di R.Benigni in occasione del premio Satira Politica : Lo dedico a chi non c’è più : “il Pd “.