Percosse, minacce coi kalashnikov e richieste estorsive. C’è la firma di Rocco Moretti, detto “il porco”, nell’ultima operazione di DDA e carabinieri di Foggia che hanno arrestato il boss per le vessazioni a scapito di un imprenditore del settore agricolo. Il Mammasantissima della “Società foggiana” è finito agli arresti dopo un periodo di sorveglianza speciale.
A denunciare il 67enne capomafia e il suo complice, Domenico Valentini (classe ’72), la stessa vittima che in più occasioni sarebbe stata avvicinata da soggetti appartenenti al clan Moretti-Pellegrino-Lanza, dapprima solo con minacce verbali, ma successivamente anche con percosse e con la minaccia di armi comuni e da guerra. Intimidazioni per costringere l’imprenditore a versare la somma di 200.000 euro nelle casse del clan per poter continuare a svolgere la sua attività senza problemi. Analoghe minacce erano state rivolte anche ad alcuni dei familiari e dei dipendenti della vittima. Indagini sono ancora in corso per identificare gli altri soggetti – contigui all’organizzazione criminale – che avrebbero fatto pressioni sull’imprenditore.
Secondo i pm della DDA, “i Moretti-Pellegrino-Lanza rappresentano un clan molto efficiente nella sua organizzazione, impermeabile e determinato nell’utilizzo del metodo mafioso”. Per i giudici, “non c’è dubbio che il clan dei Moretti abbia una struttura organizzativa operante nel tempo, una fama criminale nata utilizzando continuativamente la violenza anche nei confronti di cittadini inermi e operatori economici (proprio come avvenuto per l’ultima vittima, ndr) e, infine, eserciti la forza di intimidazione operando una violenza armata continua nei confronti degli avversari criminali”.
Nel clan Moretti-Pellegrino-Lanza è presente un nucleo di associati legati tra loro da vincoli di fedeltà e di reciproca assistenza. Vincolo che in genere è caratterizzato dalla distribuzione gerarchica dei ruoli – con rispetto assoluto del vincolo gerarchico -, dall’esistenza di strutture organizzative e logistiche e dall’esistenza di un ambito territoriale e di comuni fini perseguiti. Inoltre è considerata “un’organizzazione delinquenziale a base familiare, nella quale le parentele sono considerate non prive di valore indiziante”.
Storica la rivalità coi Sinesi-Francavilla riesplosa nel 2007, dopo l’accordo tra Roberto Sinesi detto “lo zio” e il clan Trisciuoglio che, di fatto, tenne fuori proprio i Moretti nel business legato al racket dei funerali.
Un’estromissione dagli affari illeciti mal digerita da Rocco Moretti. Ne scaturì un duro scontro durante il quale il boss Antonio Vincenzo Pellegrino, detto “capantica” (tra i capi del clan omonimo), sfuggì miracolosamente ad un agguato mortale. Era il 5 maggio 2007. A quell’episodio ne seguirono molti altri, fino a quando i boss siglarono una delle tante “pax criminali”. Ma sul finire del 2015 la guerra è ricominciata. Con morti e feriti. Stavolta tra i miracolati lo stesso “zio”, Roberto Sinesi. In questo momento però, sia quest’ultimo che il suo nemico Rocco Moretti, sono dietro le sbarre.
“L’obiettivo è sconfiggere la mafia in questa provincia, colpendo i boss e i loro picciotti“, le parole del ministro dell’Interno Marco Minniti, che lo scorso 9 ottobre, durante la sua visita a Foggia, aveva anticipato proprio l’arresto del “porco”. La guerra alla malavita locale è solo all’inizio.
