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Home » “Conventino fatiscente, ora c’è una vera casa”. Ecco dove saranno ospitati i poveri foggiani

“Conventino fatiscente, ora c’è una vera casa”. Ecco dove saranno ospitati i poveri foggiani

Di Antonella Soccio
17 Luglio 2018
in Immediato TV, Welfare
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“Sono sempre interpretato come colui che chiude, ma non è così. Alcuni ragazzi mi hanno anche scritto delle lettere nelle quali hanno detto: finalmente non stiamo in un luogo anonimo, ma in una casa”. L’Arcivescovo della Diocesi Foggia-Bovino Vincenzo Pelvi stamattina insieme alla direttrice della Caritas Giusy Di Girolamo e al responsabile comunicazione diocesano don Massimo Di Leo, ha illustrato i vari trasferimenti Caritas, che tanto in questi giorni hanno fatto discutere in città. “Abbiamo chiuso il Conventino, ma non i servizi, non è possibile ignorare i poveri che crescono sempre di più in numero. Dinanzi ai poveri non possiamo rimanere inerti. Non abbiamo chiuso, ma trasferito i servizi”, è stato il discorso del Vescovo in esordio.

Il Conventino, dove la Caritas pagava 600 euro di affitto al mese all’Asp e quindi alla Regione, mostrava gravi carenze igienico sanitarie, come ha illustrato Pelvi. “La Chiesa non può essere disattenta alle norme della Stato. La prima cosa da fare era chiamare degli esperti che ne capissero di disinfestazione, ma loro hanno sostenuto che i locali non si potevano recuperare con una semplice disinfestazione, davanti a queste competenze ci siamo chiesti quali fossero le strutture alternative”.

All’Arcivescovo è subita venuta in mente la Casa del Clero in Corso Vittorio Emanuele, che era stata destinata, con un progetto già quasi pronto, ad un Museo Diocesano per opere sacre e beni artistici. “Vengono prima le persone che le opere d’arte, ho parlato col comitato e ho comunicato loro la mia volontà”.

11 stanze per 22 ospiti inviati dalla Prefettura. 2 posti letto a stanza con bagno in camera, laddove al Conventino, una “struttura fatiscente”, come è stato definito, c’erano camerate da 6 posti e bagni comuni. Attualmente alla Casa del Clero vivono 10 giovani ragazzi stranieri.

Ibiezugibe Shedrak, 22 anni nigeriano, conferma a l’Immediato la migliore qualità della nuova sistemazione. “Sono in Italia da 1 anno e tre mesi, prima ho vissuto al Borgo, per 6 mesi invece sono stato al Conventino, da pochi giorni sto qui nella Casa. È molto meglio, davvero”, spiega in un buon italiano.

La razionalizzazione dei costi con la Casa del Clero, dove i ragazzi se vogliono possono anche cucinare e auto organizzarsi, si estende anche ai 120 pasti erogati al Conventino, che fino al 21 luglio saranno serviti alla parrocchia di Gesù e Maria. Nel clou dell’estate le cene saranno erogate invece alla parrocchia del Santissimo Salvatore per proseguire in quella struttura fino a quando non sarà chiusa dal Vescovo e dalla direttrice la trattativa con l’Arca Capitanata e il suo presidente Donato Pascarella per un ampio locale dell’ex Iacp adibito solo ai pasti in Via Guido D’Orso nei pressi dello Stadio. Pelvi ha trovato in Pascarella, “una persona umanamente molto positiva che vuol andar oltre l’emergenza abitativa”, un valido interlocutore.

“Si è cercato di evitare che questo luogo in pieno centro diventasse un flusso continuo di persone in cerca di un pasto, ridistribuiremo sul territorio il servizio del Conventino, che già nel nome mostrava qualche inefficienza”, ha scherzato il padre.

I cambiamenti

Invece dei cuochi e delle derrate acquistate dall’Ufficio Caritas, il nuovo corso prevede che i pasti confezionati già in vassoio siano acquistati da un catering ad hoc, che ha nel suo organico anche un cuoco africano. Lo stesso vale per la lavanderia, il cui lavoro sarà esternalizzato ad un operatore industriale. “Nei nostri servizi dobbiamo cercare di avere delle figure professionali, non dobbiamo stornare dal Fondo Carità risorse per creare assistenza, l’accoglienza deve diventare integrazione. Le cose bisogna cambiarle, c’è stato il coraggio di rinunciare ad un Museo di Beni artistici, perché questa è una città troppo povera. Sin dal mattino ci sono carovane di persone che chiedono aiuto, ci sono famiglie che mettono al mondo i figli per avere l’assegno, ci vorrebbe un tavolo istituzionale sulla povertà, ma locale”, ha aggiunto il Vescovo, ricordando le tante realtà associative presenti, a cominciare dai Fratelli della Stazione. “C’è una nuova emergenza che riguarda i malati psichici, sono 6mila in questa provincia e hanno bisogno di essere avvicinati”.

È stato trasferito anche l’Istituto di Scienze Religiose, che dai locali accanto al Palazzo Vescovile, non a norma, senza una rampa per disabili e senza una uscita di sicurezza valida, sono stati traslati al Maria Regina in Viale Colombo.

“Qualcuno ha detto che ho dismesso l’Istituto, mentre invece le lezioni proseguono, l’idea è quella di renderlo metropolita, collaborando con le altre diocesi per qualificarlo. Dove c’era l’Istituto vogliamo offrire una biblioteca, abbiamo una biblioteca diocesana meravigliosa, il mio auspicio è di aprire anche l’archivio del capitolo della Cattedrale, ci sono pergamene del 1100 e transunti di grande interesse dai quali si può ricostruire la storia della città”.

Riguardo al Museo Diocesano, quello del Duomo andrà alla rettoria dell’Addolorata, il resto è ancora da decidere. Potrebbe essere immaginato in una delle rettorie del centro storico? “Le rettorie sono inquadrate insieme alle Confraternite, meglio non aprire questo capitolo e rivolgersi direttamente ai Santi”, è stata la risposta ironica dell’Arcivescovo a l’Immediato.

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Tags: casa del cleroConventinoFoggiaPovertàvescovo Pelvi
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